Revolutionary Road

François Duhamel, Kate Winslet in Revolutionary Road directed by Sam Mendes

Come ti ho detto, la sensazione che ho condiviso con la protagonista di Revolutionary Road è stata quella di sentirsi in trappola, senza scampo: di vedersi chiudere, seppure in modo morbido e subdolo, le vie di fuga. Di vedersi negare l’anelito a vivere in modo approriato, accettabile, a esercitare un livello minimale di scelte, secondo le proprie inclinazioni.
Così la vita ti frega, portandoti alle scelte sbagliate, facendo scegliere te (quindi con tua responsabilità) ma condizionandoti in modo irreversibile. Da lì non puoi più nulla, puoi solo rammaricarti e recriminare, quindi soffrire. Nei casi estremi, estirparti. Oppure puoi, se hai la forza, rasserenarti e fregare tutti, semplicemente estirpandoti i desideri e mantenendo il livello biologico nella norma: vivere e godere delle non-disgrazie e della conseguente normalità, e degli indubbi privilegi che ciò comporta. Quindi, restare nella gabbia e osservare il fuori con occhio pacificato, con la sola consolazione di aver capito.

LE COSE

escher03Quando le cose vanno molto male, oltre a relativizzare, come insegnano, bisogna riprendere possesso di sé, ritrovare la padronanza del proprio essere. Io sono, è la prima cosa da dire. Se Io sono, faccio delle cose. Impiego i miei sensi, la mia intelligenza, la mia volontà, la mia socialità. Quindi devo proseguire la mia vita nella sua forma normale (se mai una normalità s’è configurata).
Attendere che accada ciò che non accade è a volte insopportabile; anzi, lo è quasi sempre, o molto spesso, o il più delle volte. Lo è e basta. Aspettare che accada ciò che può risolvere una parte del problema, o una parte cospicua, se vogliamo. Un giorno mi sono chiesto quali sono le ragioni per continuare a stare nel mondo. Se queste ragioni ci sono, esponiamole: io sono qui per farmi convincere della loro validità, non per negarle, quindi non ho preclusioni di sorta. Non parto prevenuto: al contrario, cerco argomentazioni che smentiscano il tono negativo del mio sentire. Si tratta di cambiare intonazione, insomma.