Espressione

macchina-da-scrivere-e1338975648604

Io credo che tutti, oltre alla necessità quotidiana di comunicare, sentano il desiderio di esprimersi. Qualcuno ha detto addirittura che la vita è espressione, ma forse esagerava. Diciamo che mentre la comunicazione è funzionale per condurre i nostri rapporti e per inserirci nella macchina sociale (tra parentesi anche per mentire perché la menzogna si realizza nell’area della comunicazione), l’espressione è un segno dell’evoluzione personale, lo spazio che ognuno di noi riserva all’immaginazione dove la temperatura cresce per l’attrito con la realtà e con le sue incertezze, indipendentemente dal fatto che sia o non sia uno scrittore.
L’espressione non è un’ipotesi virtuale né un cristallo di rocca e perciò non esclude la comunicazione. Mi pare una fiera ipocrisia l’affermazione di certi scrittori: io scrivo solo per me stesso. Sia ben chiaro, tutti gli scrittori scrivono, e pubblicano, per essere letti. Altrimenti ci sono i cassetti per accogliere i loro manoscritti. Lo stesso Walter Benjamin sostiene che espressione e comunicazione «costituiscono il carattere bipolare di ogni entità linguistica».
Ma la comunicazione non deve esaurirsi con l’esercizio della lettura. La mia massima ambizione di scrittore posso esprimerla con l’affermazione di un desiderio: quando le parole finiscono il significato continua. Quando il lettore ha esaurito le parole, ha chiuso il libro e lo ha riposto nello scaffale, continuano ad agire in lui le inquietudini, i dubbi, i pensieri, le prospettive, le immaginazioni, i turbamenti trasmessi dalla lettura del libro. Se questo non avviene lo scrittore ha fallito il suo scopo. Direi che da questo risultato si distingue un libro di consumo da un testo letterario.

Luigi Malerba, Che vergogna scrivere, Mondadori, Milano 1996, pp. 72-73

 

la penna e la testa

scripta manent


Sento che la forza mi esce dalla penna e dalla testa, in quest’ordine, e non viceversa, come potrebbe sembrare logico. Perché vedo che la prima a muoversi è la penna, poi la testa le va dietro. Diverso da come accadeva un tempo, quando studiavo e progettavo grandi edifici narrativi, pieni di appartamenti e di accessi (scala a, scala b ecc.), e poi mi mettevo a costruirli dalle fondamenta, con lo scheletro, poi i muri, poi gli impianti e gli infissi: tutto questo aveva un’importanza a sé, quasi avulsa dallo scorrere della penna, che veniva riservato a una fase computistica, per così dire. Oggi è diverso, e ci vedo più maturità in questo.

 

Il malanno di Madama Letteratura III

Continuando a ragionare sulla malattia di Madama Letteratura — di cui ho parlato qui e qui — torniamo a leggere un altro passo della prefazione del Grosso Esponente della cultura italiana — il più noto a livello mondiale — al graffiante opuscolo I 21 modi di non pubblicare un libro di Fabio Mauri, edito nel 1991 da Il mulino.
In questo passo della prefazione, nella quale il quadro patologico viene tracciato con criteri scientifici, si considera da dove generalmente provengono i libri pubblicati dagli editori.

Da dove vengono allora i libri che gli editori pubblicano? Da autori noti, anche se sono alla loro opera prima. Una casa editrice ti prende in considerazione solo se ti conosce già. Anche se ti raccomanda l’Autore Eccelso, gli dà ascolto solo se ti conosce già. Continua a leggere “Il malanno di Madama Letteratura III”

Il malanno di Madama Letteratura II


Sulla malattia di Madama Letteratura, come ho spiegato nel precedente post, si è soffermato un Grosso Esponente della cultura italiana, forse il più noto a livello mondiale, nella prefazione a un simpatico opuscolo pubblicato nel 1991.
In questa prefazione il quadro della patologia viene tracciato con criteri scientifici, ed è interessante leggerne un altro passo.

Dunque occorre dare i 115 manoscritti giornalieri in lettura. I calcoli economici fatti da F. sono oggi da correggere, ma non credete che un manoscritto di ignoto possa essere dato al Celebre Critico. Il quale, se è serio, per leggere un libro chiede una settimana, vuole essere pagato  in proporzione, e dopo che ne ha letto uno deve riposarsi, perché ha altro da fare. Quindi i manoscritti vengono dati a consulenti esterni il cui ritratto esemplare è quello di un signore che ho conosciuto, il quale viveva giorno e notte sdraiato sul letto a leggere tutti i manoscritti che gli arrivavano, dalla prima parola all’ultima, scriveva per ciascuno una recensione di tre o quattro cartelle, accurata, sarcastica e impietosa, prendeva per ciascuna lettura una somma corrispondente a un pasto in trattoria,e così viveva, lettore onesto, crudele e irritato, sempre deluso di non poter scoprire il nuovo Proust. Continua a leggere “Il malanno di Madama Letteratura II”

Il malanno di Madama Letteratura


L’impareggiabile amico — quello che mi fa visita in sogno — anni fa pubblicò sul suo blog una serie di post in cui narrava la grave malattia da cui era stato colpito il manoscritto del suo romanzo Mia nonna Emilia: era una specie di peste fulminante che provocava un improvviso marasma seguito da decomposizione.
Nella puntata “Diagnosi della malattia di mia nonna emilia” era spiegata l’origine di questo flagello:

“Maria Strofa non dica stronzate! Non c’è preservativo che tenga per scongiurare il contagio con un simile puttanone. Un tempo la clientela di Madama Letteratura era colta e selezionata: oggi la mignotta si concede a tutti.
Fra i suoi clienti ci sono minorenni che pubblicano il diario scolastico, accalappiacani che scrivono l’autobiografia, pescatori di pescigatti che scrivono di una vita da cani, casalinghe e pensionati convinti che la loro vita è un romanzo, personaggi televisivi e comici: tutti scrivono, tutti fottono con la letteratura. Tutto il mondo scrive, Dio stoevskij [imprecazione infernale], scrivono tutti e non legge più nessuno!
Questa massa di fornicatori letterari, bramosa di godere anch’essa le grazie della fama, a forza di rapporti continui e promiscui, ha trasformato la sublime cortigiana in una baldracca vecchia e malata.
Un tempo creatura forte e sana, si è fatta vieppiù fragile, perdendo gli anticorpi organici e diventando vulnerabile all’attacco di qualsiasi virus. E’ stato il mio titolare, il demonio, a mandare il flagello: ma a farlo attecchire ci ha pensato la stoltezza dell’umanità scribacchina che intasa le case editrici…”


È facile immaginare che, avendo colpito un romanzo, la malattia raccontata da Maria Strofa sia opera di finzione.
E invece pare di no. La malattia esiste, anche se le vengono attribuiti nomi diversi: lo attesta la prefazione a un opuscolo pubblicato nel 1991, in cui un Grosso Esponente della cultura italiana, forse il più noto a livello mondiale, traccia con criteri scientifici il quadro da cui origina questa patologia. Continua a leggere “Il malanno di Madama Letteratura”