Quattro anni fa

claudio-scajola-carcere-3


L’arresto di Claudio Scajola mi fa tornare in mente le mie osservazioni di quattro anni fa, quando venne a galla l’affare (a sua insaputa) dell’appartamento vista Colosseo:

 


“Non mi lascio intimidire”, dunque.
Ma il problema è che quando i media ti addentano — specie in un momento così delicato (scontro all’ultimo sangue nel Pdl) e per una questione così rilevante (quasi un milione di euro occultati al fisco, anche se l’episodio riflette una pratica diffusa, quella di non dichiarare le cifre intere nelle compravendite immobiliari) — non è facile liberarsi senza danni. Come minimo bisogna mettere in conto pantaloni sdruciti e lesioni profonde alle chiappe.

https://ferrucci.wordpress.com/2010/05/01/non-lasciarsi-intimidire

Annunci

I mezzi e il fine

10_672-458

Un principe deve fare grande attenzione a che non gli esca mai di bocca una parola che non sia piena delle cinque qualità sopra indicate. Deve apparire, a guardarlo e a udirlo, tutto clemenza, tutto lealtà, tutto onestà, tutto umanità, tutto religione. Niente gli è più indispensabile dell’apparire religioso. Gli uomini, in generale, giudicano più con gli occhi che con le mani, perché tutti vedono e pochi toccano con mano. Tutti vedono quello che tu sembri, ma pochi toccano con mano quel che tu sei, e questi pochi non osano opporsi all’opinione dei molti, che oltretutto sono protetti dall’autorità dello Stato. Nel giudicare le azioni degli uomini, e soprattutto dei prìncipi – che non possono essere convocati in giudizio – non si guarda ai mezzi, ma al fine. Il principe faccia quel che occorre per vincere e conservare il potere. I mezzi saranno sempre giudicati onorevoli e lodati da ognuno, perché il volgo bada sempre alle apparenze e al risultato. E nel mondo il volgo è da per tutto. Le minoranze non contano, quando le maggioranze hanno dove appoggiarsi. Un principe dei nostri tempi, che è meglio non nominare, predica sempre pace e onestà, ma non ha mai rispettata né l’una né l’altra. Del resto, se le avesse rispettate, avrebbe più volte perso la sua autorità o i suoi Stati.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XVIII-5, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

 

ad personam

giulio_11_672-458

Ho sempre più l’impressione che il dibattito politico sia divenuto squisitamente ad personam, come le particolarissime leggi che si cerca di approvare in via prioritaria. La cosa fa specie, anche se ormai ci siamo così abituati che quasi non ci facciamo caso. Non so come sia il dibattito politico negli altri Paesi europei, anche vicini al nostro, e non nascondo che mi piacerebbe conoscere cosa si dice ad esempio in Francia o in Germania. Non sul nostro Paese naturalmente, quello già lo sappiamo, bensì sulla loro situazione politica: come l’affrontano, quali i toni dei dibattiti, quale il tenore dell’eticità e della passione civile. Il mio amico commercialista — che potrebbe esser mio padre e che considero un padre spirituale anche per tutto ciò che gli devo — ha una sorella che vive in Francia, così è in grado di riferirmi a grandi linee di cosa si parla su Le Monde, o Liberation, o Le Figaro. Che parlino male di noi è tristemente noto, non solo perché si sono sempre sentiti superiori, ma anche perché ormai ci considerano ostaggi di un’incomprensibile incantesimo, se non di una stregoneria vera e propria; quindi sarebbe più interessante farsi un’idea sul loro approccio ai temi più ampi e prospettici, e anche interni. Sento come il bisogno di un contributo significativo di consapevolezza, che non può certo venire dall’osservazione del teatrino di casa nostra.

 

Spiazzamento (refrain)

Magazzino3

Cos’è lo spiazzamento? O meglio, come l’hanno ottenuto? In vari modi. Dicendo le cose e poi smentendole subito dopo, quando le reazioni non si rivelano quelle previste; fare affermazioni che sembrano indicare qualcosa di preciso, per poi darne un’interpretazione difforme per rintuzzare le critiche; togliere gli elementi di chiarezza e di stabilità per sostituirli con elementi d’instabilità e di vaghezza, in modo da indebolire e rendere soggetti alle iniziative discrezionali che si vorranno prendere. Quali gli elementi chiave? Confondere. Dissimulare. Negare. Relativizzare le affermazioni, renderle plastiche e malleabili. Cambiare direzione senza un percorso chiaro. Usare slogan semplificati al massimo. Fingere di somigliare a chi si ha di fronte. Fingersi solidali per mascherare l’interesse opportunistico sotteso a tutto. Anteporre l’affarismo assoluto facendolo passare per interesse generale. Esibire una scala di valori edonistica ed egoistica, facendola apparire come naturale. Porre l’avere, il possedere, in cima a questa scala di valori. Usare tecniche collaudate di condizionamento e di persuasione. Anteporre la furbizia all’intelligenza. Togliere valore e sostanza alla solidarietà. Usare l’offesa e lo scherno come strumenti di comunicazione e intimidazione. Millantare. Mentire. Insinuare. Subornare e sobillare. Imporre la propria ignoranza come unità di misura per riformare un Paese.

 

Grillo JP Morgan

jpmorganGRILLO

Dopo la rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza delle Repubblica, vediamo cosa pensa la banca d’affari statunitense J.P. Morgan.
In una nota di ricerca, ha fatto la raccomandazione di acquistare titoli di Stato della periferia dell’Eurozona, quindi anche italiani, con la motivazione che la rielezione di Napolitano allontanerebbe il rischio immediato di elezioni anticipate. Perché è questo, a quanto pare, lo spauracchio principale per i mercati. J.P. Morgan scommette dunque su un governo di larga coalizione “pilotato” dal Capo dello Stato; quanto al Partito Democratico, ne segnala la situazione di “rischio esistenziale” (cosa evidente a molti).
Si osserva che molti nostri investitori sarebbero “scarichi” di titoli italiani, e quindi, con la ripresa generale degli acquisti, sarebbero costretti a comprarne anche loro, contribuendo al calo dei tassi e dello spread. Che gli investitori esteri stiano rientrando in acquisto sui nostri titoli di Stato l’hanno già segnalato il Fondo Monetario Internazionale e la Banca d’Italia: pare dunque che la cospirazione di cui tanto si parla non ci sia (anche perché non si capisce a chi gioverebbe cospirare contro l’Italia). Nessuno ha cospirato, pare, contro la Grecia o l’Irlanda o il Portogallo: soprattutto perché si è capito che, se qualcuno viene espulso dall’Euro, poi rischiano di uscire tutti. E l’ipotetica esplosione di un Paese come l’Italia arriverebbe a distruggere l’Eurozona, provocando un piccolo “tsunami” nel resto del mondo.

Qui non si è ancora risolto nulla, ovviamente. Difficile pensare ad un governo di “svolta”, è più probabile un governo di “manutenzione”, che servirà soprattutto a rassicurare i mercati (che, come si sa, reagiscono nell’immediato). Il Partito Democratico è al capolinea, il movimento di Grillo è sempre confuso e immobilizzato. Grida e minacce, per lo più a vuoto. L’apparato politico istituzionale è granitico: non basta improvvisare comizi via web per incrinarlo. Sul piano delle riforme economiche i 5Stelle hanno solo ricette salvifiche suggestive, che servono al capopopolo per assumere il ruolo di “protettore” della democrazia, che impedisce lo scatenarsi di una guerra civile.
Naturalmente, i riti di “democrazia diretta” via Web fanno ridere: solo chi è poco avvezzo alla navigazione in Rete può prenderli sul serio. Sia per le “parlamentarie” sia per le “quirinarie” non si è potuto sapere né il numero dei partecipanti online né i voti ottenuti dai vari candidati. Così, accade che i primi due “designati” dal popolo della Rete lasciano il campo al terzo, il giurista che sembra essere il più pericoloso per il Pd, vista la sua personalità e indipendenza. Tutto fa molto marketing: il tentativo di un’operazione “virale” (come quelle che vanno di moda), che non è riuscita perché qui l’accesso alla Rete è ancora limitato e frammentato.
Sembra chiaro che la priorità di Grillo sia di annientare il Pd, ovvero di nutrirsene, prendendogli la fascia di elettorato più arrabbiata e suggestionabile. Tanta democrazia, a parole: ma l’intento è quello del plebiscitarismo (vuole il 100% dei voti) e del divieto di dibattito interno vero. Sotto certi aspetti sembra l’altra faccia della medaglia che raffigura il capo del Pdl: addirittura estremizzato, per questo fa così paura. Perché quel che accadde nel 1994 potrebbe accadere ancora.

 

Qualcosa accadrà (3)

bersani_bindi

Con le dimissioni di Pierluigi Bersani e Rosi Bindi dai loro ruoli, dopo il pasticciaccio della mancata formazione di un governo e delle fallite candidature alla presidenza della Repubblica, è chiaro che nella sfera politica qualcosa deve accadere. Ed era ora.
A questo punto, sono anch’io in attesa che qualcosa accada: un cambiamento sostanziale — e sostanzioso — di ciò che son stati i miei ultimi anni. Sono in attesa perché da un po’ vedo segnali che vanno in quella direzione, e lo spirito sta riprendendo respiro. A proposito di respiro: devo re-imparare a respirare, perché nel tempo la tensione mi ha portato a sincopare i respiri, a fermarli e a non completarli. Un po’ di ginnastica, anche lieve, mi aiuterebbe a riprenderne il ritmo fisiologico.

 

miei Prodi

3-trombati-458x280

courtesy Daw Blog

Ho proposto, insieme a Renzi e a tanti altri, che il candidato alla quarta fosse Romano Prodi, perché credevo che sarebbe stato un ottimo Presidente della Repubblica e che avrebbe potuto trovare i voti del Pd, quelli di Monti (trovo incredibile che Monti non abbia votato Prodi, o forse no) e aprire un dialogo con il M5S sul futuro di questa legislatura. Ho parlato con decine di deputati del M5S per spiegare loro che ci avrebbe consentito di fare le cose che in queste pagine abbiamo sempre scritto, ma non c’è stato verso, perché loro avevano Rodotà. Inutile ragionare. Nemmeno del fatto che l’elezione di Prodi avrebbe potuto spostare l’attenzione dall’asse Pd-Pdl a quello del Pd-M5S, che era il vero obiettivo. Mi hanno detto che è vecchia politica. Infatti sarà eletto un presidente che non è Prodi, e nemmeno Rodotà. All’insegna della coerenza, chiaramente.

Non abbiamo ‘abbandonato’ Rodotà, come scrivono molti commentatori che la sanno lunga: abbiamo solo cercato di mantenere uno schema non inciucista (per capirci) che avesse anche i voti. E Prodi era la persona giusta, credevamo, per tenere insieme questi due principi.

Ora, molti chiedono: “perché non Rodotà?”. E si incazzano anche con me, che Rodotà l’ho pure votato. Tre volte. La risposta la trovate qui sotto: Rodotà non ha i voti, in quell’aula. Se il Pd non ha votato Prodi, è un po’ difficile immaginare che voti Rodotà. Perché c’è una parte del Pd che non guarda al M5S ma a destra. Spero sia chiaro a tutti. Ed è questo il vero problema.

leggi tutto:
http://www.ciwati.it/2013/04/20/perche-non-rodota

 

fata JP Morgan

220px-Glaskugel_CrystalBalljp_morgan_chase

JP Morgan, la nota società finanziaria newyorchese (di cui la Fata Morgana potrebbe essere un’ascendente), ha già stabilito che il prossimo Presidente del Consiglio italiano sarà Pierluigi Bersani, con il probabile appoggio della coalizione guidata da Mario Monti. Poi ha aggiunto che “nel medio termine” la premiership del leader del Pd sarà “difficile”.
Jp Morgan lo scrive in una nota dedicata alle elezioni italiane, ovviamente dopo aver consultato la sfera di cristallo, precisando che “c’è una buona probabilità che il Governo possa durare solo uno o due anni”. La banca d’affari sostiene che Bersani, futuro Presidente del Consiglio, avrà diverse “ovvie difficoltà”: dovrà gestire “una coalizione eterogenea”, affrontare “un’opposizione efficace (e in alcuni casi cinica)” dagli avversari del Pdl e operare “in un contesto nel quale le forze radicali anti-europee restano forti”.

 

Spiazzamento

Cos’è lo spiazzamento? O meglio, come l’hanno ottenuto? In vari modi. Dicendo le cose e poi smentendole subito dopo, quando le reazioni non si rivelano quelle previste; fare affermazioni che sembrano indicare qualcosa di preciso, per poi darne un’interpretazione difforme per rintuzzare le critiche; togliere gli elementi di chiarezza e di stabilità per sostituirli con elementi d’instabilità e di vaghezza, in modo da indebolire e rendere soggetti alle iniziative discrezionali che si vorranno prendere. Quali gli elementi chiave? Confondere. Dissimulare. Negare. Relativizzare le affermazioni, renderle plastiche e malleabili. Cambiare direzione senza un percorso chiaro. Usare slogan semplificati al massimo. Fingere di somigliare a chi si ha di fronte. Fingersi solidali per mascherare l’interesse opportunistico sotteso a tutto. Anteporre l’affarismo assoluto facendolo passare per interesse generale. Esibire una scala di valori edonistica ed egoistica, facendola apparire come naturale. Porre l’avere, il possedere, in cima a questa scala di valori. Usare tecniche collaudate di condizionamento e di persuasione. Anteporre la furbizia all’intelligenza. Togliere valore e sostanza alla solidarietà. Usare l’offesa e lo scherno come strumenti di comunicazione e intimidazione. Millantare. Mentire. Insinuare. Subornare e sobillare. Imporre la propria ignoranza come unità di misura per riformare un Paese.

Punto di partenza


Qualche giorno fa ho scritto che “l’epoca è finita, il ciclo è al termine”. Mi riferivo al quasi-ventennio che ci ha accompagnati dall’esplosione di Mani Pulite nel 1992 fino ad oggi. Lo ricordo, quel 1992, ricordo i primi arresti, il clima di cambiamento che sembrava alle porte. Da lì nacque il berlusconismo che tanto ha cambiato il Paese, quel fenomeno che secondo me ci ha resi più deboli e meno consapevoli, perché con le sue continue e sistematiche manovre di spiazzamento ci ha tolto molte coordinate e ci ha confuso l’orientamento. Con un Ventennio che termina, si deve ricostruire, e questo da sé può rappresentare qualcosa di buono: un punto di partenza.