Bookblister: L'editoria è chi l'editoria fa

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Editori che chiudono strozzati dai debiti e lasciano dietro di sé una scia di fatture non pagate lunga quanto la Recherche (poi riaprono con un altro nome o, date le competenze, vanno a fare i consulenti). Autori che non trovano case editrici disposte a pubblicarli, a meno di non proporre progetti sicuri, magari sponsorizzati. Autori che credevano di aver trovato l’editore ma poi il libro non esce una, due, tre volte… si sa, il mercato editoriale è volubile. Agenti che non incassano le royalty e diventano agenzie di recupero crediti. Agenti che vedono contratti firmati “saltare” perché la parola non vale più e pure la firma ha i suoi problemi. Traduttori che se lavorano, non vengono pagati o non lavorano proprio, perché sostituiti da chi chiede meno (meglio se chiede nulla).

http://bookblister.com/2015/02/03/leditoria-e-chi-leditoria-la-fa

DISTRIBUZIONE LIBRARIA?

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Anni fa si parlava dell’esigenza indiscutibile di “provvedimenti legislativi” a sostegno di una distribuzione libraria che non penalizzi – inesorabilmente, com’è la realtà – i piccoli editori, in modo da consentire l’ingresso nei circuiti di mercato anche di prodotti a bassa tiratura e di confezione artigianale, che abbiano un valore oggettivo (e non siano spazzatura).

Il piccolo editore di qualità, insomma, non dove essere stritolato dall’apparato oligopolistico dei grandi gruppi, che decidono unilateralmente cosa deve leggere la gente e lo impongono con le note politiche coercitive di stampo capitalistico-degenerativo.
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BUONE (VECCHIE) REGOLE

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Da un vecchio (nemmeno tanto) decalogo sui giusti rapporti fra autori, editori, lettori:

Agli editori il lettore deve chiedere un maggior sforzo di “intelligenza imprenditoriale”, come:
– la capacità di mediare razionalmente i rapporti tra autori e lettori, senza prevaricare né sugli uni né sugli altri;
– il sapere tener conto delle domande e attese reali dei vari settori di pubblico;
– senza rinunciare all’impegno di prevederne gli sviluppi, ma fuori delle oscillazioni nevrotiche tra lo sfruttamento smanioso dei filoni di successo consolidato e il rinnovo frenetico dei cataloghi.

Quali erano i filoni di successo? Ah, sì: il fantasy, poi il noir, poi i maghetti, poi i vampiri, poi l’erotico sado-maso, poi la chick-lit (letteratura per pollastrelle), poi le inchieste-glamour ecc.

A seguire, si incoraggiano l’onestà intellettuale e la lealtà professionale, così rare nei carrozzoni letterari, per prevenire la frustrazione e il disorientamento:

Una questione vera e propria riguarda la richiesta che le attività di promozione libraria rispettino un codice di lealtà, evitando di far passare opere mediocri per capolavori assoluti o libri sofisticatissimi per testi di agevole lettura: tendenze destinate a produrre effetti di frustrazione e disorientamento che si traducono in una diffidenza complessiva verso il prodotto librario.

Altrimenti, si rischia il disfacimento, oltre che la diffidenza. Poi non ci si lamenti che non l’avevamo detto.