· 99

breccia_slide-980x360


Per me
è difficile insegnarti a essere ligia, perché sono appunto un “maestro nel perdere tempo”. Ma la vita è fatta soprattuto di “cose pratiche”, che spesso sopravanzano e rendono obsolete tutte quelle speculazioni che ci hanno impegnati e preoccupati in precedenza. Pensare di fallire un obiettivo agognato ci dà l’immagine di un castello di carte che crolla: ma è un’immagine del tutto fuorviante, perché si concentra sul concetto in sé e non tiene minimamente conto del fattore “realtà del mondo esterno”: un fattore che invece è molto più importante e decisivo, perché è con quel fattore che ci si dovrà confrontare, e non con altri, è sul quel campo che ci si dovrà esprimere, e non altrove. Alla fine dei conti, potrebbe anche aprirsi una porta che dà molte opportunità e soddisfazioni, che spiana il terreno a un ulteriore maturare e a traguardi molto gratificanti, mentre il corso delle cose proseguirebbe comunque, per portarci al suo compimento. La vera forza sta nel far progetti e guardare avanti, nel darsi da fare, a prescindere dalle proprie performances del momento. Anch’io tendo a rammaricarmi per il tempo perso, eppure l’esperienza mi ha insegnato che c’è un tempo per ogni cosa: se una cosa, pur anelata, non riesce in un certo periodo, significa che non era il suo momento. Per noi il momento è arrivato ora, e sta facendo emergere e coagulare molti, moltissimi nostri bisogni, e dà voce e sfogo a tutto ciò che ci è maturato dentro negli ultimi anni.

 

Autenticità

breccia 1

Be’, in fondo io e te non la pensiamo in modo molto diverso, nonostante i presupposti differenti… La metafora del “siamo tutti sulla stessa barca” la uso spesso anch’io, perché vedo questa nostra umanità, pur frammentata in tanti modi di pensare e vivere diversi, condividere una stessa sorte, quella di trovarsi sballottata in questa vita così difficile e ignota, piena di dolore, sofferenza ma anche gioia; in mezzo a sentimenti ed esperienze che spesso abbiamo l’impressione di poter controllare solo in parte, quando va bene; se non ce ne sentiamo addirittura in balìa.
L’altro elemento che ci unisce, ma penso che unisca un po’ tutte le persone che, come te e come me, si pongono domande, è il bisogno di autenticità. Che si creda in un senso della vita oppure no, questo bisogno di autenticità è davvero forte, perché ci rendiamo conto che spesso siamo indotti a vivere una vita (e a costruirci una personalità) fasulla, in cui ci immergiamo in tante distrazioni pur di non guardare chi siamo veramente. E che siamo fragili, “nudi”, quasi piccoli insetti rispetto all’enormità dell’universo (eppure, nonostante ciò, spesso così arroganti nel voler piegare la natura, i nostri fratelli e il mondo intero ai nostri capricci), è un’altra verità che puoi trovare nei testi dei filosofi (di tanti secoli fa), nella Bibbia e anche nei pensieri di chi, come te, non crede. In questo senso sì, la verità è una sola anche se ci si arriva per strade diverse che sembrano lontane…

http://alidargento.wordpress.com/2013/03/14/francesco/#comment-12590

 

· 84

Risposta ad un invio


Ieri il nostro scambio incrociato di lettere è stato tremendo! Ne avevamo due per volta in circolazione! Non facevamo in tempo a rispondere a una che ne trovavamo un’altra arrivata nel frattempo! Ho passato tutta la sera a scriverti, alla fine (già ero stanca dalla giornata trascorsa). Ma è stato bello, vero? Eravamo come un fiume in piena, avevamo tutte quelle cose da dirci e non riuscivamo a fermarci. Dopo che ci siamo salutati, essendo stanchissima sono corsa subito a letto, ma avevo addosso ancora tutta l’agitazione della serata e non riuscivo a rilassarmi, allora ho letto un po’ de “L’uomo a rovescio” di Fred Vargas e – guarda caso – ecco cos’ho letto:
Lawrence faceva rotta verso Camille, tirando la moto al massimo. Giorni e notti che non la vedeva. Gli mancava tutto. Le sue parole, il suo viso, il suo corpo. Aveva vissuto momenti massacranti, e aveva bisogno di lei. Camille lo tirava fuori dal silenzio, dall’isolamento.
Ho pensato alle volte che sei corso da me, perché avevi bisogno di vedermi. Per esempio quando ero in biblioteca e non dovevamo vederci, ma a un certo punto tu m’hai mandato un messaggio dicendo che avevi bisogno di venire da me solo per mangiare un tramezzino insieme e poi tornavi subito via, e io all’una son venuta lì e tu m’hai abbracciata e ti sei messo a piangere perché eri triste a causa del tuo malessere. Ti ricordi? Però quel brano descrive anche l’urgenza che provo io; ho lo stesso bisogno di vederti che Lawrence prova per Camille e che tu provi per me. Siamo uguali in questo: sia a me che a te manca tutto dell’altro. E ci tiriamo fuori reciprocamente dal silenzio e dall’isolamento. Perciò, dopo aver letto questo brano e esser stata inondata da questi pensieri rassicuranti, mi sono sentita rilassata e tranquilla e ho potuto dormire serena (un grazie a Fred Vargas!).

 

· 82

Archivio personale N 2


Prima ho pensato al rapporto che ho con la scrittura. A volte ho letto di scrittori importanti che dicevano più o meno di “scrivere per sopravvivere”, cioè come esercizio vitale. Io, invece, passo molto tempo senza scrivere. Ma qui sto scrivendo parecchio, a dir la verità: ogni giorno mi dedico all’esercizio vitale di scriverti e di leggerti, e non riesco a immaginare un giorno in cui ciò non avvenga. Lo faccio per vivere, dunque, e finora siamo arrivati a riempire molte pagine. Non solo: come sai, non sono quasi mai riuscito a tenere un diario, mentre ora lo sto scrivendo attraverso il nostro carteggio. È un diario che vorrebbe recuperare gli anni di cui non son riuscito a lasciare traccia, e questo grazie a te, che m’hai contagiato con il tuo amore per la letteratura e per la testimonianza, e per le emozioni e la vita interiore e i moti dell’animo. Mi sa che tu mi stia facendo diventare scrittore sul serio, credo stia accadendo questo. Sto acquisendo quella dignità e quella maturità a cui anelavo, rendendomi conto di esserci ancora lontano. E tu mi ci stai portando per mano. Non solo mi stai ricostruendo: mi stai ri-creando.

 

tornare indietro

pier augusto breccia


Devo smetterla di pensare all’ipotetica, fantasiosa, irrealizzabile possibilità di tornare indietro nel tempo — anche solo di poco — per adottare i comportamenti giusti e ri-arrivare a oggi con i vantaggi conseguenti. Facile, sarebbe, come sarebbe facile viaggiare nei secoli con la Macchina del Tempo dell’omonimo romanzo, che ho appena finito di rileggere: si sale sulla macchina e si muovono le leve in avanti e poi indietro, per tornare ai nostri giorni e raccontare ciò che si è visto. A me piacerebbe viaggiare all’indietro, di molti anni, ma devo convincermi una volta per tutte che il semplice pensiero è una sciocchezza, che non merita di esser presa in considerazione nemmeno come puro esercizio di fantasia.
Se le cose sono andate in un certo modo, che a posteriori ci è apparso intollerabile, a un certo punto bisogna farsene una ragione. Se poi lo scorrere della vita si stabilizza, nel senso che una serie di cose torna a posto, allora si potrebbe anche usare la spugna e dare il proverbiale colpo che cancella tutto. Perché non farlo? Non mi risulta ci siano norme cogenti che lo escludono, quindi resta una facoltà di cui ci si può avvalere. Tirare una riga e andare accapo, dice qualcuno; buttarsi tutto alle spalle, dice qualcun altro; rimettere i nostri debiti e quelli dei nostri debitori, dice qualcun altro ancora. Insomma, ricominciare si può.

 

· 79

Archivio personale - prime pagine


Quando dico
che la tua scrittura è “sensuale” intendo una serie di cose insieme, alla base delle quali sta la tua capacità di rappresentare “in presa diretta” (cioè, rendendole in modo immediato, senza filtri) le sensazioni e le emozioni dei personaggi, nelle varie situazioni. Che si tratti di attrazione fisica, di paura, di rabbia e così via, tu in poche pennellate riesci a rendere immediatamente quel tipo di sensazione, favorendo in modo incredibile l’immedesimazione col personaggio, “simpatico” o “antipatico” che sia. Perché sei bravissimo a passare da un punto di vista all’altro dei vari personaggi senza soluzione di continuità, sembra di entrare di volta in volta nella loro mente nel loro corpo; perché un aspetto di questa sensualità è che i corpi, nei tuoi scritti, sono sempre ben presenti, non si può prescindere da essi nel comprendere i personaggi. E questo mi piace molto. Mi piace la naturalezza che hai nel parlarne e nel descriverli (e questo è un altro aspetto della “sensualità”) e riguardo poi nello specifico al desiderio fisico, sei insuperabile. Una cosa del genere – così potente – l’ho trovata solo in alcuni brani di Jack London, che ho sempre considerato il cantore numero uno del desiderio: che si tratti di una bella bistecca da mangiare (oggetto di un suo stupendo racconto sulla boxe) o del collo di un marinaio da cingere con le mani (come accade in Martin Eden, dove lei desidera toccarlo in quel modo) tu, lettore, desideri quelle stesse cose, anche se sei vegetariano o non t’interessano i colli dei marinai. E lo stesso accade leggendo te. Anche nel caso del racconto, ciò che lo rende inquietante è questa vena pulsante (in questo caso di passioni violente: desiderio privo di amore, rabbia, ambizione, ossessione ecc.) che attraversa e percorre in profondità tutto il testo, per cui anche una semplice situazione conviviale, descritta in modo impeccabile e cristallino, in realtà viene “stravolta” perché il lettore attento percepisce questa forza e questa tensione che c’è sotto, fatta di tante cose. Ecco più o meno cosa intendo per sensuale. Non so se mi sono spiegata. Non so se ti ci riconosci. Diciamo che sotto il tuo stile classico pulsa una potenza espressionistica che riesci a incanalare bene e con misura, sfruttandola al meglio.
Cioè, io ci vedo questo.

 

· 76


Lo sai?
Oggi, altro che riposare: dopo pranzo, anche se qui ci sono 40 gradi (veri, non per dire), ho fatto le grandi pulizie, ho pulito e lucidato tutta la casa (per lasciarla in ordine) cantando e ballando come una Baccante invasata per due ore e mezzo. Poi ho preso la bici e sotto il solleone sono partita per la stazione, ma pensa: per strada stavano facendo dei lavori e il vento ha sollevato un nuvolone di polvere e terra! Ci son finita proprio in mezzo, tossivo, mi lacrimavano gli occhi, mi bruciava la gola… che ridere, neanche fossi Fantozzi. Poi, alla fine del viaggio, siccome oggi la mia carrozza-bici era quella di testa e la porta di uscita del vagone era rotta, il capotreno e il macchinista mi hanno preso la bici e l’hanno fatta scendere dalla porta del locomotore! E io con lei! Sono stata nel locomotore, capisci? Nel sacrarium del macchinista! Il quale, modestamente, mi ha fatto i complimenti per la mia bicicletta, e non erano di pura cortesia: l’ha proprio guardata bene, toccata e ha notato un sacco di particolari, come i filetti sulle ruote, e ha detto che quasi quasi vorrebbe comprarsene una così. Gli ho dato le dritte su dove andare. E anche nello scendere e risalire le scale del sottopassaggio (cosa che comunque so fare da sola) sono stata spontaneamente aiutata da due signori gentili. Troppa grazia! Sono contenta che sia andato tutto bene. I miei son arrivati solo mezzora fa, a causa della pignoleria di mia madre. Allora, mentre aiutavo mio padre a portar su i bagagli (per la maggior parte roba di mia madre, ovviamente), gli ho detto che con tutta quella pazienza s’era senz’altro guadagnato un sacco di Punti Paradiso, anzi un vero Bonus: e lui mi ha detto No, dopo la giornata di oggi in Paradiso ci vado dritto filato. Santo subito!

 

· 75


Sto per dire una sciocchezza. Pur non sentendomi un cultore di valori cristiani, pur essendo stato per molti anni un blasfemo, pur avendo infranto molti comandamenti, pur non avendo quasi conosciuto la pratica religiosa, non mi stupirei di scoprire che sono, nell’intimo, un buon cristiano. Bisognerebbe tirarlo fuori dalle tenebre, ripulirlo e “restaurarlo”, e nutrirlo, il cristiano che è in me. Quindi dovrei trovare una serenità, poter passare le giornate lontano da te tranquillo, senza angustiarmi per il mio senso d’insufficienza, e smetterla di costringerti a medicarmi da ferite e sbucciature. Penso che il Cielo dovrebbe darmi tregua, non lo pensi anche tu? Vorrei fare la cosa migliore, non sbagliare insomma, comportarmi bene.
Nel frattempo, starei per ore a parlare con te, a chiederti cose sulla tua vita, sui tuoi desideri, sulle tue esperienze. Sono attentissimo alle tue espressioni, quando i tuoi occhi sorridono felici, e poi diventano intenti o seri, o riflessivi per quello che dico. Quando passa un’ombra sul tuo sguardo mi chiedo cosa può esser stato, quale pensiero ti ha attraversata. La tua anima, i tuoi pensieri sono un campo che vorrei esplorare: sei troppo interessante e rara, così enigmatica anche, nella tua trasparente semplicità. Ecco cos’ha la tua “semplicità”: è enormemente ricca, nasconde una complessità che è il tuo piccolo grande enigma.

 

· 71

La fragilità, il senso d’inutilità e inadeguatezza, son cose che conosco. E sono certo che il tuo stato d’animo cambierà: ti sentirai più sicura e tutto acquisterà più senso. Ci arriverai presto, perché hai troppo talento, sei troppo brava e volenterosa. E poi ispiri fiducia e simpatia, e sprizzi un’intelligenza così densa da essere palpabile. Hai un grande futuro, si tratta solo di fare i tuoi percorsi, che concluderai rapidamente. Tu puoi mantenere la tua fragilità, non devi per forza indurirti: devi rimanere te stessa. Ma consapevole del tuo valore e non succube della prepotenza, o della prevaricazione, o della soggezione altrui. Che nessuno t’impedisca di esprimere liberamente la tua personalità: perché hai una personalità bella forte. E confesso che essere con te dà senso alla mie giornate, mi fa sentire d’avere il diritto di vivere. È un investimento per il  mio futuro, perché ogni incontro con te è un tassello del patrimonio che mi vado costruendo dentro: significa cominciare a riscuotere il credito che sento di avere verso la vita, “riprendermi i miei diritti”, come scrissi tempo fa.