piano quinquennale

mappa-mentale

Dunque, facciamo il piano quinquennale (una delle buone cose di una volta, alla maniera dell’Unione Sovietica). Scriviamo su un foglio i dieci obiettivi “operativi” e “di vita” che ci sembrano importanti. Si può disegnare la mappa dei traguardi futuri per aree di interesse: ad esempio il lavoro, la famiglia, la cultura, il sociale. Poi lasciamo decantare il tutto per una decina di giorni, in modo da sviluppare una riflessione che possa meglio definire quanto si è tracciato. Se a fare questo si avverte una resistenza emotiva, è perché ci si sente inconsciamente inadeguati ai traguardi da raggiungere: non bisogna dargli peso, perché sono paure infondate. Naturalmente, l’elenco degli obiettivi non dev’essere troppo complicato: meglio iniziare dai desideri più semplici e ovvi; è bene anche non pretendere un eccessivo rigore. Ecco, quest’ultima per me è la parte più difficile, essendo tipicamente un perfezionista.

 

Priorità

Per spender bene le proprie giornate — o, più sommessamente, per non sprecarle — bisogna saper riconoscere le priorità: le cose che vanno fatte prima di altre, in un ordine che ne rispetti la reale importanza. Già lo scriveva Lee Iacocca — il leggendario dirigente dell’industria automobilistica americana — una trentina d’anni fa nella sua autobiografia.
In genere, i problemi e gli impegni quotidiani vengono affrontati all’impronta, così come si presentano: perché tendiamo a farci condizionare da ciò che “reclama” più forte. Questo ci mette in difficoltà, spesso facendoci perder di vista i contorni delle cose, facendo “sfumare” il disegno del nostro orizzonte operativo. Così si finisce per rinviare proprio quei compiti che sarebbero prioritari e decisivi.
Dicono che questo accade perché ciascuno di noi ha la naturale tendenza a concentrarsi sulle cose che richiedono meno sforzo e a rinviare quelle più impegnative, che di solito sono le più rilevanti. Quante volte ci sono cascato, in gioventù: lunghi anni di inefficienza operativa e di ansia soffusa, che m’accompagnava da mattina a sera. Spesso il problema era la concentrazione: riflettere, valutare, pianificare sono attività che richiedono una concentrazione molto maggiore di quella utile per seguire la semplice routine. E così, per questa pigrizia inconscia, si resta fermi al palo.