la notte


L’altra sera mi son sentito proprio male, lo confesso. Ieri invece ho tenuto abbastanza, nonostante il debito di sonno, anche perché nella semioscurità mi sono appisolato pesantemente sulla poltrona che tengo di sotto, vicino a questa scrivania. E’ una poltrona sulla quale è rischiosissimo sedersi, perché generalmente ci si perdono i sensi per almeno un’oretta (chi l’ha provata lo sa). Mi son risvegliato di colpo, per il telefono che squillava, con un intontimento pesante come piombo. Riprendere a muovermi per prepararmi per la notte è stata un’impresa. Qui la notte è buia, tranne quando c’è la luna (in quei casi la luminosità è stupefacente), e intorno solo i piccoli suoni della vita selvatica. La porta di casa, quella principale, non è mai chiusa a chiave: sarebbe troppo rischioso, perché se poi uscissi da quella di sotto e questa mi si chiudesse inavvertitamente alle spalle, sarei fregato. Dunque, c’è una semplice porta-finestra che si apre girando la maniglia, quindi qualunque “malintenzionato” potrebbe entrare e sorprendermi nel sonno. Metto le virgolette per sottolineare l’inconsistenza della definizione, visto che qui è impossibile che vita umana si aggiri nel buio, trattandosi di aree collinose semiboschive, con terreno poco amichevole se non accidentato e pericoloso, e radi abitanti poco abbienti se non poveri tout court — anche se son convinto che molti nascondano banconote sotto il classico mattone o nel materasso. E poi si sveglierebbero prima gli animali, da cortile, da stalla, da guardia: qui sono più numerosi degli umani. Dunque, niente malintenzionati qui, neanche a pagarli.

 

Attività produttive 2

Riprendendo quanto avevo scritto il 1° giugno (quasi due mesi fa), ribadisco: con tutti i guai che si sono scatenati ultimamente — i più recenti sono l’avventura dell’ex-ministro Aldo Brancher e la sua condanna in primo grado a due anni di reclusione, nonché le ipotesi di reato a carico dei coordinatori del Pdl Nicola Cosentino (dimessosi da sottosegretario) e Denis Verdini (dimessosi dalla presidenza della sua banca, immediatamente commissariata dal ministro dell’Economia per gravi irregolarità) — continua a passare in secondo piano il fatto che non abbiamo ancora un ministro delle Attività produttive, ovvero dell’Industria, e che non si sa a chi si avrà il coraggio di assegnarlo, vista la questione — quantomeno epocale — che sta ponendo la nuova politica industriale della Fiat.

Attività produttive

Con tutti i guai che si sono scatenati ultimamente — dalla falla petrolifera nel golfo del Messico alla crisi finanziaria europea fino all’ultimo assalto militare israeliano alle navi pacifiste — è passato in secondo piano il fatto che non abbiamo ancora un ministro delle Attività produttive, ovvero dell’Industria, e che non si sa chi avrà il coraggio di ricoprire quel ruolo. Come alle elezioni per la regione Lazio, dove nessun esponente del Pd ebbe il fegato di candidarsi come successore dello scandaloso Marrazzo, ora il posto di Ministro dell’Industria sembra scottare. E Silvio Berlusconi sembra confermare la sua ossessione per la “gnocca”, visto che sta tentando di metterci alla guida una bella donna: prima ha platealmente offerto il ministero alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e dopo il rifiuto di questa l’ha proposto alla ancor più bella Luisa Todini, capitana d’industria nel ramo delle costruzioni. Ma anche quest’ultima ha abbozzato, e sembra non aver nessuna voglia di concedersi.
La ragione principale di questi rifiuti sembra evidente: è impensabile che due capitane d’industria, padrone assolute nel proprio ramo, vadano a fare le signorine signorsì alla corte dell’Imperatore, per dar lustro alla sua immagine. In più, vediamo che questa immagine — insieme a quella dell’intero Governo — si sta deteriorando sempre più, e questo certamente non aiuta.