miti e incertezze

Com’è noto, nel panorama organicistico del Kulturkreis che Frobenius delinea, i paideumi attraversano una fase di Ergriffenheit, un momento aurorale creativo di concettualizzazione e metaforizzazione primaria a cui appartengono sia le prime forme d’arte sia la mitopoiesi “genuina”, per poi passare attraverso un periodo di Ausdruck, o fase di sviluppo e maturazione, a cui fa séguito l’Anwendung, stadio (decadente) di meccanicizzazione e tecnicizzazione, in cui gli stessi tratti identificativi del paideuma si degradano in funzione di uno strumentalismo deteriore. L’Anwendung frobeniana e la macchina mitologica di Jesi, figli di due differenti temperie storico-culturali e di due tradizioni di ricerca ben distinte, trovano in certo modo insospettabili consonanze nei risultati d’inquadramento dei problemi, ferma comunque restando la radicale diversità dell’Einblick di partenza. Il possibile nesso concettuale fra la dinamica dell’Anwendung (tecnicizzazione-strumentalizzazione) e il paradigma della macchina mitologica asservita alla Gewalt è abbastanza evidente in sé: la conclusione, che a taluno parrà forse curiosa, se non addirittura forzata, è che in sostanza il concetto frobeniano di un contesto culturale deteriorato dal dominio di un tecnicismo finalizzato al controllo ingloba e implica di fatto come caso particolare la speculazione jesiana relativa al degrado del mito in un’atmosfera storica alterata e miticizzata, funzionale a un qualsiasi ideologismo asservitore.

http://www.nazioneindiana.com/2012/01/15/miti-e-incertezze-del-mito/

6 per 7, 42


Riguardo al togliere il punteggio da 1 a 6:
ognuno ha metri di giudizio diversi, e magari a due persone piace lo stesso libro, ma uno decide di dargli 6, e l’altro vuole magari segnalare anche un altro libro, e così dà 4, per dare 2 ad un altro. Non è che ha abbassato il voto per fare un’altra segnalazione? Il voto “giusto” sarebbe stato 6 o 4? Se hai due segnalazioni, è vero che non puoi pesarle, ed il singolo lettore ha meno scelta, ma sulla quantità dovrebbero venire comunque fuori i libri ritenuti migliori da molti. Il problema della valutazione sulla quantità di lettori è che, causa distribuzione (per distribuzione intendo tutte le varianti per cui un libro può capitare in mano ad una persona), un libro venga letto da 30 persone, e un altro da solo una. Ma questa è una cosa che accade anche ora, e si vedono libri con 1, 2, 3 punti (evidentemente votati – forse anche letti? – da 1 persona, o 2 o 3).

(http://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/fare-lobby/#comment-159475)


“non intendevo dire che quei ipotetici 7 avrebbero spinto un amico, ma solo che si eviterebbe che il giudizio di pochi contasse più che quello di alcuni di più, ma con punteggio minore”
Innanzi tutto ti faccio notare che rendendo tutto trasparente tu non avresti questi dubbi su come un libro ha raggiunto 42 punti. Sapresti se è stato letto e votato da 7 persone (7×6) o se è stato letto e votato magari da 21 persone (21×2). E allora, a questo punto, se il criterio per te più importante per determinare la qualità è il numero delle letture, leggeresti il secondo. Tenendo conto che però nessuno dei 21 ha dato a quel libro un punteggio alto: forse è un libro molto buono per tutti ma non eccellente. Io invece preferirei correre un rischio, e leggerei quello letto da 7 per vedere se è un capolavoro come dicono quei votanti o no. Se non mi piacesse dovrei dedurre che: 1 io e loro abbiamo gusti molto diversi o opinioni critiche sulla letteratura molte diverse —- oppure 2 loro hanno spinto un libro non meritevole evidentemente perché ha prevalso un voto basato su aspetti affettivi e non critici. Tendenzialmente non sono un tipo portato a sospettare o vedere malafede facilmente, quindi probabilmente sarebbe la 1. Postilla la 2 prevede anche un voto condizionato affettivamente ma in buonafede.

(http://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/fare-lobby/#comment-159497)

escludo


io ESCLUDO NEL MODO PIU’ CATEGORICO che qualche appartenente di NI, lasciamo stare Gianni e Franco B., che me ne aveva informato, abbiano votato per il mio romanzo per il fatto che io faccio parte del blog; perchè se fosse così me lo avrebbero detto, perchè tra di noi non abbiamo questo tipo di rapporto, perchè sono tutte persone che leggono tanti libri, e che hanno tanti amici “pubblicanti” ben più vicini di quanto lo sia io per loro; tu forse non puoi concepirlo, ma io sono una persona molto isolata, vivo all’estero, frequento un ambiente di ricercatori scientifici …

(http://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/fare-lobby/#comment-159346)

élite


Io invece, guarda un po’, godo di notevoli privilegi sociali (frequento persone di alto livello intellettuale: come te, ad esempio, o Gianni Biondillo, o Carlo Cannella: di tutti e tre ho il numero di telefono nell’agenda, e questo non è da tutti); di privilegi di censo (non che guadagni molto, in generale, ma ogni tanto riesco a farmi pagare bene o vinco un premio letterario eccetera); un pochino di potere editoriale ne ho, e se ne ho pochino e non tanto è perché non ho badato molto a incrementarlo; e di prestigio ne ho da vendere, anzi da regalare. Se confronto la mia vita con quella (dignitosissima) del mio vicino di casa, indubbiamente io sto in una élite e lui no.

(http://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/fare-lobby/#comment-159257)

sussurri e grida

Ora che il re è stato denudato da un potere economico più forte, e l’Italia si è svegliata in un mondo più ampio di Berlusconia, cerchiamo di emanciparci al più presto. Impariamo a dire e fare senza sussurri e grida. Prima che, di nuovo, sia troppo tardi.

Helena Janeczek

http://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/liberta-viglilata/

I giovani

Matteo Renzi è un uomo pericoloso, e così il suo progetto politico. Partiamo dalla persona. Renzi è pericoloso perché di cartapesta. Come quei mostri dei fumetti che li colpisci e si sgonfiano, ché dentro non c’era nulla. E’ proprio questa la sua massima pericolosità: dentro Renzi c’è il nulla. Ma il nulla, se messo bene in scena, risulta simpatico. E’ adattivo. Scivola, si dà la forma che il contesto richiede. Il Renzi, quando parla, recita la parte del furbetto, ma è una parte serena. Non si scompone mai, sorride, ammicca, è un muro di gomma che evita ogni tipo di rappresentazione del conflitto – inscrivendosi così in quella che è la sua vera heimat, quella democristiana.

Marco Rovelli, da: http://www.nazioneindiana.com/2011/11/02/noi-siamo-i-giovani-del-surf/

apparecchiature prostetiche?

C’è il serio rischio che il punto di riferimento per la ricostituzione di una com-munitas, cioè di una società in cui ognuno è titolare di un munus, contributo-remunerazione sociale (per seguire alla lontana Roberto Esposito), sia una delle tante cerchie di im-munes, di membri di un ordine professionale riverito e forte che ha, ben ritagliato nello spazio pubblico, il suo témenos di prerogative di casta. A un livello più ampio, mentre i più diversi centri di potere (grande capitale, classe dirigente, chiesa cattolica, mafie) si ritagliano a vario titolo e in vari contesti spazi sempre più larghi di immunità, e lo spazio vitale dell’homo com-munis viene così svilito, sminuito e diminuito sempre di più, insieme alla sovranità e all’autorità pubblica, si cerca diffusamente nell’ambito del diritto (inteso in senso ampio di funzione giuridica e godimento di diritti irrinunciabili) quello che con Schmitt possiamo chiamare un campo di neutralizzazione dei conflitti storico-sociali, un ambiente socioculturale dove riparare, a cui ricondurre ultimativamente i conflitti, perché siano risolti e neutralizzati -Schmitt vedeva nella tecnica come dominio sulla natura il campo di neutralizzazione dominante nell’età contemporanea. Fatto sta che mentre la tecnica è di per sé un campo di neutralizzazione cieco (come Schmitt stesso nota), in pratica non è un vero campo di neutralizzazione, ma solo un insieme di apparecchiature prostetiche, nel frattempo ognuno dei sullodati centri di potere ha la forza di tutelare i suoi privilegi a danno di tutti, almeno fin dove cominciano i privilegi di un altro centro di potere…

(da: www.nazioneindiana.com/2011/09/04/la-societa-incivile-e-il-diritto-come-campo-di-neutralizzazione/)

esitazioni elegiache?

Pare invece che la rappresentabilità dell’universo del lavoro post-fordista abbia trovato nella prolifica macchina del romanzesco nazionale una nicchia di mercato favorevole, disposto a scommettere sulle prospettive di impatto “mediatico” di una letteratura tempestivamente definita “post-industriale”, divisa tra forme di fiction più o meno ibride e i modelli vulgati dell’inchiesta o del reportage a tenuta narrativa. Rimuovendo o “medicalizzando” il conflitto sociale (la materialità del reale) con dosi massicce di un’affabulazione sin troppo lineare e elegiaca, si tratta di romanzi o pseudo-romanzi che contribuiscono a dilapidare il patrimonio antagonista, utopistico e libertario lasciato in eredità dalla migliore letteratura industriale (e post-industriale) del secolo passato. Sono esperienze intellettuali che non si sottraggono, ma partecipano all’inerzia nella quale vivacchiano l’inconscio e l’immaginario collettivo, il mainstream che collega le condizioni reali e i riflessi sociali della nuova fase di organizzazione del lavoro ora alle retoriche vittimarie e al volontarismo moraleggiante, ora alle esitazioni elegiache degne di una nuova Arcadia; ora infine a idealtipi o a frame del tutto inespressivi come “precariato”, “emigrazione intellettuale”, “nuovi schiavi”, “morti bianche”.

(da: www.nazioneindiana.com/2011/07/28/la-verifica-dei-saperi)

DISCORSI CRITICI

— La questione è semplice: bisogna costruire un punto d’osservazione che permetta di cogliere le modalità con cui il significato dei fatti è stato amputato, veicolato e infine promosso a strumento del consenso attraverso cui rendere accettabile uno stato di cose di per sé inaccettabile. Vogliamo che realtà e memoria s’incontrino, per poi fondersi nelle forme di un discorso letterario che assurge a un valore testimoniale esplicitando nel presente ciò che il passato contiene per aprirlo al futuro. Giusto?

— Giusto.

— Un’apertura al futuro che scalza e dimette le strategie retoriche impiegate dagli apparati preposti a stabilire oggettivamente ciò che è vero e ciò che è falso. È qui che la storia ritorna all’elemento da cui proviene, al linguaggio. E sappiamo che anche l’anti-rappresentazione è una forma di rappresentazione: è la pratica teorica di sfidare le leggi della rappresentazione, proponendosi di rappresentare l’irrappresentabile e dire l’indicibile. Continua a leggere “DISCORSI CRITICI”