masserizie

00

Rivedere il passato lo si fa sempre con nuovi bagagli, masserizie mentali che occupano lo spazio cerebrale e i moti cognitivi. Così si coltiva un’idea che cresce come una pianta, modificandosi via via e ingrandendosi – o allargandosi per tappezzare il terreno – e andando a creare l’idea di un passato. Che spesso non combacia con quello che è stato veramente, e va a interferire in modo importante con l’idea del futuro che, volenti o nolenti, dobbiamo maneggiare. O per coltivarla, o per vederla vuota e non saper che farci, o per rifiutarla.

Annunci

#59

Will Dielenberg, from The International Landscape Photographer of the Year

Finiamola di pensare alla fantasiosa, irrealizzabile possibilità di andare indietro nel tempo — anche solo di poco — per adottare i comportamenti giusti e ritornare a oggi con i vantaggi conseguenti. Facile, sarebbe, come viaggiare nei secoli con la Macchina del Tempo. Ma secondo le ultime teorie il tempo non scorre all’interno dell’universo: passato, presente e futuro sono rappresentati in un unico blocco. E all’interno di questo universo-blocco non è il tempo a scorrere, ma sono le forme di vita ad arrampicarsi per una linea che ne costituisce il tracciato. La cognizione del tempo, quindi, sarebbe una pura costruzione umana, cognitiva, concettuale e culturale.

Proscrizione

Questo tipo di narrativa era proscritto duramente dall’ufficialità letteraria. I lettori dei quotidiani ne andavano pazzi, ma i feuilleton bisognava importarli dall’estero, traducendoli. Pochi, pochissimi autori nostrani ne scrivevano, disonorandosi. Il coraggioso De Marchi ci si provò, col proposito di dimostrare che si poteva fare un buon libro anche tenendo in considerazione le esigenze e le attese di un pubblico più numeroso e meno acculturato. Non solo: pensò di adottare la struttura di un genere romanzesco ancora agli albori ma già di successo: il poliziesco o, come allora si diceva, il giudiziario. A caratterizzarlo era la narrazione delle procedure d’indagine relative a un caso delittuoso: donde l’appello alle emozioni truci, procedendo per colpi di scena sensazionali, salvo ristabilire l’ordine della giustizia in sede conclusiva.

Vittorio Spinazzola, dalla Introduzione, 2006.

La lettura come surrogato

«Perfino la più grande mente non è sempre capace di pensare da sé. Perciò essa fa bene a utilizzare il tempo rimanente per la lettura, la quale, come già è stato detto, è un surrogato del pensare autonomo e fornisce materia allo spirito, lasciando che un altro pensi per noi, sebbene sempre in un modo che non è il nostro. Per questa ragione non bisogna leggere troppo, affinché lo spirito non si abitui al surrogato e non disimpari a pensare da sé, affinché, dunque, non si abitui ad andare per vie già battute, e affinché il seguire il cammino dei pensieri altrui non lo estranei dal proprio cammino. Meno che mai, per colpa della lettura, ci si deve sottrarre completamente alla vista del mondo reale; giacché lo stimolo e lo stato d’animo idonei al pensiero autonomo subentrano senza paragoni più spesso quando la mente contempla il mondo reale, che non già quando essa è presa dalla lettura. L’oggetto dell’intuizione, il reale, nella sua originarietà e forza è, infatti, l’oggetto naturale dello spirito pensante, e riesce più facilmente di tutto il resto a eccitarlo profondamente.»

Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena. Scritti filosofici minori (1851), prefazione di Giorgio Colli, Adelphi, Milano.

#58/2

0

Un ricordo impresso della casa in cui nacque è quando la madre si lanciò su per le scale fino all’ultimo piano, inseguita dal padre e dai fratelli, e lui – avrà avuto quattro anni – correva dietro di loro, e quando furono al salone erano tutti a urlare e a tenerla perché non si gettasse dal terrazzo, e lui s’infilava nella selva di gambe per difenderla, e mollava qualche calcio a qualcuno, e in seguito chiese scusa, ma forse non se n’erano neanche accorti, in una bagarre del genere con un bambino che nemmeno capiva.

Writing 76

0

Comincio a pensare che incarni un approdo. Un punto in cui si arriva seguendo il richiamo al senso naturale. Un punto dove il conforto si fa palpabile, non più agognato e promesso, ma vero. E sperimentare il conforto, come sai esprimerlo e trasmetterlo tu, permette d’avviare una rigenerazione. Non più il peso di quel che è stato, che ero diventato, che non volevo aver fatto. Queste cose – così pesanti, condizionanti – ora si sono velate, per essere dismesse e trasferite altrove. Fantasmi che si possono guardare dall’esterno, per riconoscerne le forme e farne un consuntivo. Ed è un vivere diverso.

Writing 75

Dev’essere la mia continua ricerca di senso, questa invincibile resistenza al mollare del tutto. Continuo a trovare le cose, a osservarle, a pensarle, e le mostro, immaginando di condividerle con te. Di guardarle insieme, di parlarne, di rifletterci. E quando ti vedo in qualsiasi modo, anche per frammenti, provo un’emozione grande, perché hai tutta la bellezza che un essere umano può possedere. Hai creato un insieme formidabile, con l’impegno, la profondità, la determinazione, la chiarezza degli intenti. Oltre a essere integrale e delicata, sei forte e attenta, ineguagliabile, capace di costruire e di far luce. Per questo m’impressioni tanto. A volte sembra che il cuore prema per venire a te, e quando ti sento, anche nell’aria, sorrido sempre. Perché mi vedo vivo, avverto la mia forza, che mi fa qualcosa d’importante. Sentire il tuo sguardo mi porta avanti, mi dà senso. E mi dà vigore, perché il tuo sguardo, il tuo sorriso sono risananti e preziosi. Con la tua presenza mi dai cose che non avrei immaginato, per questo stento a definire ciò che provo: è un insieme profondo, che mi prende intero. Qualcosa di naturale, come naturale sei tu.


Writing 74

01

A volte penso a come ho riconosciuto subito il tuo talento di vita, un talento così netto e chiaro da definire tutto il tuo insieme di bellezza. Un talento che si legge anche nella luce degli occhi, nel disegno del viso, nell’immediatezza del sorriso. Che quando si apre lo fa in modo diretto, spontaneo, coinvolgendo tutto il tuo essere. Perché sei delicata e forte, sei completa ma sempre in formazione, questa la cosa stupefacente.

Writing 73

photo-tony-frissell-1947-from-an-underwater

La tua forza è nella trasparenza dello sguardo e del linguaggio. Negli occhi che splendono. Nelle cose che dici, univoche, chiare, propositive, e positive. Nell’osservazione, dove dai sempre una forma comprensibile alla realtà. Sai interpretare e leggere le cose, le sai sentire, e sai trasmettere ciò che senti con generosa leggerezza. Nella critica sai costruire. Sai essere per gli altri, e sai essere per te stessa senza incertezze. Sai rispettare tutto, perché il mondo ti rende consapevole con naturalezza, e ti fa parte del suo insieme. Sei profonda in ogni cosa, anche quando tratti idee e situazioni leggere, quando sorridi alle stranezze e non resisti all’umorismo. Tutto ti esce con facilità, perché dentro te ferve il lavoro sulla complessità, con vigore e rigore. Sai offrire te stessa, e sai prendere dalla realtà ciò che fa crescere. Sai essere, sai mantenere, sai osservare, sai consolare, sai proteggere. E sai amare. Chi ha il tuo amore ha tutto.