Donne d’Israele

Nel 1947, per ottenere il riconoscimento dello Stato di Israele da parte della formazione Agoudat Israel, Ben Gurion ha concesso il mantenimento della giurisdizione religiosa sul diritto di famiglia – secondo una tradizione ereditata dal sistema ottomano del millet. Anche se, dal 2001, i casi relativi alla custodia dei bambini e al pagamento degli alimenti possono essere regolati da organismi civili paralleli, i tribunali rabbinici, dominati dalla corrente ultraortodossa, rimangono gli unici competenti a pronunciarsi sui matrimoni e divorzi fra ebrei. Questi tribunali sono luoghi esclusivamente maschili, poiché le donne, non avendo il diritto di diventare rabbini, non possono neanche diventare giudici rabbinici, né essere ascoltate come testimoni. Peggio ancora: l’atto di divorzio (il ghet) non può essere rilasciato senza il consenso del marito, che dispone di una temibile arma di ricatto per ottenere vantaggi nella separazione. Qualora rifiuti, la moglie non potrà risposarsi; se lei avrà altri figli, saranno considerati dei mamzer, dei bastardi. Secondo Ruth Halperin-Kaddari, ricercatrice all’università Bar-Ilan, oggi, circa centomila agunah (incatenate) si trovano di fronte alla scelta di rinunciare al divorzio o accettare condizioni ingiuste.

Laura Raim, Le Monde diplomatique Italia, Novembre 2017, p. 6

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La vita segreta

Siamo divenuti schiavi del web molto prima di capire in che misura la tecnologia avrebbe cambiato le nostre vite. In un certo senso internet ha fornito gli strumenti della creazione letteraria a chiunque avesse un computer e fosse disposto a nuotare in quel pozzo senza fondo di alterità che è la rete. J.G. Ballard aveva previsto che lo scrittore non avrebbe più avuto un ruolo nella società — che sarebbe presto diventato superfluo, come certi personaggi dei romanzi ottocenteschi russi. «Dal momento che la realtà esterna è pura finzione,» scrisse Ballard «lo scrittore non ha bisogno di inventare nulla, tutto è già dato». Ogni giorno in rete si ha la riprova delle sue parole; internet è un mercato dell’identità. Grazie alle mail, ognuno può comunicare in maniera istantanea e invisibile, nei panni di se stesso o in quelli di qualcun altro. Ci sono sessantasette milioni di nomi ‘inventati’ su Facebook, molti dei quali conducono chiaramente una seconda vita, meno ordinaria, e comunque meno tracciabile. Nessuno sa chi siano realmente. La crittazione ha reso l’utente medio un fantasma —uno pseudonimo, un simulacro, un riflesso. In questo contesto, solo il nostro potere d’acquisto ci rende reali, e quell’io di cui ancora possiamo disporre è bersagliato da offerte di potenziamento – un nuovo colore degli occhi, un’assicurazione migliore, un corpo più snello — da parte di aziende di marketing e compagnie telefoniche che poi trasmettono i nostri dati ai governi, i quali mirano a renderci nuovamente visibili nell’interesse della sicurezza nazionale.

Materiali 21. I matracci

 

Non aveva mai visto tanti vasi di vetro di dimensioni così diverse. Erano matracci di varie grandezze, vasi per alambicco, storte di foggia svariata. In basso erano allineati vasi di terracotta per lo più cilindrici, con i coperchi, altri aludelli e mortai in marmo e in pietra con i loro pestelli. Alcune larghe marmitte in alluminio, usate per mescolare composti, erano sul pavimento. I barattoli in vetro che aveva notato su uno scaffale contenevano polveri più o meno fini, di colore bruno, plumbeo, verdastro, argentato, nero. Polvere d’argento, calomelano, caput mortuum, nitrato di calcio, camaleonte verde, dicevano le etichette sui coperchi. Osservò il tritume grigiastro contenuto in uno dei vasi. Caput mortuum: evidentemente De Bellis conservava i residui solidi delle distillazioni, chiamati così per la forma di teschio che prendevano dal fondo arrotondato della storta.
Curiosando, trovò in alcuni scatoloni diversi elementi per comporre alambicchi: le cucurbite che andavano messe sul fuoco con la sostanza da distillare, i capitelli per la raccolta dei vapori e le serpentine con le loro camere di raffreddamento, di vari spessori e lunghezze. Vide alcuni fornelli a gas, con la base particolarmente larga; e poi allunghe, ramaioli, pipette, agitatori, tubi, spatole, sifoni, mantici. Individuò un colorimetro, un densimetro e un pirometro.

 

Semantica della felicità 5

Uno dei politici greci più grandi fu Solone. Impose una riforma costituzionale agli Ateniesi e, invece di chiedere la ratifica con un referendum, partì, dopo essersi fatto promettere che nessuno l’avrebbe modificata fino al suo ritorno. Sulle coste dell’Asia Minore incontrò l’uomo più ricco e potente, Creso re di Lidia. Il sovrano gli mostrava ricchezze immense, terre fertili, sudditi obbedienti, una famiglia fedele: si potrebbe chiedere altro dalla vita? Eppure Solone si rifiutava di dirlo felice. Perché la vita è lunga e non si sa mai: «Aspetta la fine», diceva. Parole che irritarono il sovrano, ma di cui avrebbe presto scoperto la verità, dopo che il suo esercito era stato sbaragliato, il regno crollato e lui stava per essere bruciato vivo. I momenti piacevoli e le emozioni intense non erano mancati a Creso. Ma si potrebbe definire felice la sua vita, o quella di Priamo, il re migliore che aveva visto tutto distrutto quando i Greci avevano preso Troia? Viviamo in media 26.250 giorni, aveva calcolato Solone; arrotondiamo pure a 30 mila: e «ogni giorno porta qualcosa di nuovo». Meglio non affrettarsi, dunque, a gridare la propria felicità, «perché molti il Dio, dopo aver lasciato loro intravedere la felicità, li ha abbattuti fin dalle fondamenta». Aspetta la fine, appunto.

Mauro Bonazzi, in la Lettura #242, pag. 2

Semantica della felicità 4

Per i filosofi greci il problema della felicità non si poneva quasi: dipende tutto da noi. Senza rendercene conto deleghiamo la nostra felicità, lasciamo che altri decidano cosa valga e cosa no. Ossessionati dalla pressione sociale, dalle attese altrui, dai luoghi comuni, perdiamo il controllo su noi stessi, sempre in cerca di qualcosa e sempre insoddisfatti. Ma se sapremo liberarci di tutto questo, potremo riappropriarci delle nostre giornate, riscoprire cosa veramente vogliamo e diventare ciò che siamo, come diceva Nietsche, uno che i pregiudizi li combatteva con il martello. Non è facile, ci vuole coraggio. Ma ne vale la pena. Libero dalla servitù delle paure e delle passioni «vivrai come un dio tra gli uomini», scriveva Epicuro.

Mauro Bonazzi in La Lettura #242, pag. 2

Combattere il nulla

Tra i molti modi di combattere il nulla, uno dei migliori è quello di scattare fotografie, attività che dovrebbe essere insegnata ai bambini fin da piccoli, in quanto richiede disciplina, educazione estetica, buon occhio e dita ferme. Non si tratta di tendere una trappola alla menzogna, come un reporter qualsiasi, e catturare la stupida silhouette del personaggio che esce dal numero 10 di Downing Street, ma comunque quando si va in giro con la macchina fotografica si ha quasi il dovere di stare attenti, di non perdere quell’improvviso e piacevole riflesso di un raggio di sole su una vecchia pietra, o la corsa trecce al vento di una bambina che torna con una forma di pane o una bottiglia di latte.

Julio Cortàzar, Le bave del Diavolo (in Le armi segrete, 1959)

Consigli sentimentali

Trattate bene la vostra solitudine
e la sua.
Baciate la sua nuca
all’improvviso.
Noi siamo bestie
che possiamo farci delle gentilezze.
Ricordatevi William Blake:
«Chi desidera ma non agisce, alleva pestilenza».
Diffidate della psicologia, l’inferno
del chi sei tu e del chi sono io.
Arrendetevi quando vi portano rancore
per i torti che vi hanno fatto.
Diffidate di chi vi fa la Tac
ma poi non vuole spendere tempo per la cura:
quando non hanno tempo
lasciate stare, non è una storia d’amore;
quando non dovete avere pretese,
quando dovete essere garbati,
lasciate stare, non è una storia d’amore.

Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi, Chiarelettere, Milano 2017

John Elkann e Jeff Bezos

Corriere della Sera, pag. 21: riuniti i vertici di alcune delle testate più importanti del mondo per i 150 anni de La Stampa. Dalla selezione d’interventi, ne pesco alcuni.

«Il rapporto tra i nostri media, Facebook e Google? Loro sono i padroni di casa, noi siamo gli inquilini. Ci stanno alzando l’affitto.»

«Abbiamo il dovere civico di rendere le notizie interessanti.»

«Nei giornali dobbiamo ricreare ogni giorno “Il Trono di Spade”: una storia così interessante che non possiamo restare fuori.»

«Le redazioni saranno più piccole, agili, non formate necessariamente da soli giornalisti.»

«L’indipendenza editoriale è fondamentale, ma giornalisti e aziende devono imparare a lavorare insieme.»

Sapiens destruens

Bansky, Fast Food Caveman

«Storie simili si possono raccontare per le Americhe, dove, in assenza di altre specie umane, esisteva una meravigliosa biodiversità nei grandi mammiferi dell’era glaciale. Il loro destino era comunque segnato. Con la comparsa dei primi Sapiens, arrivati da nord attraverso l’attuale Alaska, circa 15 mila anni fa, in poco tempo scompaiono la tigre dai denti a sciabola, cammelli ed elefanti arcaici, e innumerevoli specie di bisonti. In tutto, in Nord America spariscono 34 su 37 generi di grandi mammiferi e in Sud America 50 su 60 generi. In tempi più recenti, sempre in coincidenza con il nostro arrivo, si estinguono tutte quelle specie che non avevano imparato a temerci: nei Caraibi il bradipo gigante (5 mila anni fa), in Madascar il gigantesco uccello elefante, Aepyornis Maximus (2 mila anni fa), in Nuova Zelanda i grandi uccelli Moa (800 anni fa), nelle isole Mauritius il Dodo, Raphus cucullatus (500 anni fa). Le estinzioni dei grandi animali in Africa e in Eurasia hanno avuto un andamento più lento, poiché in questi casi gli animali si sono evoluti con noi, imparando a temerci. Ciò nonostante si calcola che molti di essi si estingueranno entro questo secolo.»

Claudio Tuniz, in la Lettura #234, pag. 9

Aristotelismo

Quello che davvero appassiona Aristotele è affrontare i problemi e cercare di risolverli. Non c’è niente che non meriti un po’ di attenzione e di tutto Aristotele s’interessò, senza distinguere tra alto e basso, nobile e volgare.
Trascorse vent’anni con Platone, discutendo di dialettica, astronomia e metafisica; ma intanto raccoglieva le opinioni della gente comune, convinto che tutti potessero offrire spunti utili per avanzare nella comprensione dei problemi. E per le sue ricerche scientifiche non si vergognò di frequentare allevatori, pescatori, cacciatori, interrogandoli sulla respirazione degli uccelli o su come copulano i polpi. Quando non ci pensava direttamente lui, inseguendo una rana in uno stagno o scrutando con attenzione un embrione di pollo: i suoi lavori zoologici (che costituiscono una parte consistente della sua produzione scritta, non andrebbe mai dimenticato) sono pieni di allusioni alle sue ricerche sul campo. «Non si deve nutrire un infantile disgusto verso lo studio dei viventi più umili: in tutte le realtà naturali vi è qualcosa di meraviglioso».
Filosofia non vuol dire del resto proprio questo, un amore (philia) per la conoscenza (sophia), tutta? «La natura offre grandissime gioie a chi sappia comprenderne la causa, cioè sia autenticamente filosofo». Così, ad avere la pazienza di leggerli (perché a volte ci vuole proprio pazienza: i testi di cui disponiamo sono gli appunti personali delle lezioni, non opere destinate alla pubblicazione), si scopre che gli scritti di Aristotele sono pieni di problemi, domande, difficoltà – piccole crepe nel poderoso edificio del sapere, insignificanti solo in apparenza, soprattutto quando in discussione è l’uomo.

Mauro Bonazzi, in la Lettura #235, pag. 18