Quattro anni fa

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L’arresto di Claudio Scajola mi fa tornare in mente le mie osservazioni di quattro anni fa, quando venne a galla l’affare (a sua insaputa) dell’appartamento vista Colosseo:

 


“Non mi lascio intimidire”, dunque.
Ma il problema è che quando i media ti addentano — specie in un momento così delicato (scontro all’ultimo sangue nel Pdl) e per una questione così rilevante (quasi un milione di euro occultati al fisco, anche se l’episodio riflette una pratica diffusa, quella di non dichiarare le cifre intere nelle compravendite immobiliari) — non è facile liberarsi senza danni. Come minimo bisogna mettere in conto pantaloni sdruciti e lesioni profonde alle chiappe.

https://ferrucci.wordpress.com/2010/05/01/non-lasciarsi-intimidire

Inserzionisti

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Non escludo che questo meccanismo di aspettative che convergono giochi un ruolo importante, ma forse la spiegazione più semplice è che l’azienda Mediaset va sistematicamente meglio quando Berlusconi è al Governo rispetto a quando non lo è.

Non è solo questione di leggi ad personam, ma del business stesso di Mediaset, che consiste principalmente nella vendita di spazi pubblicitari. Un recente working paper di Stefano DellaVigna, Ruben Durante, Eliana La Ferrara e Brian Knight mostra come gli inserzionisti pubblicitari sistematicamente tendano a comprare più spazi sui canali Mediaset che sui canali concorrenti quando Berlusconi è premier rispetto a quando è all’opposizione. Lo spostamento negli acquisti è significativamente più ampio per le imprese di dimensioni maggiori e per quelle che sono attive nei settori più regolamentati. I risultati sono coerenti con l’ipotesi che l’acquisto di spazi pubblicitari sia un modo per ingraziarsi il premier e ottenere provvedimenti legislativi e regolamentari favorevoli, mossa per l’appunto più semplice nei settori regolamentati. E il conto economico di Mediaset ne guadagna.

Più che dalle colombe nel Pdl, il Governo Letta potrebbe dunque essere salvato dagli opportunistici inserzionisti, dagli investitori razionali e dal vecchio Confalonieri: la serendipity del conflitto di interessi.

http://www.lavoce.info/piu-che-il-falco-pote-linserzionista

 

Ventottomila?

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I dati delle Quirinarie.
Oggi sul sito di Beppe Grillo sono stati pubblicati anche i dati delle Quirinarie, numeri che non erano stati pubblicati in un primo momento e che avevano fatto scattare una polemica interna nel M5S sulla questione della trasparenza. Ora il M5S fa sapere che lo scorso 15 aprile, 48.292 persone sono state chiamate a partecipare all’elezione del candidato Presidente della Repubblica del M5S.
I voti espressi sono stati 28.518, così ripartiti: Milena Gabanelli: 5.796; Gino Strada: 4.938; Stefano Rodotà: 4.677; Gustavo Zagrebelsky: 4.335; Ferdinando Imposimato: 2.476; Emma Bonino: 2.200; Gian Carlo Caselli: 1.761 Romano Prodi: 1.394; Dario Fo: 941

http://www.repubblica.it/politica/2013/04/23/news/grillo_in_autunno_italia_in_bancarotta

 

Scurdatevilla

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Dunque, Telecom Italia Media ha approvato la cessione della sua rete televisiva La7 a Cairo Communication.
Grazie a questo accordo, la controllante Telecom Italia potrà “deconsolidare” (togliere dal bilancio) le cospicue perdite de La7: ma l’impatto positivo sui conti è complessivamente limitato, visto che, per consentire la vendita, Telecom ha dovuto accettare di cancellare 100 milioni di euro di crediti verso Telecom Italia Media.
Ora, facciamo due conti. Telecom Italia Media ha appena resi noti i risultati di bilancio, che vedono una perdita netta di 187 milioni di euro nel quarto trimestre 2012, ovvero 241 milioni di euro in tutto il 2012, a causa di una svalutazione straordinaria che pesa sul bilancio per 156,7 milioni di euro. Poiché la perdita del gruppo è superiore a un terzo del capitale sociale, il prossimo 5 aprile è stata convocata l’assemblea dei soci per adottare i provvedimenti di legge.
Una situazione non facile, dunque. Telecom Italia rinuncia a 100 milioni di euro di crediti per consentire a La7 di essere ricapitalizzata. Secondo l’accordo con l’editore Cairo, che si è impegnato a non vendere La7 per un periodo di 24 mesi, la tv sarà finanziata dal compratore con 88 milioni di cassa e 138 milioni di patrimonio derivante dalla rinuncia di crediti finanziari della Cairo Communication verso La7 per la raccolta di pubblicità. Poi c’è un accordo pluriennale tra La7 e la vecchia proprietà TI Media per il noleggio delle frequenze, a un prezzo in linea con quello dei “migliori clienti”. TI Media, infine, sopporterà il peso delle perdite di La7 ancora per i primi 6 mesi del 2013.
E’ intuibile che per una rete televisiva in perdita che dev’essere risanata è facile veder modificare la propria struttura e i propri palinsesti. Qualcuno arriva a dire: “Avete presente La7 come l’avete conosciuta e apprezzata finora? Be’, scurdatevilla!”

 

Discorso sopra i costumi degl’Italiani

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Gl’italiani hanno piuttosto usanze e abitudini che costumi. Poche usanze e abitudini hanno che si possano dir nazionali, ma queste poche, e l’altre assai più numerose che si possono e debbono dir provinciali e municipali, sono seguite piuttosto per sola assuefazione che per ispirito alcuno o nazionale o provinciale, per forza di natura, perché il contraffar loro o l’ometterle sia molto pericoloso dal lato dell’opinione pubblica, come è nell’altre nazioni, e perché quando pur lo fosse, questo pericolo sia molto temuto. Ma questo pericolo realmente non v’è, perché lo spirito pubblico in Italia è tale, che, salvo il prescritto dalle leggi e ordinanze de’ principi, lascia a ciascuno quasi intera libertà di condursi in tutto il resto come gli aggrada, senza che il pubblico se n’impacci, o impacciandosene sia molto atteso, né se n’impacci mai in modo da dar molta briga e da far molto considerare il suo piacere o dispiacere, approvazione o disapprovazione. Gli usi e i costumi in Italia si riducono generalmente a questo, che ciascuno segua l’uso e il costume proprio, qual che egli sia. E gli usi e costumi generali e pubblici, non sono, come ho detto, se non abitudini, e non sono seguiti che per liberissima volontà, determinata quasi unicamente dalla materiale assuefazione, dall’aver sempre fatta quella tal cosa, in quel tal modo, in quel tal tempo, dall’averla veduta fare ai maggiori, dall’essere stata sempre fatta, dal vederla fare agli altri, dal non curarsi o non pensare di fare altrimenti o di non farla (al che basterebbe il volere); e facendola del resto con pienissima indifferenza, senz’attaccarvi importanza alcuna, senza che l’animo né lo spirito nazionale, o qualunque, vi prenda alcuna parte, considerando per egualmente importante il farla che il tralasciarla o il contraffarle, non tralasciandola e non contraffacendole appunto perché nulla importa, e per lo più con disprezzo, e sovente occorrendo con riso e scherzo di quel tal uso e costume.

Giacomo Leopardi, dal Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani

 

GRECIA?

Rendiamoci conto di una cosa.
Quando le televisioni di tutto il mondo trasmettono le immagini degli scontri ad Atene, delle banche incendiate e dei morti, negli altri continenti si potrebbe pensare a un’Europa sull’orlo di una guerra civile. Tuttavia ad Atene, città con oltre tre milioni di abitanti, alla manifestazione per lo sciopero generale c’erano solo 18.000 persone, lo 0,16 per cento della popolazione greca. A tirare i sassi erano qualche centinaio e a incendiare la banca che ha provocato i morti sono stati cinque criminali. In pratica, il 99,84 per cento dei greci non c’era.
Aggiungiamo inoltre che gli impiegati statali — i più colpiti dalle misure di austerità decise da Atene —  non hanno mai fatto rivoluzioni socialiste, a quanto ci risulta.