John Elkann e Jeff Bezos

Corriere della Sera, pag. 21: riuniti i vertici di alcune delle testate più importanti del mondo per i 150 anni de La Stampa. Dalla selezione d’interventi, ne pesco alcuni.

«Il rapporto tra i nostri media, Facebook e Google? Loro sono i padroni di casa, noi siamo gli inquilini. Ci stanno alzando l’affitto.»

«Abbiamo il dovere civico di rendere le notizie interessanti.»

«Nei giornali dobbiamo ricreare ogni giorno “Il Trono di Spade”: una storia così interessante che non possiamo restare fuori.»

«Le redazioni saranno più piccole, agili, non formate necessariamente da soli giornalisti.»

«L’indipendenza editoriale è fondamentale, ma giornalisti e aziende devono imparare a lavorare insieme.»

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Mentana scripsit

Leggo nella rubrica tenuta da Enrico Mentana su Vanity Fair:

Da una parte c’è la ragione di chi non sopporta più (o non ha mai sopportato) il Caimano, il suo personalismo narciso, la sua prepotenza, il suo strapotere, il suo riuscire sempre a farcela per il rotto della cuffia, ricorrendo sempre più spesso a mezzi rozzi o magari illegali, sia nelle conte politiche che nelle vicende giudiziarie. Ora questa Italia — che già gli contestava di aver snaturato la politica e usurato le istituzioni, di aver avvelenato la cultura del Paese con i suoi media, mortificato il merito e trascurato il bisogno, se non dei suoi accoliti — lo prende di petto per i suoi comportamenti privati, per aver trasformato le sue residenze in serragli, per aver svilito oltre ogni limite il ruolo della donna…

PROVE TECNICHE DI REGIME. 3

Il premier e l’informazione: un tema attualissimo come pochi. Nel famoso articolo di otto anni fa su la Rivista dei Libri (giugno 2002), Nicola Tranfaglia scriveva:

La Rai nel suo complesso diventerà — e in parte lo è già diventata per l’innato desiderio di servire di molti giornalisti — uno straordinario megafono dell’azione di governo del Cavaliere, e si aggiungerà alle tre reti Mediaset già di proprietà del primo ministro e alla rete La Sette affidata per i programmi alla consulenza di Maurizio Costanzo, direttore di Canale Cinque e legato, a sua volta, all’azienda di proprietà di Berlusconi. Se a questo si aggiunge che i quattro quinti della carta stampata (quotidiani, settimanali e periodici) sono già controllati dal presidente del Consiglio — il quale è il proprietario della più grande casa editrice del Paese, la Mondadori con tutte le sue controllate, e ha in mano gran parte della pubblicità radiotelevisiva –, si ha un quadro dell’informazione italiana che appare dominato da una vera e propria dittatura mediatica.
Da questo punto di vista, la questione cruciale e tuttora irrisolta del conflitto di interessi che affligge il capo del governo appare grave ma di importanza quasi minore rispetto alla violazione dell’articolo 21 della Costituzione, che garantisce la libertà di pensiero, di espressione e di informazione e che oggi non può in nessun modo funzionare, data l’enorme sproporzione di mezzi nel campo della comunicazione tra la maggioranza e l’opposizione.

Già allora erano presenti alcuni punti chiave che ancora colpiscono e di cui si continua a discutere: primo fra tutti, l’innato desiderio di servire di molti giornalisti, fattore che rende estremamente efficace il possesso di tanti mezzi d’informazione. Se il desiderio di servire di molti giornalisti non fosse così diffuso, così endemico, così tenace, probabilmente si potrebbe avere un’informazione veramente libera, evitando la dittatura mediatica. Non basta il fatto che ciascuno può scrivere ciò che vuole sui temi che tengono banco, per poter affermare che la nostra informazione è libera: occorre che chi fa informazione sia anche libero da condizionamenti e non desideri servire una parte politica o un padrone. Altrimenti,  l’informazione non è libera. Continua a leggere “PROVE TECNICHE DI REGIME. 3”