You Crime Spam?

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Prima di dirvi perché il co-publishing mi pare una furbata, voglio farvi riflettere su questa sibillina esternazione di Marcello Vena, responsabile del business digitale trade di Rcs Libri. E lo so che il sior Vena non m’inviterà mai a pigliare uno spritz, lo so.

Che dice, dunque, il Resp. Bus. Trade (niente da spartire col Gran Lup. Man. di fantozziana memoria, sia ben chiaro) di chi – come me, forse come altri ma in giro ancora non ne vedo – non coglie la genialità del progetto? «La critica distruttiva di parte o quella semplicemente non qualificata, è il rumore di fondo dell’essere in rete». Ma poi aggiunge che «Il feedback dei lettori ci servirà per ottenere informazioni e suggerimenti per fare meglio e di più». Quindi, i lettori – soprattutto se comprano gli ebook di You Crime – sono qualificati e possono dare un feedback – comprando i libri –, resta allora da capire chi siano gli scomodi personaggi della «critica distruttiva di parte» e quegli altri, i più sfigati, i semplicemente non qualificati.

Per come la intendo io – ma io che ne so? ma figuriamoci! –, i personaggi portati alla distruzione dell’altrui genialità potrebbero arrivare dalla concorrenza, o essere scrittori emergenti non inclusi nel progetto You Crime – di cui vi parlerò tra un momento. E i semplicemente non qualificati? Forse i lettori non compranti, o magari i blogger poco allineati.

Tra i qualificati, allora, troveranno spazio i giornalisti, gli scrittori, i personaggi che campano a pane e editoria… ma solo quelli non di parte. E quindi, fatemi capire, se non sono di parte, sono forse di quella parte? E se sono di quella parte, allora non possono che dire un gran bene di You Crime.

http://gaialodovica.wordpress.com/2013/07/22/you-crime-ho-fatto-di-tutto-per-non-parlarvene-e-invece

 

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co-publishing?

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Insistiamo. Un editore storico come Rizzoli che premia l’aspirante autore più bravo non a livello letterario, ma nella comunicazione digitale. Non teme le critiche che arriveranno?
“La comunicazione vera parte dal contenuto, ossia dal testo. Il contest misura l’abilità relativa dei partecipanti, all’interno del gruppo di riferimento, a farsi leggere e a ottenere consenso. Tutti possono scrivere qualcosa. La vera sfida sta nel riuscire a farsi leggere: questo vale a tutti i livelli. In YOU CRIME, peraltro, le leve del marketing come il pricing e l’advertising sono escluse dalla competizione. Ovvero sono uguali per tutti. Stesso prezzo per tutti gli e-book e l’advertising generale dell’iniziativa è gestito da noi. Abbiamo anche fornito ai dodici partecipanti un ‘marketing kit digitale‘ contenente una creatività generale su YOU CRIME e un’altra personalizzata, dedicata al singolo autore, da usare sui vari social media. Anche su questo tutti gli autori in gara sono alla pari. Poi, ovviamente, a partire da questi strumenti di comunicazione di base che gli abbiamo fornito, tutti e dodici sono liberi di sbizzarrirsi come vogliono, anzi noi li incoraggiamo a farlo. Questa premessa per dire che bisogna parlare di comunicazione digitale a partire dal contenuto. Il contest misura questo. Per fare un paragone automobilistico, è come dire che la macchina, il circuito, lo staff tecnico, l’organizzazione e gli sponsor li mettiamo noi, mentre i piloti/partecipanti cercano di guidare al meglio e di superarsi a vicenda”.

Una sperimentazione rischiosa…
“Da leader italiani dell’innovazione digitale, continuiamo a solcare nuovi mari in cerca di nuove terre, per intuire in anticipo le opportunità del futuro e per capire meglio come noi possiamo contribuire alla creazione del futuro stesso. Se vale la pena di sperimentare un’idea, conviene farlo prima che lo faccia qualcun altro. L’esperienza che si acquista è, oggi, un asset competitivo importante in un’industria, in fase di evidente trasformazione, che è lungi dall’avere raggiunto il plateau digitale“.

E le critiche della rete?
“Ben vengano quelle costruttive, anche se siamo consci che, data l’assoluta novità del format YOU CRIME per i racconti, nessuno (noi stessi inclusi) può avere, al momento, alcuna evidenza e/o benchmark oggettivo per giudicare. Essere i primi a fare qualcosa comporta evidentemente alcuni rischi. La critica distruttiva di parte o quella semplicemente non qualificata, è il rumore di fondo dell’essere in rete. Non si può essere in rete senza il rumore di fondo”.

http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/oltre-il-self-publishing-rizzoli-punta-sul-co-publishing-e-lancia-il-contest-digitale

 

Tracollo

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Molte aziende italiane, soprattutto quelle di piccole dimensioni, sono da anni in passivo, vittime di una recessione che non si è interrotta neanche nel secondo trimestre dell’anno, quando in altri paesi d’Europa c’è stata una ripresa. E non sembra che ci siano miglioramenti in vista. Al contrario, dopo aver perso anni preziosi intorno a un solo uomo, ai suoi interessi economici, ai suoi giochi di potere politici e alle sue orge notturne, il paese non trova pace, anche perché questa persona continua a tenere in pugno l’Italia e la sua economia.
Silvio Berlusconi, più volte presidente del consiglio, condannato per frode fiscale, ha ottenuto, in cambio del sostegno al governo Letta, l’abolizione dell’imposta sulla prima casa. Inoltre, se in seguito alla sua condanna per evasione iscale, Berlusconi fosse escluso dal parlamento, il paese rischierebbe il tracollo. Politici di maggioranza, economisti e perino operatori di borsa affermano che se Berlusconi farà crollare la coalizione di governo le conseguenze saranno “drammatiche” sia per la società sia per l’economia italiana. E anche per i mercati finanziari internazionali.

Thomas Fromm, Süddeutsche Zeitung, Germania

 

La fabbrica di “like” e “follower”

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Bangladesh, la fabbrica di “like” e “follower”.
Ecco i forzati del successo online

Una troupe della britannica Channel 4 scopre a Dakha i laboratori in cui, h24, si producono consensi su Facebook e Twitter a pagamento. Un business che impiega circa 20mila persone per 12 dollari al mese. Il manager: “E’ tutto legale, se poi è immorale è un problema di chi ce lo commissiona”.

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leggi tutto: http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/08/03/news/farm_like

 

E adesso chiudete il premio Strega

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Nel paese in cui nessuno legge ma tutti hanno scritto un romanzo, nell’Italia che ha perso la sua grande letteratura e che non esporta più un libro, i premi letterari sono settemila. Settemila imbrogli nelle mani degli editori che ogni anno si mettono d’accordo, battagliano, litigano, si strappano i capelli, e poi si spartiscono il premio che ovviamente è per definizione “prestigioso”; oggi tocca alla Rizzoli, domani alla Bompiani, magari l’anno prossimo lo facciamo vincere alla Mondadori. Strega, Campiello, Viareggio, Bagutta, Bancarella, Pozzale, Frignano, Grinzane Cavour, Mondello, e poi centinaia di Polifemi d’oro, limoni d’argento, cassate di bronzo, non c’è comune e regione, organizzazione e associazione strapaesana, privata e pubblica d’Italia, che non abbia istituito un premio, che non intenda ricompensare e promuovere la nostra cultura nazionale, ormai spacciata soltanto nei confini sempre più angusti del familismo provinciale. Gli stranieri i nostri libri non li comprano, non li leggono, non ne parlano, e un motivo ci sarà, basta chiedere all’Istat per scoprire che dei nostri scrittori super premiati, in Francia e in Germania, in Inghilterra e in America, non sanno che farsene; dell’intera produzione letteraria esportiamo appena il 3 per cento. Ma tra di noi ci premiamo molto.

Leggi tutto: http://www.linkiesta.it/premi-letterari-moratoria

 

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«Vorrei che i lettori apprezzassero i miei libri, ma per venderli ho dovuto creare un personaggio, perché non siamo in una nazione che si informa e che va a vedere i valori e se un libro è buono o no». Già, siamo una nazione fatta in questa brutta maniera, ma se crei il personaggio giusto… E allora perché non crearlo? Tanto è per una buona causa: vendere libri.

In entrambi i siti è prevista l’anteprima del nuovo libro di Mauro Corona. Ops!, si sarà mica fatto vivo proprio per promuoverlo? Insomma, sia come sia, Corona si lamenta di non essere capito, stimato, di essersi dovuto inventare un personaggio per intascare due soldini, far laureare i figli, comprare case… Vuoi vedere che fare il personaggio rende bene?

E lo ritrovo anche su Il Giornale, dove dice cose così: «Se fai un passaggio da Fazio magari vendi 300mila copie. Ma Fazio prende chi vuole lui, se gli stai sulle palle non ti chiama, questo non è servizio pubblico. È un feudo personale… non si vanti di promuovere la cultura…». Quindi sì, non tutti sanno apprezzare il genio, ma il genio sa apprezzare una comparsata televisiva.

«Solo a parole la Rai è televisione pubblica… Non ci sarà solo Gramellini che nel pianeta scrive libri, e poi ha scritto un libro piagnucoloso, a quanti nel pianeta è morta la madre?», a tanti, certamente, ma resta il problema di quella televisione pubblica: chi deve andarci e chi no? Ma, soprattutto, perché Corona no? Non importa gli altri, gli altri si arrangino, ma perché Corona no? Eppure si è impegnato a fare il personaggio!

Eccolo allora che, per fare dispetto a Fazio, Gramellini e a tutti i cattivi dell’editoria, minaccia d’andarsene sbattendo la porta: «Fra 8 mesi… sparisco. Non mi suicido perché darei un cattivo esempio. Ma è un sistema in cui non puoi dire quello che pensi altrimenti ti fanno fuori. Non posso fare dei nomi, tutti gli editori sono delle associazioni a delinquere…». Lo dice il sior Corona − anche lui non perdona, sarà un vizio dovuto al cognome − dopo aver pubblicato una ventina di libri. Non gli vogliono bene, non lo trattano coi guanti, non lo invitano da Fazio.

leggi tutto:
http://gaialodovica.wordpress.com/2013/05/28/il-mondo-e-cattivo-e-leditoria-fa-schifo-lo-dice-mauro-corona-frignando-perche-fazio-non-se-lo-fila-pari

 

Gigantismo (in margine al Salone)

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Che i grossi editori abbiano ormai adottato il gigantismo delle tirature e la richiesta di aumentare sempre più la liquidità, cioè il saldo, non è un mistero. Si dichiarano vendite stratosferiche, ovviamente false, per cercare di drogare una domanda che è sempre più debole. Bisogna fare soldi, e bisogna che lo sviluppo sia convertibile all’istante in tassi di guadagno. Ovviamente, si ignora ogni investimento a lungo termine: gli editori non ci pensano neanche a organizzare politiche di acculturazione, per curare gli autori tentare di accrescere il popolo dei lettori, e si accontentano invece di fiere e di festival che corrono a occupare con libri dalla tiratura spaventosa, quasi insensata. Bravi loro.

 

Ventottomila?

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I dati delle Quirinarie.
Oggi sul sito di Beppe Grillo sono stati pubblicati anche i dati delle Quirinarie, numeri che non erano stati pubblicati in un primo momento e che avevano fatto scattare una polemica interna nel M5S sulla questione della trasparenza. Ora il M5S fa sapere che lo scorso 15 aprile, 48.292 persone sono state chiamate a partecipare all’elezione del candidato Presidente della Repubblica del M5S.
I voti espressi sono stati 28.518, così ripartiti: Milena Gabanelli: 5.796; Gino Strada: 4.938; Stefano Rodotà: 4.677; Gustavo Zagrebelsky: 4.335; Ferdinando Imposimato: 2.476; Emma Bonino: 2.200; Gian Carlo Caselli: 1.761 Romano Prodi: 1.394; Dario Fo: 941

http://www.repubblica.it/politica/2013/04/23/news/grillo_in_autunno_italia_in_bancarotta

 

Grillo JP Morgan

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Dopo la rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza delle Repubblica, vediamo cosa pensa la banca d’affari statunitense J.P. Morgan.
In una nota di ricerca, ha fatto la raccomandazione di acquistare titoli di Stato della periferia dell’Eurozona, quindi anche italiani, con la motivazione che la rielezione di Napolitano allontanerebbe il rischio immediato di elezioni anticipate. Perché è questo, a quanto pare, lo spauracchio principale per i mercati. J.P. Morgan scommette dunque su un governo di larga coalizione “pilotato” dal Capo dello Stato; quanto al Partito Democratico, ne segnala la situazione di “rischio esistenziale” (cosa evidente a molti).
Si osserva che molti nostri investitori sarebbero “scarichi” di titoli italiani, e quindi, con la ripresa generale degli acquisti, sarebbero costretti a comprarne anche loro, contribuendo al calo dei tassi e dello spread. Che gli investitori esteri stiano rientrando in acquisto sui nostri titoli di Stato l’hanno già segnalato il Fondo Monetario Internazionale e la Banca d’Italia: pare dunque che la cospirazione di cui tanto si parla non ci sia (anche perché non si capisce a chi gioverebbe cospirare contro l’Italia). Nessuno ha cospirato, pare, contro la Grecia o l’Irlanda o il Portogallo: soprattutto perché si è capito che, se qualcuno viene espulso dall’Euro, poi rischiano di uscire tutti. E l’ipotetica esplosione di un Paese come l’Italia arriverebbe a distruggere l’Eurozona, provocando un piccolo “tsunami” nel resto del mondo.

Qui non si è ancora risolto nulla, ovviamente. Difficile pensare ad un governo di “svolta”, è più probabile un governo di “manutenzione”, che servirà soprattutto a rassicurare i mercati (che, come si sa, reagiscono nell’immediato). Il Partito Democratico è al capolinea, il movimento di Grillo è sempre confuso e immobilizzato. Grida e minacce, per lo più a vuoto. L’apparato politico istituzionale è granitico: non basta improvvisare comizi via web per incrinarlo. Sul piano delle riforme economiche i 5Stelle hanno solo ricette salvifiche suggestive, che servono al capopopolo per assumere il ruolo di “protettore” della democrazia, che impedisce lo scatenarsi di una guerra civile.
Naturalmente, i riti di “democrazia diretta” via Web fanno ridere: solo chi è poco avvezzo alla navigazione in Rete può prenderli sul serio. Sia per le “parlamentarie” sia per le “quirinarie” non si è potuto sapere né il numero dei partecipanti online né i voti ottenuti dai vari candidati. Così, accade che i primi due “designati” dal popolo della Rete lasciano il campo al terzo, il giurista che sembra essere il più pericoloso per il Pd, vista la sua personalità e indipendenza. Tutto fa molto marketing: il tentativo di un’operazione “virale” (come quelle che vanno di moda), che non è riuscita perché qui l’accesso alla Rete è ancora limitato e frammentato.
Sembra chiaro che la priorità di Grillo sia di annientare il Pd, ovvero di nutrirsene, prendendogli la fascia di elettorato più arrabbiata e suggestionabile. Tanta democrazia, a parole: ma l’intento è quello del plebiscitarismo (vuole il 100% dei voti) e del divieto di dibattito interno vero. Sotto certi aspetti sembra l’altra faccia della medaglia che raffigura il capo del Pdl: addirittura estremizzato, per questo fa così paura. Perché quel che accadde nel 1994 potrebbe accadere ancora.