Sapiens destruens

Bansky, Fast Food Caveman

«Storie simili si possono raccontare per le Americhe, dove, in assenza di altre specie umane, esisteva una meravigliosa biodiversità nei grandi mammiferi dell’era glaciale. Il loro destino era comunque segnato. Con la comparsa dei primi Sapiens, arrivati da nord attraverso l’attuale Alaska, circa 15 mila anni fa, in poco tempo scompaiono la tigre dai denti a sciabola, cammelli ed elefanti arcaici, e innumerevoli specie di bisonti. In tutto, in Nord America spariscono 34 su 37 generi di grandi mammiferi e in Sud America 50 su 60 generi. In tempi più recenti, sempre in coincidenza con il nostro arrivo, si estinguono tutte quelle specie che non avevano imparato a temerci: nei Caraibi il bradipo gigante (5 mila anni fa), in Madascar il gigantesco uccello elefante, Aepyornis Maximus (2 mila anni fa), in Nuova Zelanda i grandi uccelli Moa (800 anni fa), nelle isole Mauritius il Dodo, Raphus cucullatus (500 anni fa). Le estinzioni dei grandi animali in Africa e in Eurasia hanno avuto un andamento più lento, poiché in questi casi gli animali si sono evoluti con noi, imparando a temerci. Ciò nonostante si calcola che molti di essi si estingueranno entro questo secolo.»

Claudio Tuniz, in la Lettura #234, pag. 9

Annunci

Homo Naledi

01

“A causa della natura accidentata e ai molti passaggi claustrofobici della grotta, Lee Berger capì fin dall’inizio che la campagna di scavo non sarebbe stata semplice e che persone con caratteristiche particolari avrebbero dovuto farsi carico dell’estrazione fisica del materiale fossile dalla Camera di Dinaledi. Da uomo moderno qual è, molto pratico con le nuove tecnologie, Berger postò un annuncio su Facebook in cui chiedeva ai colleghi di spargere la voce che aveva bisogno di paleoantropologi con esperienza in speleologia e arrampicata e in particolare di corporatura esile per poter accedere agli stretti passaggi per arrivare alla Camera di Dinaledi. All’appello risposero circa sessanta persone e la scelta è ricaduta su sei donne che furono poi soprannominate Underground astronauts, le astronaute del sottosuolo.”

Damiano Marchi, in Micromega – Almanacco della scienza, 6/2016