Nemici

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Senza dubbio i prìncipi diventano grandi quando superano le difficoltà e le opposizioni. La fortuna pertanto, soprattutto quando vuol far diventare grande un principe nuovo – bisognoso di prestigio più di un principe ereditario – gli crea nemici che conducano imprese contro di lui, dando modo al principe stesso di superarle. In tal modo, grazie alla scala che i nemici gli hanno offerta, egli può salire più in alto. Molti, perciò, sono convinti che un principe saggio deve crearsi apposta qualche nemico per sconfiggerlo, e in tal modo diventar più grande.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XX-6, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

Temuti o odiati

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Il principe deve farsi temere in modo tale che, pur senza farsi amare, gli riesca tuttavia di non farsi odiare. Si può essere temuti e nello stesso tempo non odiati. E anzi il principe riuscirà sempre a raggiungere questo risultato se rispetterà i beni dei suoi cittadini e dei suoi sudditi, nonché le loro donne. Se gli è necessario colpire qualche famiglia, lo faccia, ma soltanto se egli dispone di una giustificazione adeguata e di una causa evidente. Si astenga soprattutto dal prendere la roba degli altri, perché gli uomini dimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio. D’altra parte le occasioni per depredare qualcuno non mancano mai. Chi comincia a vivere di rapine trova sempre occasioni per impadronirsi dei beni altrui, mentre le occasioni per colpire le famiglie sono più rare e più brevi.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XVII-3, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

Bersanologia

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Da mesi – forse addirittura da anni, ma certamente durante la campagna congressuale – Renzi va a dire in giro “cosa ha in mente per il partito”, “qual è la sua idea di PD”, “cosa pensa del governo”, “cosa pensa del welfare”, eccetera. Lo sa chiunque abbia aperto un giornale negli ultimi 150 giorni, chiunque abbia acceso la televisione durante i talk show: lo sanno tutti i suoi oppositori, che infatti per mesi hanno criticato le sue idee sul welfare, sul modello di partito, eccetera. D’istinto, viene da pensare che Bersani cada in una delle molte contraddizioni in cui cadono spesso quelli che criticano Renzi sulla base dei luoghi comuni: accusarlo contemporaneamente di essere senza idee e di avere idee di destra.

http://www.francescocosta.net/2013/12/10/bersanologia

Amati o temuti

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Da ciò nasce un problema: se sia meglio essere amati piuttosto che temuti, o se sia meglio essere temuti piuttosto che amati. La risposta è che si vorrebbe essere l’una e l’altra cosa, ma poiché è difficile mettere insieme le due cose, risulta molto più sicuro, dovendo scegliere, esser temuti piuttosto che amati. Degli uomini in generale, difatti, si può dire questo: che sono ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, timorosi dei pericoli, avidi dei guadagni. Finché fai i loro interessi e non hai bisogno di loro stanno tutti dalla parte tua; ti offrono il sangue, i beni, la vita e i figlioli, come già dissi. Non appena cominci ad aver bisogno di loro, ti si rivoltano contro. E quel principe che si è interamente fondato sulle loro parole, se è privo di altre difese, perde il potere, poiché le amicizie basate sul pagamento di un prezzo, e non sulla grandezza e nobiltà d’animo, è come se fossero prese a prestito, non diventano veramente tue e, al momento del bisogno, non le puoi spendere. Gli uomini hanno meno timore di colpire uno che si faccia amare, piuttosto che uno che si faccia temere. L’amore è infatti sorretto da un vincolo di riconoscenza che gli uomini, essendo malvagi, possono spezzare ogniqualvolta faccia loro comodo. Il timore, invece, è sorretto dalla paura di essere punito, che non ti abbandona mai.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XVII-2, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

Vizi e virtù

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Ognuno dirà che sarebbe cosa lodevolissima se, di tutte le sopradescritte qualità, un principe possedesse soltanto quelle che sono ritenute buone. Ma non è possibile averle né rispettarle interamente, perché la condizione umana non lo consente. E’ dunque necessario che un principe sia tanto saggio da evitare l’infamia di quei vizi che gli farebbero perdere il potere. Deve guardarsi, se possibile, anche dai vizi che non glielo fanno perdere ma, se ciò non gli è possibile, può abbandonarsi a essi senza troppa paura. Non si faccia scrupolo, anzi, di incorrere nel biasimo procuratogli da quei vizi senza i quali gli riuscirebbe difficile salvare il potere. Tutto considerato, ci sono qualità aventi l’apparenza di virtù, che conducono il principe alla rovina, e qualità aventi l’apparenza di vizi, che lo conducono invece alla sicurezza e al benessere.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XV-3, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013