Legami

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«l’amicizia durante l’adolescenza acquista dei connotati fortemente etici. (…) Essa costituisce una grande costruzione simbolica e culturale e prepara la relazione d’amore prefigurandone gli eventi e precorrendone il sentimento di scoperta e, allo stesso tempo, di ritrovamento. Si tratta di un evento straordinario perché (…) l’amico è un coetaneo estraneo alla famiglia e rappresenta, da ogni punto di vista, una grande novità relazionale. (…) Assurgerlo al ruolo di amico del cuore è un evento culturale, simbolico e relazionale straordinario, poiché rappresenta il debutto nella capacità di amare e investire un essere vivente estraneo alla cerchia dei legami familiari.»

(G. Pietropolli Charmet)

Questo mi fa pensare a quanto sarebbe stato importante avere un amico del cuore, cosa che son riuscito a ottenere nell’adolescenza solo per periodi brevi, quindi amicizie “del cuore” che si son rivelate effimere: una specie d’inconcludenza che mi è sempre pesata. Direi che il peso di questa mia condizione, che m’ha privato di amici del cuore di lunga data, ha avuto un ruolo determinante nelle mie giornate. Me ne rendo conto soprattutto ora, nella maturità, forse perché le conseguenze di questo “fallimento” si consolidano e si fanno presenza.
Mi colpisce l’idea dei connotati fortemente etici dell’amicizia adolescenziale: questa era la sua caratteristica eminente, l’eticità che avrebbe consentito di affrontare il mondo con lo sguardo aperto e libero e pulito. Cose di cui tutti abbiamo bisogno, e quando ce le portano via ne veniamo in qualche modo menomati. Non a caso, in questo tipo di amicizie è spesso presente un elevato tasso di idealizzazione, che le rende magiche, spesso irripetibili.

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Non so come pensare a te senza farmi riempire da un’ammirazione totale. Un’ammirazione così grande che, quando accade che mi racconti i tuoi timori per un confronto con gli altri, o per una prova che temi di non superare, o il tuo “dovere” di ossequiare qualcuno in maniera eccessiva o ingiustificata, sento una dissonanza che mi lascia disorientato. Quelli sono i momenti in cui ti guardo e cerco di capire il perché di certe cose, se ho equivocato qualcosa di te, o se non comprendo la realtà del mondo. Ma sempre, ogni volta, la mia ammirazione viene confermata, senza incertezze. Anch’io sono sempre arricchito da tempo che passo con te. Non è mai sprecato, nemmeno se lo si pensa come tempo non dedicato a scrivere: perché la gioia e la maturazione che mi dai, l’importanza e il “peso” di questo tuo donarti mi rendono migliore e più consapevole, arricchiscono il mio essere e di conseguenza rafforzano e stimolano il mio talento. Sono felice di farti sentir meglio e più sicura, vorrei che perdessi questa tua soggezione nei confronti degli altri, che ti sentissi pienamente tu, con i tuoi diritti e le tue scelte e i tuoi sentimenti che possano esprimersi senza condizionamenti.
Sei ancora un po’ bambina, e questo mi attrae irresistibilmente: se diventassi completamente donna chissà se mi troveresti così affascinante. Perché forse sono rimasto un po’ bambino anch’io, e forse una donna “completa”, che ha totalmente perso l’innocenza, non mi troverebbe tanto speciale.

· 108

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Quando dico che sei un tesoro è perché lo sei davvero. Sei qualcosa di prezioso e speciale in tutto il tuo essere. Quando guardo quel bimbo della foto e vedo te ora, la purezza e la sensibilità nello sguardo è la stessa. E questo non ti deve rendere infelice, non deve portarti a pensare al tuo passato nei termini in cui ci pensi in questi giorni (e nei momenti bui). E sai perché? Ci ho pensato oggi: tu dici che se avessi giocato meglio le tue carte, se avessi fatto scelte diverse, incontrato persone migliori, la tua vita sarebbe stata diversa. Questo è vero. Ma non sappiamo diversa come. Anche facendo scelte ottime, avresti potuto lo stesso fare altri errori; ti sarebbero potute comunque capitare disgrazie o sofferenze. Prima o poi, ne siamo tutti colpiti. Quindi tu sei triste per la vita che hai avuto e che conosci. Ma nessuno può garantirti che se avessi fatto altre scelte a quest’ora avresti una vita migliore; forse sì; probabilmente sì; ma anche no. Tutto quello che abbiamo è quel che abbiamo vissuto e quel che dobbiamo ancora vivere. Non buttiamo via anche il nostro presente e il nostro futuro a causa del rimpianto per il passato. Razionalmente sai che è così, ma emotivamente non riesci ancora a calmare i pensieri negativi. Ci riuscirai, però, lo so. Devi solo volerti bene, e non te ne vuoi ancora abbastanza. Guarda nei miei occhi quanto sei degno di stare a questo mondo, senti nei miei baci e nella mia ammirazione tutto il valore della tua persona… io ci riuscirò a fartelo capire, prima o poi, che nessuno dei tuoi errori più gravi ha intaccato la tua anima e la tua Bellezza e che quest’anima e questa purezza puoi ancora spenderle e trarne tanto, tante soddisfazioni anche per te stesso. Hai incamerato tanto in tutti questi anni: e ora, dolcemente e con sempre maggiore entusiasmo, tireremo fuori tutto. Non guardarti con gli occhi della tua severità: guardati coi miei occhi che da subito, ancor prima di vederti, si sono fissati sulla tua Bellezza di persona; guardati con lo sguardo un po’ tenero e un po’ sornione di Alf, che è un orso, eppure con te si è aperto subito: questa è una cosa grandissima: tu non ti rendi conto di che bella impressione fai nelle persone sagge, quelle che hanno un minimo di sensibilità. Allora, fidati di noi, di queste persone sensibili che il destino (o Dio) ti ha fatto incontrare. Non guardarti solo con gli occhi delle persone poco sensibili con le quali sei cresciuto (per es. i tuoi amici di gioventù o alcuni parenti). Sei un uomo dolce, generoso, capace di trasmettere tanto affetto; sei intelligente, arguto e simpaticissimo; sei stupendo, e prima o poi lo capirai anche tu. Ricordati che non sei mai solo, anche quando ti senti solo e dannato. Il mio pensiero ti abbraccerà e sosterrà sempre!

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Archivio personale N 2


Prima ho pensato al rapporto che ho con la scrittura. A volte ho letto di scrittori importanti che dicevano più o meno di “scrivere per sopravvivere”, cioè come esercizio vitale. Io, invece, passo molto tempo senza scrivere. Ma qui sto scrivendo parecchio, a dir la verità: ogni giorno mi dedico all’esercizio vitale di scriverti e di leggerti, e non riesco a immaginare un giorno in cui ciò non avvenga. Lo faccio per vivere, dunque, e finora siamo arrivati a riempire molte pagine. Non solo: come sai, non sono quasi mai riuscito a tenere un diario, mentre ora lo sto scrivendo attraverso il nostro carteggio. È un diario che vorrebbe recuperare gli anni di cui non son riuscito a lasciare traccia, e questo grazie a te, che m’hai contagiato con il tuo amore per la letteratura e per la testimonianza, e per le emozioni e la vita interiore e i moti dell’animo. Mi sa che tu mi stia facendo diventare scrittore sul serio, credo stia accadendo questo. Sto acquisendo quella dignità e quella maturità a cui anelavo, rendendomi conto di esserci ancora lontano. E tu mi ci stai portando per mano. Non solo mi stai ricostruendo: mi stai ri-creando.

 

· 22

È vero, penso anch’io che avere una vera amicizia che parte dall’infanzia o dall’adolescenza e ti accompagna nella vita è una cosa importantissima. Però si possono trovare amici veri a ogni età, anche se crescendo è più difficile. Le amicizie adolescenziali non sempre reggono al passare del tempo, proprio per quell’elevato tasso di idealizzazione e per la funzione che esse assolvono. Terminata questa funzione, spesso termina anche l’amicizia. Non è raro infatti perdere, attorno ai vent’anni o poco più, gli amici del cuore con cui si è cresciuti e che fino al giorno prima erano come un altro sé, un’anima gemella sul serio. E invece un bel mattino si comincia a non telefonarsi come al solito, ci si vede meno, e in breve tempo ci si ritrova quasi estranei. A molti è successo, me compresa, e ci rimasi malissimo, non me ne facevo una ragione. Poi, all’università, durante una lezione di psicologia abbastanza noiosa, sentii la professoressa parlare di questo fenomeno; drizzai le orecchie. Spiegò appunto che queste amicizie adolescenziali simbiotiche e totali nascono durante quell’età perché sono necessarie a favorire un corretto sviluppo del giovane: una sorta di “palestra dei sentimenti” (come dice Pietropolli Charmet) e anche una difesa contro il mondo (in due si è più forti che da soli, nell’affrontare l’avventura della crescita). Spesso però queste amicizie non riescono a “evolversi” e così capita che le strade dei due amici del cuore si separino repentinamente e senza un motivo apparente, per non ritrovarsi più o restare comunque distanti. Altre amicizie invece riescono a compiere il salto e sono quelle più belle e preziose, quelle che danno anche senso a una vita. Continua a leggere “· 22”

· 21


Devo dirti che quando nel tuo saggio sull’adolescenza nella letteratura citi questo passo di Pietropolli Charmet:

«l’amicizia durante l’adolescenza acquista dei connotati fortemente etici. (…) Essa costituisce una grande costruzione simbolica e culturale e prepara la relazione d’amore prefigurandone gli eventi e precorrendone il sentimento di scoperta e, allo stesso tempo, di ritrovamento. Si tratta di un evento straordinario perché (…) l’amico è un coetaneo estraneo alla famiglia e rappresenta, da ogni punto di vista, una grande novità relazionale. (…) Assurgerlo al ruolo di amico del cuore è un evento culturale, simbolico e relazionale straordinario, poiché rappresenta il debutto nella capacità di amare e investire un essere vivente estraneo alla cerchia dei legami familiari»

mi fai pensare a quanto sia stato importante per me avere un amico del cuore, cosa che son riuscito a ottenere nel corso dell’adolescenza solo per periodi brevi, quindi amicizie “del cuore” che si son rivelate effimere: una specie di “inconcludenza” che mi è sempre pesata e ancora sento molto. Direi che il peso di questa mia condizione, che mi ha portato a non avere amici del cuore di lunga data — quindi a non averne tout court — ha un ruolo determinante nelle mie giornate. Me ne rendo conto soprattutto ora che ho raggiunto la maturità, forse perché le conseguenze di questo “fallimento” si consolidano e si fanno presenza.
Mi colpisce l’idea dei “connotati fortemente etici” dell’amicizia adolescenziale: proprio questa era la sua caratteristica eminente, l’eticità che avrebbe consentito di affrontare il mondo con lo sguardo aperto e libero e pulito. Cose di cui tutti abbiamo un gran bisogno, e quando ce le portano via ne veniamo in qualche modo menomati: di meno i fortunati, di più quelli meno assistiti dalla grazia.
Quando scrivi: “Non a caso, in questo tipo di amicizie, è spesso presente un elevato tasso di idealizzazione”, è vero: è proprio questo che le rende magiche, spesso irripetibili.

Ritornare a casa

Non ho capito perché si sente il bisogno di tornare alle radici, per quale motivo ogni cosa tenderebbe alla sua origine. A quanto pare questo richiamo si sente quando si è raggiunta la maturità, e io ci sono. Quindi ripenso alla mia terra d’origine, alla casa in cui sono nato, al cimitero in cui è sepolto mio padre. Ripenso alle storie che mia madre racconta da quando ero piccolo, e che ora le sto facendo scrivere su un grande libro. È un blocco di moduli continui legati con lo spago: lei è una donna all’antica, ha vissuto la guerra e la miseria, quindi ricicla tutto e non butta niente.