Materiali 21. I matracci

 

Non aveva mai visto tanti vasi di vetro di dimensioni così diverse. Erano matracci di varie grandezze, vasi per alambicco, storte di foggia svariata. In basso erano allineati vasi di terracotta per lo più cilindrici, con i coperchi, altri aludelli e mortai in marmo e in pietra con i loro pestelli. Alcune larghe marmitte in alluminio, usate per mescolare composti, erano sul pavimento. I barattoli in vetro che aveva notato su uno scaffale contenevano polveri più o meno fini, di colore bruno, plumbeo, verdastro, argentato, nero. Polvere d’argento, calomelano, caput mortuum, nitrato di calcio, camaleonte verde, dicevano le etichette sui coperchi. Osservò il tritume grigiastro contenuto in uno dei vasi. Caput mortuum: evidentemente De Bellis conservava i residui solidi delle distillazioni, chiamati così per la forma di teschio che prendevano dal fondo arrotondato della storta.
Curiosando, trovò in alcuni scatoloni diversi elementi per comporre alambicchi: le cucurbite che andavano messe sul fuoco con la sostanza da distillare, i capitelli per la raccolta dei vapori e le serpentine con le loro camere di raffreddamento, di vari spessori e lunghezze. Vide alcuni fornelli a gas, con la base particolarmente larga; e poi allunghe, ramaioli, pipette, agitatori, tubi, spatole, sifoni, mantici. Individuò un colorimetro, un densimetro e un pirometro.

 

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Georges Braque - Harbor

Dunque, ho letto i due libri di Fred Vargas, Parti in fretta e non tornare e L’uomo a rovescio. Non mi sono piaciuti molto, perché non apprezzo lo stile dell’autrice: sembra che mentre scrive si ripeta ogni due secondi quanto è brava, quanto è ironica e quanto è intellettuale. Infatti, è così brava e glaciale che non ti lascia niente (siamo agli antipodi di Woolrich, che scrive sgangherato, di corsa e con un sacco di imprecisioni, perché ha qualcosa di potente e vitale da dire e non gli interessa fare il professorino).
A parte il mio apprezzamento personale, non li consiglierei a un adolescente per questi motivi:
Stile: vale quello che ho detto prima, e se un adulto può apprezzare comunque certi ammiccamenti colti e la scrittura limpida, secondo me un ragazzo fa fatica e si annoia, non ha stimoli ad andare avanti. Trama: in entrambi i casi si parte con un’idea avvincente ma poi, a metà libro, l’idea crolla e si prosegue con ipotesi cervellotiche, poco realistiche e sviluppate in modo noioso (sempre pensando a un ragazzo/a). Il protagonista: di solito tutto crolla nella noia e nell’inerzia man mano che Adamsberg entra in scena. Pigro, compiaciuto e noioso, non sa mai niente, non fa mai niente, gli piove tutto dal cielo e, guarda caso, alla fine risolve tutto… così, senza pathos e senza un briciolo di tensione morale. Sembra il trionfo dell’indifferenza. L’autrice lo adora e non fa altro che lanciarsi in lunghe descrizioni pedanti su quanto sia acuto e saggio questo protagonista, che è un Nulla vivente. Senza sentimenti, senza tensioni, non crede in niente e non gli importa niente. Il contrario della pensosità, dell’istintualità e della “voglia di fare” adolescenziali; e non ci sono né dubbi esistenziali né un “glorioso” fallimento. Zero, insomma. Con un tocco di cinismo nella descrizione per es. del rapporto tra Adamsberg e Camille (l’amore è un freddo rapporto tra due persone che si fanno i fatti loro; solo un adulto disilluso può apprezzare una cosa del genere).
Dei due, secondo me, potrebbe piacere di più L’uomo a rovescio: c’è il tema del lupo mannaro, quello (avvincente e avventuroso, e anche poco realistico, dunque ancor più appassionante, sotto un certo aspetto) dell’inseguimento del “nemico” su un puzzolente carro bestiame; l’idea che se nessuno (in questo caso la polizia) ti crede, ma tu sei convinto di avere ragione, contro tutto e tutti parti all’inseguimento e sai che non mollerai mai. Poi, un punto di forza è la caratterizzazione dei personaggi secondari: il lettore li visualizza bene, si affeziona, parteggia e in certi casi ride molto (certe uscite del Guarda sono forti, con lui è come se nostro nonno si trovasse all’improvviso catapultato in un’avventura!). Quindi per tutta la prima parte L’uomo a rovescio è abbastanza avvincente (benché senza tensioni morali, senza noir!). Poi, però, crolla e diventa noioso. Ma potrebbe anche piacere, anche se non è un romanzo che riesca a conquistare qualcuno alla lettura, secondo me.

 

Sul ring

54-Cisari-Pugilato

Al suono della campana Irv Chartaris mi diede una pacca sulla spalla, e io saltellai verso il centro del ring. Balboni arrivò a testa bassa, molleggiandosi sui piedi sebbene fosse ancora fuori tiro, come fanno sempre i pugili di quart’ordine giusto per far vedere che conoscono le mosse. Stavo per colpirlo quando vidi comparire dal nulla il suo destro. Credo che mi abbia beccato, una cosa fulminea. Poi, subito dopo, arrivò anche il sinistro, quello però lo vidi. Mi prese in pieno: ero rimasto talmente sorpreso dal destro che non riuscii a schivare il sinistro, però almeno l’avevo visto arrivare, per cui mi sentii meglio. Poi mi centrò di nuovo un paio di volte, credo, una specie di tip tap di destro. Non che sentissi male, perché succedeva tutto molto in fretta, però a quel punto pensai Cristo, qui mi concia per le feste… devo… dobbiamo assolutamente far partire questo incontro. Solo che mentre lo pensavo lui continuava a pestarmi. Non ricordo bene cosa succedesse dopo i due jab: altri pugni, mi pare, di sinistro, di destro, il suo repertorio era tutto lì. Feci per dire: – Ehi, un momento, – perché non mi sembravano affatto leali tutte quelle botte mentre io non ero ancora pronto, ma non so se le parole mi uscirono di bocca. Sentii Chartaris gridare: – Su i pugni, Joey! – e giuro che ci provai, ad alzarli, solo che quasi subito fui costretto a tirare indietro le braccia per mantenere l’equilibrio, perché di punto in bianco il quadrato aveva preso a inclinarsi. L’unico pugno vero che ricordo di essermi beccato fu in quel preciso momento, mentre allargavo le braccia e buttavo indietro il sedere per ritrovare l’equilibrio, perché il maledetto tappeto stava scivolandomi via sotto i piedi, e quel figlio di puttana di Balboni scelse l’unico attimo in cui ero vulnerabile per tirarmi un diretto bestiale, BUM, proprio nello stomaco. Mi si bloccò il respiro, che mandò a monte tutto il mio piano, basato sostanzialmente sulla respirazione. Per cui di lì in avanti non ci fu più storia.

Ethan Coen, I cancelli dell’Eden, Einaudi, Torino 1999

Errore tattico

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Stava cercando di staccarmi l’orecchio a morsi.
Lo teneva stretto fra i denti, aveva l’alito bollente e umido. Grugniva e ringhiava come un cane da guardia con gli avanzi di una bistecca.
– Va bene, – dissi, – basta con le regole da signorine.
Gli piantai una ginocchiata nelle palle. Fortissima. Lui si piegò in due, ma non mi lasciò andare. La mia testa dovette abbassarsi con la sua. Gli mollai un destro che anche a distanza ravvicinata bastò a chiudergli la mandibola di scatto e a ricacciarla indietro. Grave errore tattico. Con quel pugno il mio orecchio si staccò di netto.
Al diavolo l’orecchio.
Lui stava barcollando all’indietro, con le braccia tese in cerca di un appoggio. Gli sferrai un calcio sulla rotula con tutta la forza che avevo, e lui cominciò a contorcersi e ad accartocciarsi come una marionetta manovrata da un burattinaio epilettico. Gli avevo tolto un po’ d’energia, ma sapevo che se gli avessi dato mezza possibilità, si sarebbe lanciato di nuovo all’attacco.
Con un unico fluido movimento incrociai le braccia sul petto e infilai le mani sotto la giacca. Con la sinistra tirai fuori un fazzoletto e lo usai per tamponarmi la ferita. Con la destra tirai fuori una Webley calibro 45. Rinculò di brutto e fece un gran rumore. Potete giurarci.
Lui sputò il mio orecchio a tre metri d’altezza.
– Portalo all’inferno con le mie maledizioni, – gridai. – E di’ agli altri dannati che Victor Strang fa sul serio!
Urlavo, ma mi sembrava di avere la bocca tappata con un asciugamano. Sentivo la mia voce rimbombare nella testa, ma nel vicolo l’unico rumore era l’eco del colpo di pistola. Che ruggiva e ruggiva.
E ruggiva.

Ethan Coen, I cancelli dell’Eden, Einaudi, Torino 1999

appunti #5

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Gli investigatori riscontrano la mancanza, in base allo schedario della vittima, dei seguenti documenti:
PR I
PR II
PR III- IV – V

le schede PR non sono esplicative, ma contengono riferimenti ermetici, con utilizzo di simboli e crittografia, incomprensibili al profano.

LE ELABORAZIONI TEORICHE DEL PROFESSORE
– interrelazioni fra l’uomo e il cosmo;
– incanalamento dell’energia del cosmo attraverso strumenti appropriati;
– ambiente che raccoglie l’energia prodotta dall’uomo e quella dell’universo, impedendone la dispersione.

C’è uno stato della materia che non è ancora conosciuto: non è né liquido, né solido, né gassoso. Questo stato è pura energia; quando quest’energia pura degrada, essa comincia a diventare materia, quindi massa. Se si riesce a IMBRIGLIARE questa energia pura (energia allo stato superiore) prima che essa si trasformi in energia allo stato inferiore, e a MANIPOLARLA in maniera opportuna, si può ottenereuna sua materializzazione in forme perfette e superiori:

– in PENSIERO non pensato, non prodotto e decodificato dall’uomo in quanto tale, ma forma pura e universale di pensiero che può rendere superiore l’uomo che se ne appropria. (ENERGIA PENSANTE, che può avvicinare a Dio l’uomo che se ne appropria.)

ENERGIA PURA (superiore)
si degrada in: –> ENERGIA INFERIORE, che si degrada in: –> MATERIA.

Se si imbriglia questa energia pura prima di farla degradare (trasformazione totale dell’essenza di quest’energia) si può ottenere:
– Energia Pensante
– Materia Energetica.

Riuscire ad appropriarsi dell’Energia Pura consente all’uomo di riacquistare lo stato di perfezione originaria, cioè l’integrità sua e l’unione col Cosmo, che aveva perduto nella Notte dei Tempi.

 

appunti #4

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Gli argomenti esoterici della biblioteca della vittima:

astrologia
cartomanzia
alchimia ed ermetismo

LIBRI ANTICHI E MODERNI
– fascicoli
– appunti scritti a mano e scritti a macchina
– tavole astronomiche (atlanti stellari) scritte e disegnate dal professore.

RISCRITTURA DELLE COSTELLAZIONI E COLLEGAMENTI CON EPISODI DELLA MITOLOGIA.
– Antico manoscritto del XV secolo riportante formule e operazioni alchemiche, corredato da un corpus di appunti che ne interpretano e spiegano i contenuti, e forniscono gli elementi per realizzare lo scoopo a cui allude il manoscritto, ossia la creazione/manipolazione dell’essere umano.

E’ questo corpus (o una sua parte importante) che viene sottratto dall’assassino.

GLI APPUNTI
fra gli appunti e le tavole, di pugno della vittima, troviamo:
E – energia incanalata (teoria bio-energetica di Wilhelm Reich)
MS – rievocazione di episodi mitologici e loro collegamento con le costellazioni celesti
(appunti su esperimenti di scambio energetico).

 

appunti #3

Schedario-bibiloteca


Una parte delle cartelle è stata sottratta: gli inquirenti lo scoprono esaminando lo schedario del professore, nel quale erano catalogati e ordinati – per agomento e per autore – i materiali del suo archivio (e i suoi libri). Una parte della documentazione, la cui esistenza è attestata dalle schede, MANCA.

-> GLI ARGOMENTI DELL’ARCHIVIO:
-> GLI ARGOMENTI SOTTRATTI: manoscritti della vittima + manoscritti antichi e disegni non descritti nello schedario in forma chiara, ma elencati in forma di codici, simboli, definizioni ermetiche.
Descrizione della casa, degli arredi, dei quadri (predominanza di rappresentazioni – quadri e statuette – di episodi della mitologia antica).

TELESCOPIO per scrutare il cielo.

STRUTTURA DELL’ARCHIVIO
Ognilibro è documentato da una DOPPIA SCHEDA.
Le schede sono disposte in:
– ordine alfabetico per autore
– ordine alfabetico per titolo (2 serie di schede da consultare).

I VOLUMI sono classificati per argomento: in ciascun argomento i libri sono ordinati per numero di protocollo, costituito da una lettera seguita da un numero progressivo (es: S.17).
– la lettera è un codice che identifica l’argomento;
– il numero identifica la collocazione all’interno dei diversi scomparti della libreria.

 

appunti #2

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L’autopsia stabilisce che il professore aveva avuto rapporti sessuali prima della morte. Dal disordine si desume che c’è stata una colluttazione: sedia ribaltata, soprammobili sparsi per terra.

La vittima presenta contusioni e segni sul corpo, che fanno pensare si sia difeso, L’assassino ha frugato nei cassetti, ha spostato libri, cercato cose, forse ha sottratto oggetti di valore: questo può far pensare a un omicidio come conseguenza di una rapina. La rapina è un’ipotesi plausibile: la casa è semi-isolata e in quel territorio possono aggirarsi tossicodipendenti (vedi la presenza della comunità) che vivono di furti e rapine.

Nella casa dovrebbe esserci stato un festino: bicchieri sporchi, bottiglie vuote, piatti. Le bottiglie vuote, o caraffe, sono anonime e non identificano direttamente il tipo di bevande: si deve procedere alla’analisi dei residui di liquido (uno speciale elisir o nettare degli dèi?).

Nello studio (adiacente al soggiorno) si è frugato nella scrivania, nei cassetti , in mezzo ai libri. Nello studio la vittima teneva un archivio di documentazione suddiviso in cartelle ordinate per argomento e alle quali era attribuito un numero di protocollo.
L’ARCHIVIO: consta di fascioli, opuscoli, libri che trattano particolari argomenti, uniti ad appunti della vittima, saggi o trattati brevi, manoscritti o dattiloscritti. Gli argomenti sonno diversi… [struttura archivio da creare]

 

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Per quanto
riguarda me, pur essendo appassionata sono lucida, non sono obnubilata. Quindi non sono sotto l’influsso di una nube che da un momento all’altro potrebbe dissolversi. Sono più come su una comoda canoa che si lascia trasportare dalle acque rapide, luminose, fresche e impetuose, ma con un occhio vigile.
La considerazione di Maria Strofa di cui ho parlato è condivisibile, in letteratura. Esistono però libri che fanno esattamente questo: parlano della felicità come condizione duratura, e raccolgono grandi successi di pubblico; ma non vengono considerati letteratura dagli addetti ai lavori e dai lettori più raffinati. Perché la letteratura è tensione, conflitto; e perché i capolavori più intensi hanno raccontato il peccato, la passione e il dolore. Ma io penso che sia possibile fare questo: un romanzo in cui non ci sia nessuna tragedia, e nemmeno un lieto fine dichiarato, ma in cui la luce che promette la felicità rimanga fino alla fine. Raccontare la conquista della felicità, anche se non si sa quanto duratura, perché il romanzo a un certo punto finirà, e non si saprà se “vivranno felici e contenti”.


· 55


Oggi Maria Strofa
ha scritto che in letteratura la felicità come condizione duratura non si può raccontare, perché sarebbe una palla noiosa e letterariamente antiestetica… Lo so, lo dicono tutti e me ne accorgo anch’io… ma lo stesso vorrei trovare qualcuno che fosse capace di farlo. Io, se fossi una scrittrice mi vorrei dedicare a questo e ne farei l’obiettivo della mia vita (anche sapendo che quasi certamente fallirei), ma purtroppo non lo sono. Tu pensi che sarebbe una sfida impossibile per chiunque, sempre e in assoluto? Maria Strofa ha detto che poiché non ci sono riusciti neanche Shakespeare e Tolstoij, allora non ci potrà mai riuscire proprio nessuno… Che brutto. Io non vorrei rassegnarmi, però.