Wu Ming, Twitter e le nuove proscrizioni

Dal momento che, come scrivono, «se la parola fugge in avanti prima che si formi il pensiero … fatalmente si tira fuori il peggio» i Wu Ming farebbero bene a riflettere sul peggio che viene fuori anche dalla loro penna e dalle bombolette spray di chi partecipa ai cortei anti-Tav. Questo giornale ha già scritto cosa pensa degli arresti e anche cosa pensa del silenzio della sinistra di fronte agli arresti. Ma fare i nomi e i cognomi di un giornalista che come tutti i giornalisti può anche sbagliare, personalizzando un conflitto che non ha niente di personale ed esponendo una persona a una visibilità accecante, non ci sembra davvero un passo in avanti (su Indymedia Lombardia una discussione ha questo titolo: Il giornalista di cui è meglio non fare il nome «è ancora vivo»).
Come non ci sembra affatto astuto concludere che la moltiplicazione degli utenti di Twitter comprometta la possibilità di usarne le potenzialità. Naturalmente i Wu Ming sono liberissimi di non usarlo affatto, Twitter, visto che sono «molto  scoglionati» dal fatto che non riescono a controllarlo. Ma si da il caso che la forza di Twitter è data proprio dal fatto che nessuno riesce a controllarlo. Né i Wu Ming. Né i Mubarak sparsi per il mondo nella catena di comando.

http://www.glialtrionline.it/home/2012/01/30/wu-ming-twitter-e-le-nuove-proscrizioni

IL BAVAGLIO

Il Disegno di legge attualmente presentato in Parlamento — Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Secondo l’allarme lanciato oggi da Wikipedia, i pilastri del suo progetto in rete — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto “DDL intercettazioni”:

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.

L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011

Cromwell


«Signori, non è molto tempo che ci siamo ritrovati qui, in un’occasione che mi ha dato più conforto e soddisfazione di quelli che me ne dia l’odierna. Ciò che io vi debbo dire non richiede preamboli, perché il motivo di questa riunione è chiarissimo. Avrei desiderato di tutto cuore che questo motivo non sorgesse.
Nella vostra precedente riunione io vi ho fatto conoscere quale sia stata l’origine prima di questo governo che vi ha chiamato e per l’autorità del quale voi siete venuti. Vi ho detto poi fra l’altro che eravate un parlamento libero, e voi lo siete fino a quando riconoscerete l’autorità del governo che vi ha convocati. Ma questa parola di “parlamento libero”, implica una reciprocità o non significa nulla. Invero questa reciprocità era implicita ed esplicita e credo che i vostri atti e la vostra condotta dovevano conformarvisi. Continua a leggere “Cromwell”

Libertà

La libertà, l’avere tante opzioni davanti a sé, spesso diventa un impaccio, un problema in più. Già provato sulla mia pelle, lo riscontro anche fra i temi dell’ultimo libro di Jonathan Franzen. Ne parla Alessandro Piperno in un articolo-recensione apparso su Vanity Fair:

Jean Paul Sartre, il grande filosofo francese che ha consacrato la sua intera esistenza all’esaltazione della libertà, era il primo a riconoscere che essa, a ben vedere, è una bella seccatura. Essere liberi, non avere vincoli è ciò che più di tutto ci rende soli. Se c’è Dio o un partito politico o una morale condivisa, insomma se c’è qualcosa di autorevole che ti dice che cosa devi fare, be’ la vita diventa di sicuro più semplice. Allora sì che giudicare se stessi e il prossimo diventa un gioco da ragazzi. I problemi nascono quando scopri di avere di fronte a te un mucchio di opzioni possibili. E’ allora che scopri di avere realmente paura. E oltretutto la libertà non ti offre più alcun alibi. Se sei tu il solo a scegliere, è evidente che sei sempre tu il solo responsabile di ciò che ti capita.

Ritornare a casa 3

Se vogliamo che ai nostri scritti non manchi nulla, è indispensabile far ritorno a casa. Non è necessario tornare a vivere dai propri genitori e ricominciare a farsi mantenere da loro: bisogna però prendere atto delle nostre origini, e penetrarle a fondo. Bisogna onorarle e abbracciarle, o per lo meno giungere ad accettarle. […]
Le nostre origini influiscono sul nostro modo di scrivere. Influiscono anche sulla struttura stessa del linguaggio. Mi capita spesso di scrivere secondo il ritmo ripetitivo delle preghiere e dei canti ebraici. Anche se i miei genitori non erano praticanti, in occasione delle festività solenni mi portavano in sinagoga dove potevo assistere ai riti che vi si celebravano. Da bambini siamo particolarmente impressionabili. È allora che il ritmo del linguaggio ci entra dentro. Qualcuno ha affermato che a rendere grande un poeta non è tanto quel che dice, quanto la capacità di entrare in sintonia con certi ritmi del linguaggio. […] Continua a leggere “Ritornare a casa 3”