Ma nazione indiana era defunta

In merito a quanto scritto on line ne Il Giornale, qui parzialmente riportato nel post precedente («siti come Nazione Indiana ci hanno messo del loro per affossarsi da soli»), facciamo notare che il fallimento di Nazione Indiana era già avvenuto nel lontano 2005, per stessa ammissione di alcuni suoi animatori.

Qui la certificazione:

In effetti è oltre un mese che non commento e non posto più nulla. Dopo che mi si è accusato di eccesso di presenzialismo, era un mio piccolo modo di placare le acque e forse anche un po’ di protestare per gli eccessi barricaderi (o con me o contro di me) che avevo riscontrato in prossimità di un convegno che ho visto nascere a casa di Carla e che ho sempre reputato fosse importante da mettere in atto. Me ne sono andato prima io di te, Antonio, mi viene da dire, ma non è questo il punto.
[…]
Solo un’ultima cosa: per me Antonio Moresco “è” Nazione Indiana. Mi chiedo: cos’è Nazione Indiana senza Antonio Moresco?

Gianni Biondillo, http://www.nazioneindiana.com/2005/05/27/i-commenti-al-commiato


O meglio, me ne vado io, e spero che non sarò il solo. Concordo con Biondillo: Nazione Indiana senza Antonio Moresco e Tiziano Scarpa non esiste più.

Raul Montanari, http://www.nazioneindiana.com/2005/05/27/allora-ce-ne-andiamo-prima-noi


Dunque, dalle dichiarazioni che si leggono in questi due post risulta che Nazione Indiana è morta da quasi sette anni. Ma pare che gli “indiani” non se ne siano ancora accorti.
Soprattutto Gianni Biondillo, il cui «eccesso di presenzialismo» è rimasto tale e quale.

Comunque sia, al culmine della tragedia — nei momenti estremi del commiato — ci fu chi seppe indicare senza esitazioni il responsabile di quel fallimento.
L’accusa venne formalizzata negli ultimi commenti al secondo post:

  1. diavolini il 27 maggio 2005 alle 19:21

    in tutti i commenti che ho letto c’è una sola persona che sembra divertita dalla fine imminente di nazione indiana. angelini. complimenti, siete riusciti a farlo vincere.

  2. Fake di Angelini il 27 maggio 2005 alle 20:11

    Diavolini (Barbieri?), tesoro, BEN ALTRE sono le catastrofi (vd. alla voce “benaltrismo”, n.d.r). Morta una rivista se ne fa un’altra. Mozzi semplicemente si sposta in Vibrisse. Tiziano Scarpa si concentrerà finalmente sul grande romanzo che tutti attendono da lui (non ha ancora dato il meglio di sé), Moresco non si chiuderà certo in convento, in ogni caso ha già dato il meglio di sé (credo)… insomma non è la fine del mondo, ma magari solo bizze di percorso. Guardiamo con fiducia al futuro:-/

Lucio Angelini, cinico
affossatore di N.I.,
all’isola di Creta.

Il segreto dell’editoria perduta

Da Lucio Angelini si parla di un articolo apparso sul Gazzettino di Venezia, a firma Sergio Frigo:

Il seminario della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri, che si tiene da oggi (lunedì) a venerdì alla Fondazione Cini a Venezia, apre la sua 29. edizione sotto cattivi auspici: secondo un’analisi del Giornale della Libreria infatti nel 2011 si sono persi per strada 723mila lettori, il 62% dei quali sono cosiddetti “lettori forti”, cioè coloro che leggono più di un libro al mese: già non erano molti (il 15.1%), ora sono solo il 13.8. Purtroppo anche fra i lettori più accaniti, tra gli 11 e i 14 anni, la percentuale è scesa dal 65.4% al 62%.
I dati Istat resi noti nelle scorse settimane, riferiti in parte al 2011 e in parte al 2010, sono altrettanto negativi, e anche piuttosto sorprendenti per un settore che fino a questo momento era sostanzialmente riuscito a resistere alla crisi. Basti considerare che sono diminuiti sia i titoli pubblicati (da 58.829 a 57.558) che le tirature, ora assestate su 208 milioni di copie.
Questi dunque i numeri. Una situazione a cui i promotori (oltre alla Scuola le Messaggerie e le associazioni di librai ed editori) intendono reagire con determinazione: il tema del seminario è, non a caso, “L’innovazione del servizio in libreria”, mentre l’obiettivo è cercare di individuare gli strumenti e le strategie per cogliere e soddisfare i più profondi desideri dei clienti, capire quali sono le strade percorribili per creare nuove connessioni tra librerie, individui e territorio, formare il personale all’introduzione dei nuovi strumenti tecnologici, «passando per le proposte culturali e il web, fino alle necessarie riflessioni sul libro in era digitale.

continua a leggere:
http://lucioangelini.wordpress.com/2012/01/24/evviva-amanda-il-segreto-delleditoria-perduta/

Qualcuno ce la fa


Appunto: qualcuno ce la fa (ad arrivare a una seria pubblicazione), moltissimi altri no. Ma è così in tutti i campi dell’espressione. Conosco attori bravissimi che hanno dovuto lasciar perdere e cercarsi un lavoro di ripiego, mentre in televisione impazzano i soliti cani. C’è gente eccellente in ogni settore, solo pochi lavorano o hanno valide opportunità. Altro che regola aurea: tutti i bravi ce la fanno. Più facile che abbiano spazio le mezze calze con buone relazioni sociali. Comunque, se pensi che Bandini abbia ragione, amen. Ognuno è libero di immaginare quello che vuole, compreso che viviamo nel miglior mondo (letterario) possibile.

Lucio Angelini

http://vibrisse.wordpress.com/2012/01/11/dieci-conversazioni-realmente-avvenute-in-questa-o-quella-casa-editrice/#comment-14338