Lunchtime with girls

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Questo mi piace: allora il mio essere abitudinaria serve a qualcosa! Sì, ho bisogno che un certo ritmo scandisca le mie giornate e che certi riti si riconfermino quotidianamente, perché mi dà sicurezza e mi aiuta a non perdere la rotta nel mio oceano d’incertezze. Prendendomi in giro, mi dico spesso che il mio ottimismo e la mia regolarità poggiano sul loro contrario, cioè sulla mia visione apocalittica della vita, di fronte alla quale o si sprofonda nel dramma oppure si sorride. E io preferisco sorridere, soprattutto da quando ho consistenti motivi per farlo. Be’, io sarò il tuo esempio per la disciplina e tu lo sei per me per così tante cose che sarebbe lungo elencarle. Anche le mie giornate sono basate su di te: scriverti al mattino, al pomeriggio e alla sera; pensarti, immaginarti, ricordare di noi… desiderare e immaginare il momento in cui ci rivedremo, quando ti correrò di nuovo incontro e tu allargherai le braccia, sorridendo in quel tuo modo irresistibile!
Sì, prenderemo un sacco di tè insieme, vedremo belle cose, fantasticheremo e scriveremo. Ci divertiremo, anche, e ragioneremo sul mondo. Non chiedo di meglio, assieme a te. Stamattina ho poi finito “L’uomo a rovescio”; l’ho letto rapidamente, piuttosto coinvolta, però non lo ritengo niente di memorabile. Certo, sono un po’ curiosa di seguire le vicende dei personaggi. Tra l’altro, questo è precedente a “Parti in fretta”, non successivo, come credevo! Vorrei leggere quello successivo a “Parti in fretta”, lo cercherò in biblioteca. Sì, questo è più adatto ai ragazzi ma forse si annoierebbero; dopo un po’ secondo me perde mordente; all’inizio, nella prima parte del viaggio, c’è più ritmo e più curiosità nel lettore; dopo diventa tutto più lento, più confuso… secondo me non piacerebbe. E in quanto a plausibilità, anche qui… ce ne sono di cose un po’ strane!

 

Ancora su “La grande sera”

Torno a parlare de La grande sera di Giuseppe Pontiggia perché sento l’esigenza di riportare un passo della postfazione di Daniela Marcheschi. Un piccolo saggio acuto e illuminante, che mi ha risvegliato un’intensa partecipazione.
È da un po’ che i miei nodi irrisolti cominciano a prendere forma, e leggere buona letteratura può aiutare a focalizzare e a comprendere. «Cogliere e abitare davvero la vita», questo è ciò che ho sempre vagheggiato di poter fare, costantemente frustrato dagli ostacoli sordi ed elastici del vivere quotidiano; i miei sforzi «di intimo slancio, di volontà gioiosa», la mia «sollecitudine degli affetti» erano annullati dal vuoto creato da quell’ingannevole «apparenza dell’operosità e del movimento incessante», che ci condiziona, ci snatura, ci acceca, rendendoci asserviti all’Apparato che quotidianamente ci macina.
Prendere coscienza che, nonostante tutto, una possibilità di salvezza esiste mi ha come risvegliato, mi ha spinto a guardare «quel deserto esistenziale» e a tentare di riempirlo «con una rinnovata e libera coscienza di sé e con uno slancio affettivo ancora più saldo e compiuto». Continua a leggere “Ancora su “La grande sera””