Tutte casa e potere

 

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Da Uomini Beta:

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  1. l’acquisizione di potere politico, economico-finanziario e culturale a colpi di quella che si potrebbe chiamare meritocrazia forzosa delle quote rosa. Si dice: Tecnicamente, l’imposizione delle quote rosa è ingiusta e anche brutta e cattiva perché viola i principi di uguaglianza e democrazia, ma è un male necessario e quindi non ci piace, però la pretendiamo. Perché crediamo nell’uguaglianza e nella democrazia. (Non è logico? Chi se ne importa, la logica è superata, è un retaggio patriarcale.)
  2. la ridefinizione del ruolo domestico femminile, argomento che nei circoli dalemiano-lacaniani di “maschi evoluti antisessisti” (in realtà femministi, nonostante i mille distinguo di lana caprina) e tra le femministe con pedigree filosofico viene astutamente mimetizzato sotto l’etichetta di “questione della cura”. Che si riassume così: Noi donne abbiamo avuto cura degli uomini e dei figli per millenni, ora basta, siamo stufe di essere vostre schiave, lavapanni e lavapiatti. Insomma, direbbe Totò, non siamo i vostri elettrodomestici inox.

Tutto il resto – dibattito sui femminicidi, leggi antiviolenza, affidamento condiviso o meno, insegnare ai ad accendere la lavatrice e a frignare quando al cinema vedono una scena d’amore – è strumentale e rientra in queste due direttive supreme, l’Operazione Barbarossa del italiano nei prossimi decenni.
Nel caso 1), stiamo già vedendo come qualsiasi insuccesso femminile sulla scena pubblica, anche se eventualmente dovuto a mancanza obiettiva di capacità o a sconfitta elettorale avvenuta secondo le regole, venga puntualmente attribuito a discriminazione e maschilismo grazie alla nuova parola d’ordine “Questo non è un paese per donne”. (Gli slogan e le frasi fatte, come “Uomini che odiano le donne”, “Adesso i maschi devono piangere” ecc., sono armi potenti e non richiedono l’uso del cervello: ne sapevano qualcosa Orwell e Goebbels). Qualsiasi fallimento di film, libro, popolarità televisiva, candidatura politica o simile è spiegato in questi termini: se la donna X non ce l’ha fatta, è perché è stata ostacolata/discriminata/vittimizzata/complottata in quanto donna. Non c’è bisogno di indagare ulteriormente. Non c’è bisogno di verificare se la donna X fosse davvero competente/abile/dotata di talento.

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Bunga Bunga al Covent Garden

Leggendo su Vanity Fair un’intervista — intitolata Bunga Bunga al Covent Garden — al giovanissimo direttore d’orchestra Daniele Rustioni, “che per 15 anni ha fatto solo casa-conservatorio, poi ha imparato a sopravvivere all’orchestra ed è diventato famoso”, trovo dei temi che, se non nuovi, restano comunque interessanti nella loro trasparente semplicità. Perché aiutano a mantenere chiaro il fatto che in tutti i campi — tutti — c’è un filo comune che unisce la vita e l’esperienza e riesce a rappresentare le cose.

“… in Inghilterra ti fanno crescere in modo graduale, senza spintarelle, lobby, famiglie… Piccoli passi e meritocrazia”.

“In altri paesi — sì certo, anche in Italia — ci possono essere altre logiche. Quando girano sempre gli stessi nomi, qualche domanda bisogna farsela.”

“Un nome straniero appare più interessante. Vale anche per me: se non fossi andato in Inghilterra forse non mi avrebbero dato spazio, invece qualcuno avrà pensato: Ah, Rustioni! E’ a Londra, allora è bravo!”

“In Italia siamo tutti molto passionali, con poca cultura del cosiddetto collettivo: ognuno pensa di dover dire la sua, e a volte è difficile tenere durante le prove la stessa serietà e professionalità che ci vuole davanti al pubblico. Così, se in altri Paesi a volte l’orchestra dà il meglio durante la prova, in Italia non ci sono dubbi, ed è incredibile, l’orchestra si trasfigura quando si alza il sipario: scatta la magia, il fuoco, la passione, il miracolo all’italiana.”

“Il silenzio e la disciplina delle persone con cui lavori vanno conquistati con la concentrazione, la fiducia, la passione. L’autorevolezza la si acquisisce con competenza, estrema autenticità, studio.”

Com’è l’Italia, vista dall’estero?
“Sconcertante. E’ chiaro che in questo momento ci facciamo ridere dietro, e a volte mi vergogno. Ma il vero problema non è Berlusconi, che privatamente può fare quello che vuole, è la pratica di governo, la politica dei tagli: la cultura è la nostra risorsa, eppure non creiamo più nulla, perfino in Tv ci limitiamo a copiare. La musica e la cultura sono valori sociali: purtroppo la nostra classe dirigente è formata da ignoranti. Che dire? Se Bocelli rimane il nostro unico baluardo, siamo messi male.”