Sirena

Antonietta Raphaël, Sirena, olio su tavola

«A un certo punto Mafai dovette sentirsi tallonato dal genio incondito e smisurato della moglie, fino a compiere quello che ai nostri giorni sarebbe stato considerato un gesto indebito e deplorevole, di obbligare la moglie ad abbandonare la pittura, in cui rischiava di apparire superiore al maschio di casa, per imbracciare la scultura, nel che Antonietta non si sentì per nulla spiazzata, anzi, continuò a modellare con le materie plastiche i suoi mascheroni, le sue cariatidi slabbrate, aperte a conca, ad abbracciare tanto spazio. In sostanza, anche in quell’arte che non era proprio la sua prima scelta, seppe manifestare il fondo leggendario e stupefacente che si portava dietro dalla nascita, risultando anche su questo fronte ben lontana dai nostri migliori scultori del suo tempo, che si portavano dietro un senso delle misure, tenendosi non lontani dal mantenimento di un cauto equilibrio, anche se poi per la forza dei tempi alcuni di loro scivolarono verso il geometrismo astratto».

imbecillitas 2

Hieronymus Bosch, La nave dei folli, 1490-1500

Al polo opposto di questa natura di tenebre, la follia affascina perché è sapere. Essa è sapere, in primo luogo, perché tutte quelle figure assurde sono in realtà gli elementi di un sapere difficile, chiuso, esoterico. (…)
Un altro simbolo del sapere è l’albero (l’albero proibito, l’albero dell’immortalità promessa e del peccato); un tempo piantato in mezzo al Paradiso terrestre, esso è stato sradicato e forma ora l’albero maestro della nave dei folli, come si può vedere sull’incisione che illustra la Stultiferae naviculae di Josse Bade; è certamente esso che dondola sopra la Nave dei folli di Bosch.

Michel Foucault, Storia della follia nell’età classica

Gelmeroda IX

Lyonel Feininger, Gelmeroda IX, oil on canvas, 1926. Museum Folkwang, Essen

11. La Mia Jessica

Henri Rousseau, Il sogno, 1910

Diceva che gli uomini sono educati dalla società a non piangere diversamente dalle donne e quindi si liberano con la sessualità. Sosteneva che dopo aver pianto si vedeva finalmente il mondo senza una patina blu davanti, e a chi le faceva notare che dopo il pianto le sacche lacrimali sono vuote e perciò più leggere, ribatteva che era proprio la vista che si faceva più ariosa e leggera. O qualcosa di simile. Aveva affermato che con gli anni stando da soli e non in coppia fissa si diventa più esigenti e selettivi, indipendentemente che si sia uomini oppure ragazze. Ragazzi o invece donne. Ribatteva che uno agli inizi non le andava bene perché le aveva ricordato troppo la madre di lei — per la tenerezza — e per questa ragione agli inizi lo aveva messo da parte sinché alla fine non si era riconciliata con la madre e quindi anche col tenero e sentimentale amatore. Arguiva dai suoi ventisei anni ricolmi di vita e di esperienza e di passione e di fede in queste sostanze elencate che: — dopo un certo periodo una regina veniva sempre spodestata — e che comunque anche la regina successiva si sedeva anche lei sopra lo stesso genere di tesoro, che è suo e solo di lei e della donna soltanto — e perciò stesso cercava di innamorarsi di altri uomini che non le ricordassero finalmente più il padre — anche perché il padre anni prima aveva un amico che ci aveva provato con  lei e dopo che lei lo disse al padre al telefono quasi vent’anni dopo, pianse — il padre e non lei — la figlia lo dedusse dal silenzio che le arrivava dall’altra parte del telefono — ché gli uomini sembra sappiano piangere in telefono mentre le donne piangono sempre al momento giusto e attribuiscono le colpe alle persone che se le sono meritate — mentre chi non piange, incassa e poi riversa tutto al momento sbagliato, nelle circostanze sbagliate. Aveva un tatuaggio piccolo e colorato di Alice e dello Stregatto sul braccio destro. Un braccio sottile come l’albero da cui era entrato il Bianconiglio, suppongo. 

Andrea Bianchi

Chessmen One

Anwar Jalal Shemza, Chessmen One, oil on canvas, 1961. Tate, London

The painting Chessmen One depicts four horizontal rows of black chess pieces which increase in height from the top down. They are set against a lightly textured pale blue background. Each row of chessmen is decorated with sinuous linear detail in different colours, red on the top row, blue on the second, cream on the third and green on the fourth. Each horizontal division between the rows is painted in one of these colours. The chessmen are depicted in a schematic, near abstract frontal view that emphasises the flatness and two-dimensional surface of the canvas…

https://www.tate.org.uk/art/artworks/shemza-chessmen-one-t13333