Tempo

Pier Augusto Breccia

Ora sembra che lo scorrere del tempo sia un’illusione. Dunque, tutto il rammarico provato e accumulato negli anni per “ciò che non ho fatto”, per “ciò che ho perso”, sarebbe insensato. Il tempo passa davvero? Davvero scorre? E il presente che cos’è? Il presente è qualcosa di oggettivo nel mondo, qualcosa che “scorre” e che “fa esistere” le cose una dopo l’altra? Oppure è solo soggettivo, come lo è il concetto di luogo? Secondo le ultime interpretazioni, l’idea di un “presente” dell’universo è solo un’illusione, il tempo non scorre al suo interno, ma passato, presente e futuro sono rappresentati in un unico blocco. In questo universo-blocco non è il tempo a scorrere, ma sono le forme di vita al suo interno ad arrampicarsi su per una linea che ne costituisce il tracciato. La cognizione del tempo, quindi, sarebbe una pura costruzione umana, cognitiva, concettuale e culturale.

 

La forza del dettaglio


La nostra vita è ordinaria e al tempo stesso mitica. Si vive e si muore, s’invecchia meravigliosamente o ci si riempie di rughe. Ci si sveglia la mattina, si compra del formaggio e si spera di avere nel borsellino abbastanza per pagarlo. E nello stesso momento il cuore, macchina perfetta, continua a battere attraverso tutti i dolori e tutti gli inverni che viviamo su questa terra. Noi siamo importanti, e le nostre vite sono importanti, anzi magnifiche, e vale la pena di registrarne i dettagli. Ecco come deve pensare chi scrive, ecco come bisogna mettersi a sedere con la penna fra le dita. Siamo qui; siamo esseri umani; ecco come abbiamo vissuto. Che tutti lo sappiano; il mondo è passato davanti  a noi. I nostri dettagli sono importanti. Altrimenti, se non lo fossero, potremmo lasciar cadere una bomba, e non cambierebbe assolutamente nulla.
A Gerusalemme c’è un complesso edificato in memoria dell’Olocausto, chiamato Yad Vashem. Vi si trova una biblioteca che conserva i nomi dei sei milioni di martiri. E in quella biblioteca non ci sono soltanto i nomi, ma anche tutti i dati che è stato possibile reperire su di  loro: dove sono vissuti, dove sono nati, tutto. Quella gente è esistita, e questo è ciò che importa. Yad Vashem, in effetti, significa “monumento al nome”. A essere state massacrate non sono masse senza un nome: ciascuno di loro era un essere umano. Continua a leggere “La forza del dettaglio”