Consigli sentimentali

Trattate bene la vostra solitudine
e la sua.
Baciate la sua nuca
all’improvviso.
Noi siamo bestie
che possiamo farci delle gentilezze.
Ricordatevi William Blake:
«Chi desidera ma non agisce, alleva pestilenza».
Diffidate della psicologia, l’inferno
del chi sei tu e del chi sono io.
Arrendetevi quando vi portano rancore
per i torti che vi hanno fatto.
Diffidate di chi vi fa la Tac
ma poi non vuole spendere tempo per la cura:
quando non hanno tempo
lasciate stare, non è una storia d’amore;
quando non dovete avere pretese,
quando dovete essere garbati,
lasciate stare, non è una storia d’amore.

Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi, Chiarelettere, Milano 2017

I Go Back to May 1937

By Sharon Olds

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I see them standing at the formal gates of their colleges,
I see my father strolling out
under the ochre sandstone arch, the
red tiles glinting like bent
plates of blood behind his head, I
see my mother with a few light books at her hip
standing at the pillar made of tiny bricks,
the wrought-iron gate still open behind her, its
sword-tips aglow in the May air,
they are about to graduate, they are about to get married,
they are kids, they are dumb, all they know is they are
innocent, they would never hurt anybody.
I want to go up to them and say Stop,
don’t do it—she’s the wrong woman,
he’s the wrong man, you are going to do things
you cannot imagine you would ever do,
you are going to do bad things to children,
you are going to suffer in ways you have not heard of,
you are going to want to die. I want to go
up to them there in the late May sunlight and say it,
her hungry pretty face turning to me,
her pitiful beautiful untouched body,
his arrogant handsome face turning to me,
his pitiful beautiful untouched body,
but I don’t do it. I want to live. I
take them up like the male and female
paper dolls and bang them together
at the hips, like chips of flint, as if to
strike sparks from them, I say
Do what you are going to do, and I will tell about it.

http://www.poetryfoundation.org/poem/176442

L'amico, il potente, il suicida

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Di poeti pubblicabili, cioè leggibili (anche se poco vendibili) in Italia ce ne sono circa una dozzina, magari anche venti, o se proprio si vuole si arriva a trenta. Non c’è quindi sufficiente materia per alimentare e tenere in vita le grandi, medie e minime collane che esistono. E’ ovvio, è inevitabile che si pubblichi semplicemente quello che c’è, procedendo secondo ben noti opportunismi (tanto la critica di poesia beve tutto oppure tace): prima viene l’amico, poi l’amico dell’amico, poi quello che si mette al tuo servizio, prima ancora quello che ha potere, o quello che insiste e non demorde, quello che se non lo pubblichi si inalbera, quello che poi te la farà pagare, quello che minaccia il suicidio…

http://www.ilfoglio.it/cultura/2015/07/15/avviso-al-fatto-se-la-collana-di-poesie-mondadori-chiude-perch-non-ci-sono-pi-poeti-pubblicabili

Uccidere la cultura II

Il periodo del postmodernismo, nell’ultimo ventennio del Novecento, non è stato, soprattutto per la narrativa, di alto livello. Alla stagione di Calvino, Volponi, Pasolini, Sciascia, Morante è seguita quella di Eco, Tondelli, Tabucchi, autori interessanti e talora notevoli (soprattutto Tondelli e un certo Tabucchi), ma privi dell’impatto dei maggiori autori della stagione precedente. Anche in poesia nessuno dei nuovi autori ha raggiunto l’autorità di Zanzotto, Luzi, Sanguineti, Sereni, Caproni, Fortini. Qualcosa di nuovo sta succedendo negli ultimi anni, col tramonto del postmodernismo. Dopo Gomorra si assiste a un “ritorno alla realtà” (come si dice in linguaggio giornalistico) e a tematiche civili soprattutto nella generazione degli scrittori più giovani (ma anche fra gli anziani qualcosa di nuovo si vede, penso a Balestrini e a Siti). Il guaio è che la narrativa è fortemente condizionata dalla politica miope dell’industria culturale, che ormai punta solo al successo economico immediato e mira a un profitto da raggiungersi non più sulla massa delle pubblicazioni, ma addendo per addendo, libro per libro. L’industria insomma immette sul mercato troppa merce avariata, inquinandolo alle radici. Si salva la poesia, perché non fa mercato. L’Italia è un paese dove tutti scrivono poesie, ma nessuno le legge e le compra. I libri di poesia sono solo sporadici fiori all’occhiello delle case editrici. Ciò garantisce alla poesia una nicchia, molto discreta e appartata, di sopravvivenza. Quanto ai premi letterari, sono troppo subordinati alla industria culturale per poter costituire una valida alternativa.

Romano Luperini

http://temi.repubblica.it/micromega-online/luperini-il-ventennio-berlusconiano-ha-ucciso-la-cultura/