Counseling II

carl r rogers

Una quarta caratteristica del rapporto di counseling è che esso è privo di qualsiasi pressione o coercizione. Lo psicologo abile si guarda bene dall’imporre i propri desideri, le proprie reazioni o i propri pregiudizi in sede terapeutica. L’ora appartiene al soggetto, non al consultore. Consigli, suggerimenti, pressioni per adottare un comportamento piuttosto che un altro: tutto ciò deve essere estraneo alla terapia. Come vedremo nel nostro ulteriore esame del processo terapeutico, ciò non costituisce una sempice limitazione negativa, un rifiuto inerte a influenzare l’individuo, ma serve a creare un terreno fecondo per la maturazione e lo sviluppo della personalità, per la scelta conscia e l’integrazione autodiretta. È su tali basi che può aver luogo la crescita. Indubbiamente è proprio in questa quarta caratteristica che il rapporto terapeutico differisce in maniera più netta dai comuni rapporti di vita nella famiglia, a scuola, e sul lavoro.
Abbiamo finora parlato di questo rapporto così come lo vede il consultore e di come egli cerca di instaurarlo nella situazione di counseling. Il soggetto che partecipa di tale rapporto invece, non necessariamente è consapevole fin dall’inizio di tutti gli elementi che lo caratterizzano; tuttavia reagisce a questa atmosfera libera da approvazioni o disapprovazioni moralistiche; scopre di non aver bisogno delle consuete difese psicologiche per giustificare il suo comportamento, non riscontra né biasimo né eccessiva simpatia o indulgenza; scopre che il consultore non gli offre un indebito appoggio né lo avversa con spiacevoli antagonismi. Di conseguenza il soggetto può, spesso per la prima volta nella sua vita, essere genuinamente se stesso, lasciando cadere i meccanismi difensivi e le iper-compensazioni che di solito gli consentono di affrontare la vita. Nel rapporto terapeutico l’individuo può valutare molto più obiettivamente i suoi impulsi e le sue azioni, i suoi conflitti e le sue scelte, le sue strutture di comportamento passate e i problemi presenti, perché da una parte è liberato dalla necessità di difendersi dall’attacco, e dall’altra, è privo di un troppo comodo rapporto di dipendenza.

Carl R. Rogers, Psicoterapia di consultazione, Astrolabio, Roma 1971, pp. 86-87

 

Counseling

carl r rogers

Il miglior modo, forse, per aprire il discorso, è definire quel che il rapporto di couseling non è. Nel parlare di terapia, nella sua forma migliore, possiamo fare un certo numero di affermazioni negative. Il rapporto terapeutico, per esempio, non è un rapporto genitore-bambino, con i suoi legami di profondo affetto, con l’accettazione di un ruolo di autorità e responsabilità dell’uno e la dipendenza caratteristica dell’altro. Il vincolo genitore-bambino ha delle caratteristiche fondamentali di permanenza e di devozione totale, che non fanno parte del miglior counseling.
Analogamente, il rapporto terapeutico non è un rapporto di amicizia. Nel legame di amicizia la caratteristica fondamentale è la completa reciprocità: comprensione reciproca, concessioni reciproche. Né il counseling è il normale rapporto professore-allievo, il quale per natura implica posizioni di superiorità e inferiorità e presuppone che uno sia lì per insegnare e l’altro per imparare, e inoltre fa leva su un processo intellettuale. La terapia inoltre non è basata su un rapporto medico-paziente, con le sue caratteristiche di diagnosi esperta e di consiglio autorevole da parte del medico e l’accettazione sottomessa e rispettosa da parte del paziente. E l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Il rapporto di couseling non è, per esempio, un rapporto fra due compagni di lavoro, sebbene abbia in comune certuni elementi con questo tipo di relazione. Né infine è il rapporto esistente fra leader e seguace, o tra parroco e parrocchiano.
In breve, il rapporto di couseling rappresenta un legame sociale diverso da tutti quelli che l’individuo  può aver sperimentato fino a quel momento. Spesso gran parte dei primi incontri è dedicata a tentativi di vario genere volti a capire e sperimentare questo tipo diverso di rapporto umano. Il consultore, affinché il trattamento risulti efficace, deve essere consapevole di questo.

Carl R. Rogers, Psicoterapia di consultazione, Astrolabio, Roma 1971, pp. 82-83