La Bovary a puntate

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Quando Gustave Flaubert, più di centocinquant’anni fa, iniziò a pubblicare a puntate il suo capolavoro Madame Bovary, l’uscita venne annunciata per il 1° settembre 1856 sulla rinomata “Revue de Paris“.

Ma le cose partirono subito col piede sbagliato: nell’articolo che ne parlava, il nome dell’autore fu addirittura storpiato in Faubet — nome, fra l’altro, di un noto droghiere di Parigi. Già questo fu un brutto presagio. Infatti, i condirettori della rivista, Du Camp e Laurent-Pichat, pretesero d’intervenire sul testo. Secondo loro, con opportuni tagli l’opera ne avrebbe guadagnato: era troppo ingarbugliata, e avrebbe corso il rischio di non interessare i lettori. Gli assicurarono che se ne sarebbe occupato un esperto — un editor ante litteram — al modico prezzo di cento franchi. Soldi che l’autore non avrebbe nemmeno dovuto sborsare, perché sarebbero stati detratti dai suoi diritti.

Facile immaginare la reazione del Sommo. Non sappiamo se abbia gridato “Merde!“, ma la cosa non dovette garbargli affatto, tanto che l’esordio della Bovary slittò a ottobre.

flaubertE Du Camp, che era amico di Flaubert, acconsentì a pubblicare la prima puntata del romanzo senza alterarla. Ma la rigida censura del Secondo Impero si attivò immediatamente: Du Camp venne informato che, se Madame Bovary fosse continuata a uscire senza tagli, la rivista sarebbe stata denunciata. Non che il romanzo fosse particolarmente spinto, ma era il suo crudo realismo a disturbare, soprattutto nei passaggi “piccanti”.

Così, quando il 1° dicembre uscì la nuova puntata, Flaubert s’accorse che molte pagine erano state mutilate senza il suo consenso. E il suo orgoglio di artista si scatenò:

«Se il mio romanzo esaspera i borghesi, me ne infischio. Se vi processano, me ne infischio. Se chiudono la “Revue de Paris”, me ne infischio. Non dovevate prendere la Bovary. L’avete presa e tanto peggio per voi. La pubblicherete così com’è».

Intanto, molti lettori non accettavano un libro che, secondo loro, calunniava la Francia e le donne. Così, non potendo evitare i tagli, si concordò che l’autore scrivesse una nota di chiarimento, da pubblicare nella puntata seguente, in cui egli si dissociava dall’opera mutilata dai direttori della rivista:

«Dichiaro di non assumermi la responsabilità delle righe che seguono. Il lettore è pregato di vedervi solo dei semplici frammenti e non un insieme».

Poi, in una lettera inviata il 7 dicembre 1856 a Léon Laurent-Pichat, uno dei direttori della “Revue de Paris”, Flaubert scrive:

«Trovo che ho già fatto molto e la “Revue” trova che devo fare ancora di più. Ora io non farò niente, non una correzione, un taglio, una virgola di meno, niente, niente!… Ma se la “Revue de Paris trova che la comprometto, se ha paura, c’è una cosa semplicissima, basta solo smettere con Madame Bovary. Io me ne infischio nel modo più assoluto.  […]
Voi vi ostinate su dei dettagli, bisogna guardare all’essenziale. L’elemento brutale è al fondo e non alla superficie. Non si fanno diventare bianchi i negri e non si cambia il sangue di un libro. Si può solo impoverirlo. Tutto qui».

Parole sante. Ma di lì a poco, ineluttabilmente, la censura avrebbe passato al setaccio la Bovary e l’autore sarebbe stato rinviato a giudizio “per attentato ai costumi e alla religione”. Il resto è storia, e i verbali del processo tutti da leggere.

 

LEZIONI

Nabokov

Quando si legge, bisogna cogliere e accarezzare i particolari. Non c’è niente di male nel chiarore lunare della generalizzazione, se viene dopo che si sono amorevolmente colte le solari inezie del libro. Se si parte invece da una generalizzazione preconfezionata, si comincia dalla parte sbagliata e ci si allontana dal libro prima ancora di aver cominciato a capirlo. Non c’è niente di più noioso e di più ingiusto verso l’autore che mettersi a leggere, per esempio, Madame Bovary, con l’idea preconcetta che sia una denuncia della borghesia. Non dimentichiamo che l’opera d’arte è sempre la creazione di un mondo nuovo; per prima cosa, dovremmo quindi studiare questo mondo nuovo il più meticolosamente possibile, come se fosse qualcosa che avviciniamo per la prima volta e che non ha alcun rapporto immediato con i mondi che già conosciamo. Una volta studiato attentamente questo mondo nuovo, allora soltanto possiamo analizzarne i legami con altri mondi, con altri settori della conoscenza. Continua a leggere “LEZIONI”