Tempi di record

Interpretare l’andamento dell’economia mondiale è diventato molto difficile, visto che fra gli analisti economici c’è un sostanziale equilibrio fra gli ottimisti e i pessimisti. Di certo, i mesi estivi hanno contribuito ad aumentare l’incertezza: dopo l’ottimismo d’inizio anno, in cui si parlava di uscita dal tunnel e di recessione ormai dietro le spalle, ci si è resi conto che l’economia statunitense (quella che condiziona il mondo intero) non è affatto facile da stimolare, e che farla tornare ai ritmi di crescita necessari per recuperare in fretta il crollo produttivo del 2008-2009 sarà un’impresa difficilissima e incerta. I dati produttivi e soprattutto quelli occupazionali parlano chiaro: nonostante il Pil degli USA sia in ripresa da quasi cinque trimestri, l’economia americana non riesce a creare lavoro. Continua a leggere “Tempi di record”

Ottimismo

Si sa che i governi devono essere ottimisti per ruolo istituzionale. A cominciare dal presidente americano Obama e a finire con gli altri, che ora non possono permettersi di dare ulteriori stimoli fiscali all’economia e possono solo sperare che questa si riprenda da sola. Ma l’economia può riprendersi da sola se c’è un ritorno generalizzato alla fiducia, altrimenti è difficilissimo, se non impossibile.
Da parte loro, le grandi banche continuano a spremere i mercati con le solite operazioni corsare, visto che riescono a fare utili solo con le attività di trading di Borsa e di gestione degli investimenti altrui; e devono intensificare queste attività finché possono farlo, visto che — quando verranno applicati i cosiddetti princìpi di Basilea III — i loro margini di manovra verranno molto ridotti.
Dunque, l’unica strada è spingere i consumatori all’ottimismo e gli investitori all’acquisto. Ovviamente, usando gli arnesi del mestiere: diffusione di buone stime di crescita futura per far notizia (poi solitamente riviste al ribasso); truccamento dei bilanci di grandi società per nasconderne i punti deboli; esaltazione dei recenti utili in crescita, trascurando però che i fatturati restano stagnanti e aumenta la disoccupazione; speranza che siano sufficienti i ritmi di crescita dei paesi emergenti per trainare la ripresa delle vecchie economie.
I persuasori son sempre al lavoro, dunque.