La lettura come surrogato

«Perfino la più grande mente non è sempre capace di pensare da sé. Perciò essa fa bene a utilizzare il tempo rimanente per la lettura, la quale, come già è stato detto, è un surrogato del pensare autonomo e fornisce materia allo spirito, lasciando che un altro pensi per noi, sebbene sempre in un modo che non è il nostro. Per questa ragione non bisogna leggere troppo, affinché lo spirito non si abitui al surrogato e non disimpari a pensare da sé, affinché, dunque, non si abitui ad andare per vie già battute, e affinché il seguire il cammino dei pensieri altrui non lo estranei dal proprio cammino. Meno che mai, per colpa della lettura, ci si deve sottrarre completamente alla vista del mondo reale; giacché lo stimolo e lo stato d’animo idonei al pensiero autonomo subentrano senza paragoni più spesso quando la mente contempla il mondo reale, che non già quando essa è presa dalla lettura. L’oggetto dell’intuizione, il reale, nella sua originarietà e forza è, infatti, l’oggetto naturale dello spirito pensante, e riesce più facilmente di tutto il resto a eccitarlo profondamente.»

Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena. Scritti filosofici minori (1851), prefazione di Giorgio Colli, Adelphi, Milano.

#57

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Un ricordo impresso della casa in cui nacque è quando la madre si lanciò su per le scale fino all’ultimo piano, inseguita dal padre e dai fratelli, e lui – avrà avuto quattro anni – correva dietro di loro, e quando furono al salone erano tutti a urlare e a tenerla perché non si gettasse dal terrazzo, e lui s’infilava nella selva di gambe per difenderla, e mollava qualche calcio a qualcuno, e in seguito chiese scusa, ma forse non se n’erano neanche accorti, in una bagarre del genere con un bambino che nemmeno capiva.

Writing 76

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Comincio a pensare che incarni un approdo. Un punto in cui si arriva seguendo il richiamo al senso naturale. Un punto dove il conforto si fa palpabile, non più agognato e promesso, ma vero. E sperimentare il conforto, come sai esprimerlo e trasmetterlo tu, permette d’avviare una rigenerazione. Non più il peso di quel che è stato, che ero diventato, che non volevo aver fatto. Queste cose – così pesanti, condizionanti – ora si sono velate, per essere dismesse e trasferite altrove. Fantasmi che si possono guardare dall’esterno, per riconoscerne le forme e farne un consuntivo. Ed è un vivere diverso.

Writing 75

Dev’essere la mia continua ricerca di senso, questa invincibile resistenza al mollare del tutto. Continuo a trovare le cose, a osservarle, a pensarle, e le mostro, immaginando di condividerle con te. Di guardarle insieme, di parlarne, di rifletterci. E quando ti vedo in qualsiasi modo, anche per frammenti, provo un’emozione grande, perché hai tutta la bellezza che un essere umano può possedere. Hai creato un insieme formidabile, con l’impegno, la profondità, la determinazione, la chiarezza degli intenti. Oltre a essere integrale e delicata, sei forte e attenta, ineguagliabile, capace di costruire e di far luce. Per questo m’impressioni tanto. A volte sembra che il cuore prema per venire a te, e quando ti sento, anche nell’aria, sorrido sempre. Perché mi vedo vivo, avverto la mia forza, che mi fa qualcosa d’importante. Sentire il tuo sguardo mi porta avanti, mi dà senso. E mi dà vigore, perché il tuo sguardo, il tuo sorriso sono risananti e preziosi. Con la tua presenza mi dai cose che non avrei immaginato, per questo stento a definire ciò che provo: è un insieme profondo, che mi prende intero. Qualcosa di naturale, come naturale sei tu.


Writing 74

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A volte penso a come ho riconosciuto subito il tuo talento di vita, un talento così netto e chiaro da definire tutto il tuo insieme di bellezza. Un talento che si legge anche nella luce degli occhi, nel disegno del viso, nell’immediatezza del sorriso. Che quando si apre lo fa in modo diretto, spontaneo, coinvolgendo tutto il tuo essere. Perché sei delicata e forte, sei completa ma sempre in formazione, questa la cosa stupefacente.

Writing 73

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La tua forza è nella trasparenza dello sguardo e del linguaggio. Negli occhi che splendono. Nelle cose che dici, univoche, chiare, propositive, e positive. Nell’osservazione, dove dai sempre una forma comprensibile alla realtà. Sai interpretare e leggere le cose, le sai sentire, e sai trasmettere ciò che senti con generosa leggerezza. Nella critica sai costruire. Sai essere per gli altri, e sai essere per te stessa senza incertezze. Sai rispettare tutto, perché il mondo ti rende consapevole con naturalezza, e ti fa parte del suo insieme. Sei profonda in ogni cosa, anche quando tratti idee e situazioni leggere, quando sorridi alle stranezze e non resisti all’umorismo. Tutto ti esce con facilità, perché dentro te ferve il lavoro sulla complessità, con vigore e rigore. Sai offrire te stessa, e sai prendere dalla realtà ciò che fa crescere. Sai essere, sai mantenere, sai osservare, sai consolare, sai proteggere. E sai amare. Chi ha il tuo amore ha tutto.

Writing 71

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Resta da capire dove nasce l’enorme tenerezza che provo quando sono al tuo cospetto, anche se sei lontana. E come nasce, e perché. Anche per il pensiero di te, per il senso, l’immagine. Una tenerezza così grande e spontanea, così immediata, così rasserenante, forte: qualcosa che ho provato in tempi che non ricordo. Qualcosa di costitutivo, di formante, qualcosa che somiglia a un’iniziazione. Penso che un sentimento così completo, così intero, andrebbe esaminato per estrarne la natura, e farne campione. Ma analizzare una cosa così pura, che nasce direttamente dalla psiche, che emerge dall’insieme integrale dell’interiorità, non sarebbe possibile. Forse nemmeno sensato. Perché il solo pensiero si dissolve appena sorge, perché è l’umanità che si muove, che cerca, che si esprime, che reagisce. È ciò che tutti abbiamo dentro, il bisogno e la necessità, è l’inclinazione a esistere che porta a questo, penso. Dev’essere questo. Tu che compari, con la tua pienezza, e io che improvvisamente voglio esistere.


Writing 70

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Grazie a te ho intrapreso quello che non riuscivo ad affrontare. Guardandoti, osservandoti, sono riemerse le forze della consapevolezza, che sembravano sparite sotto la superficie. Le pensavo dissolte, invece non lo erano. I miei richiami non servivano, fino a quando sono risorte da sole, come suscitate dalla tua presenza, dal tuo esempio, dal tuo modo di vivere, dunque di esprimere cosa significa essere nel mondo. Perché sei sempre alla ricerca di significati, di relazioni, di connessioni: la curiosità e il bisogno di conoscere ti guidano, e nella ricerca esprimi la tua tensione al bello e al bene, all’umano. Una tensione pura. E l’affetto e l’amore ti sono connaturati, sono costitutivi di ciò che fai. Allora penso a chi sostiene che la vita e l’umanità, con i complessi meccanismi naturali che le governano, tendono al Bene. Che ogni malfunzionamento, malformazione, ogni malvagità che si verificano non sono che deviazioni da questa linea di continuo accrescimento dell’essere, che partendo dalle origini si realizza con l’incessante energia che muove tutto. E tu tendi al Bene, sei pura, vuoi sempre esprimere l’umanità nel senso migliore. Questo l’ho sentito subito, appena ti ho vista.

Writing 69

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Ciò che esprimi, e che susciti, è un’umanità piena. È una delle tue capacità naturali. Sai tratteggiare il vero e sai rappresentarlo con la felicità che t’appartiene, con l’attenzione, l’apertura, lo sguardo, la sobrietà del giudizio e il sorriso che affiora, sempre. E con la bellezza dello scegliere e del fare. Quando ti ho vista, e ti ho sentita, ho sentito anche me: perché hai saputo guardarmi e vedere, senza difficoltà. Hai saputo trasmettermi il tuo invito a essere. Forse è stato per il mio grande bisogno di aprirmi, di trovare una ragione, un bisogno che esiste ancora. E trovare te, un’umanità che sa vedere, che sa fondersi con le cose intorno senza condizionamenti, che sa essere, mi ha ricreato direttamente, senza passaggi intermedi. Sentire se stessi è una cosa così profonda e speciale che non la ricordavo: non so in che epoca posso averla vissuta, forse in quella dell’innocenza. E tu sei un dono che riassume tutto.

Writing 68

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I pensieri positivi che mi susciti sono molti. Sei una persona, una figura, una presenza, un’idea, una immagine bellissime. Incomparabili, per me. E indimenticabili in senso assoluto, perché niente e nessuno aveva lasciato questi segni. In te vedo anche la libertà: la libertà di pensiero e la coerenza intellettuale, e l’onestà. Perché sai usare la libertà concessa all’essere umano, sai integrarla con la vita e con il mondo, sai mescolarla con la spontaneità del fare. Sei un esempio stupendo. Con te sono tornato a capire, a sentire cos’è l’impegno, una cosa che avevo dimenticato. Saper guardare la realtà, saperla vivere, saperla leggere senza condizionamenti, con la forza della coscienza attenta, generosa, capace di dedicarsi. E poter riscoprire quell’autenticità che molti hanno dimenticato. Anche nel restituire il reale, nel dare forma alle cose, nel trovare l’equilibrio dello sguardo.

Autenticità

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La realtà è amica, è sincera, non dice mai il falso, ci si  può fidare di lei. È solo la mente che può mentire, che anzi molto spesso mente (ed è significativa questa assonanza tra “mente” e “mentire” e “menzogna” che l’italiano deriva dal latino, dove il sostantivo mens dà origine al verbo mentior, infinito mentiri). Solo l’uomo può essere inautentico, può introdurre la falsità, la menzogna, il raggiro. Non l’uomo in quanto corpo fisico, che a questo riguardo è assimilabile a una pietra (a livello di massa corporea siamo un insieme di gas e di minerali), è assimilabile a una pianta (nelle diverse forme di vita vegetativa come la circolazione sanguigna e il sistema linfatico), è assimilabile a un animale (a livello di istinto alla riproduzione, cura per la prole, aggregazione sociale non dissimile dalla logica del branco quanto a strutturazione gerachica e aggressività verso i diversi). L’uomo in quanto corpo (sóma), in quanto vita vegetativa (bíos) e in quanto vita animale (zoé) non può non essere autentico. È forzato dalla natura all’autenticità, perché non è libero. Ma laddove comincia la libertà, a livello di vita psichica (psyché) e soprattutto di vita spirituale (pnéuma), inizia anche la possibilità di essere inautentico. L’autenticità e il suo contrario riguardano l’uso della libertà, in primo luogo il controllo della mente e del linguaggio che ne fuoriesce.

Vito Mancuso, La vita autentica, Raffaello Cortina, Milano 2009, pp. 80-81

Writing 67

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Il tuo grandissimo valore si vede anche da qui. Come la realtà fisica non mente mai – la terra è terra, l’albero è albero, la pietra è pietra -, così tu sei legata al reale e ne riprendi l’autenticità, perché sai leggere il presente senza mentire, senza farti condizionare da ciò che può mettere in crisi la tua visione del mondo. Sai vegliare, ami essere attenta e coltivare l’autenticità dei pensieri, pronta a cogliere e a seguire ciò che è del mondo. Senza adottare categorie improprie o autoinganni consolatori. Sai leggere la contemporaneità e seguirne il senso, senza farti fermare, dunque sai essere. È anche questa – soprattutto questa – la bellezza, ed è anche lo splendore del tuo sguardo maturo, sempre fedele alla coscienza, a renderti bellissima.

Writing 66

 

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Anche solo la dolcezza dello sguardo e la morbidezza del sorriso ti rendono bellissima. Gli occhi, lo sguardo, sono comprensivi, accoglienti, vedono il bene. La bocca ha una piega dolce, esprime una benevolenza che riposa ed è sempre, sempre presente. La tua benevolenza non viene mai a mancare, anche quando ti trovi in situazione controversa, o di contrapposizione: come un fatto costitutivo che ti rende forte e speciale, unica. Il tuo modo di sorridere piegando la bocca, poi, tecnicamente un’asimmetria, dona alla tua bellezza un plus aggraziante e sbarazzino, che unito a quello sguardo così profondo e leggero a un tempo, crea un insieme formidabile, il più bello mai visto. Perché il tuo sguardo ha questo: è profondo, sa penetrare nell’anima, ed è anche leggero, sa trasmettere la levità dell’apertura e della benevolenza, della saggia comprensione. Vedere tutte queste cose, come già te le ho descritte, e di cui ogni giorno scopro qualche altra ricchezza, vederle tutte insieme, riunite così in armonia, e anche se ogni personalità ha le sue dissonanze la tua armonia resta l’impostazione di fondo, vederle manifestarsi con la leggerezza che hai e che sai trasmettere, vedere tutto questo, insomma, tutto insieme, è davvero un’esperienza unica, mai fatta così, è bellissima, arricchente, è ricostruttiva, è meravigliosa.

Writing 65

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Non solo mi hai insegnato, hai fatto molto di più: sei qualcosa che fatico a definire in poche parole, ci vorrebbe un libro. Le sfaccettature del tuo essere, della tua personalità, sono molte, sei una persona complessa, ricchissima, profonda, sei molte cose, hai molti significati, ispiri moltissimo, sotto tanti aspetti. Dunque, altro che insegnante: quello è solo un aspetto, importante, naturalmente: perché anche i tuoi doni alla mia interiorità sono come insegnamenti. Cose che restano, che segnano la vita. C’è un prima e c’è un dopo, come ti dissi, è come se tu avessi fatto ingresso dandomi luce, dandomi significato, dandomi chiarezza su molte, moltissime cose. Mi hai salvato da un buio che si stava consolidando. Mi hai dato un esempio e mi hai fatto vedere. Mi hai sorriso e mi hai dato attenzione. Mi hai tirato fuori guardandomi e parlandomi, ma è come se m’avessi tirato fuori da quel buio con le tue mani eleganti. La bellezza, naturalmente, il modo di percepirla, è un fatto personale. Ma ci sono aspetti, strutture della bellezza, che sono quelle, che sottostanno a un insieme apparente e lo permeano e lo caratterizzano e lo formano in modo decisivo. E che quindi escono dall’insieme, e si mostrano con chiarezza. E con splendore. Tu splendi, è così. La tua bellezza è grande, grandissima. Perché sei grande tu, sei meravigliosa. Grazie a Dio è proprio così: non una mia invenzione, ma una stupenda realtà.