Rcs vende Flammarion


Lo scorso febbraio si era parlato del Gruppo Rcs alla resa dei conti.
Con un debito complessivo di quasi un miliardo di euro, si dovevano prendere dei provvedimenti: o i soci ricapitalizzavano il gruppo, mettendo mano al portafogli, oppure si sarebbero dovute vendere delle attività. Ma mettersi d’accordo non era facile, a causa delle divisioni all’interno dell’azionariato, soprattutto nel “patto di sindacato” che controlla il 64% del capitale.

«Certa è l’intenzione di Rcs di vendere la casa editrice francese Flammarion», segnalammo a suo  tempo, «alla quale sarebbero interessati Gallimard, Editis e La Martinière. Ma non si sa quanto ci vorrà, dato lo scarso accordo fra i soci sia sulle dismissioni, sia sulla Francia, e anche sul quartier generale nel centro di Milano – nella mitica via Solferino – con gli immobili adiacenti.»

Oggi, secondo il Sole 24Ore è pronto l’accordo per la cessione di Flammarion al gruppo Gallimard. Così, in Borsa il titolo RCS è stato a lungo sospeso per eccesso di rialzo, andando a chiudere con un salto del 23% a 0,617 euro.

Secondo il quotidiano, gli advisor Mediobanca e Bnp Paribas potrebbero chiudere la cessione entro la settimana. Il nodo rimane il prezzo: il Gruppo Rizzoli chiedeva una cifra tra i 250 e i 300 milioni di euro, mentre Gallimard è disposta a pagare 220 milioni di euro. Secondo le dichiarazioni del pomeriggio, “le trattative con Gallimard sono in fase avanzata”, ma è prematuro indicare un valore.

Nei giorni scorsi, il presidente del patto di sindacato aveva – appunto – spiegato che le strade per ridurre l’indebitamento del gruppo Rcs erano due: o un aumento di capitale o la cessione di Flammarion, e questa seconda via era preferita.
Della serie: «La seconda che hai detto!»


[p.s.: a Wall Street il titolo Facebook quota 26,31 dollari, con un crollo del 30,7% rispetto all’iniziale prezzo di collocamento.]

 

Rcs alla resa dei conti

Secondo gli analisti, il gruppo Rcs (Rizzoli-Corriere della Sera) si troverebbe alle strette.
Le prospettive per la raccolta pubblicitaria, in Italia e Spagna, sono negative, e il debito complessivo raggiunge quasi 1 miliardo di euro. Rcs, dunque, non avrebbe molte scelte: secondo molti ci vorrebbero “Un aumento di capitale o dismissioni significative. Altrimenti non ha più senso investire in questa società”.
Ma prendere decisioni radicali non è facile, a giudicare dalle spaccature all’interno dell’azionariato, soprattutto nel “patto di sindacato” che controlla il 64% del capitale.
Secondo le stime raccolte tra gli analisti (prima dell’imminente pubblicazione dei dati ufficiali), il 2011 dovrebbe chiudersi con i ricavi a circa 2,08 miliardi — in calo del 7% — e un Ebitda intorno ai 160-165 milioni, dai quasi 200 dell’anno precedente. E le prospettive non sono buone neanche per il 2012, perché il mercato pubblicitario resta “estremamente negativo sia in Italia che in Spagna”, come dice Mediobanca.
Il problema dell’enorme indebitamento netto, a quanto dicono, non può essere rinviato troppo. Sono principalmente linee di credito che godono di tassi molto più bassi della media di mercato: visto che scadono a fine 2013, sarà difficile poterle rifinanziare alle stesse condizioni vantaggiose (nonostante gli stretti legami tra Rcs e banche), quindi ci si dovrà porre il problema della sostenibilità del debito.

Dunque, l’ipotesi della ricapitalizzazione si sta facendo strada, anche per colpa della probabile svalutazione delle attività spagnole (leggi: Unidad Editorial), che potrebbe aggirarsi intorno ai 300 milioni di euro, e rischierebbe di intaccare la patrimonializzazione del gruppo. Queste svalutazioni non sarebbero tali da imporre per legge un aumento di capitale, e potrebbero anche esser compensate dalle riserve; ma  — secondo l’opinione corrente — la via migliore per ridurre il debito e ribilanciare una struttura finanziaria sotto pressione sarebbe l’aumento di capitale, tenuto conto che, coi tempi che corrono, potrebbe risultar difficile realizzare la vendita degli asset (proprietà varie) per fare cassa.
Una ricapitalizzazione, fra l’altro, permetterebbe di rafforzare quei soci che sono in grado di tirar fuori i soldi, a scapito di quelli che non se lo possono permettere, ridisegnando così — o consolidando — la struttura e i rapporti di forza dentro l’azionariato. Ma, secondo indiscrezioni, pochi sarebbero disposti ad aprire il portafoglio, coi tempi che corrono.

Certa è l’intenzione di Rcs di vendere la casa editrice francese Flammarion, alla quale sarebbero interessati Gallimard, Editis e La Martinière. Ma non si sa quanto ci vorrà, dato lo scarso accordo fra i soci sia sulle dismissioni, sia sulla Francia, e anche sul quartier generale nel centro di Milano — nella mitica via Solferino — con gli immobili adiacenti.
I tempi cambiano, i miti e i colossi pure: nulla sfugge.

 

Rcs kaputt


Secondo la stampa, la partecipazione azionaria del gruppo Rcs nella controllata spagnola Unitad Editorial andrebbe svalutata in bilancio, al punto che potrebbe comportare la necessità di ricapitalizzare la Rcs stessa. Il valore di questa partecipazione attualmente iscritto nel bilancio è di 1 miliardo e 190 milioni di euro, ma secondo gli esperti della casa d’investimenti Kepler essa varrebbe in realtà un quarto: “circa 300 milioni, volendo essere generosi”.

Per gli analisti, “la situazione di Rcs è ben nota. Ha un business deteriorato, con un debito insostenibile anche agli attuali tassi favorevoli. Il management non è di qualità top. Se Rcs dovesse svalutare la quota in Unitad Editorial e dovesse pagare i tassi di mercato sul suo debito, il gruppo varrebbe ben poco dopo un aumento di capitale. Crediamo che Rcs sia in una situazione persino peggiore di Seat Pagine Gialle, che è stata bistrattata dal mercato negli ultimi due anni per via del suo debito e del business in calo e che ora vale ben poco. Ma crediamo che Seat P.G. sia una star in confronto a Rcs. Almeno Seat sta portando a termine un business model, mentre Rcs non ne ha uno”. Inoltre, prosegue Kepler, “i margini operativi di Seat sono solidi. Riteniamo che questo confronto sia utile per differenziale nel junk nello scenario media domestico. Al momento valutiamo l’azione Seat P.G. zero e non escludiamo una valutazione simile anche per Rcs nel prossimo futuro”.

(Fonte: MF Dow Jones)

Le mani sul Corriere

Ho letto ieri nel notiziario Reuters:

Torna il divieto di incroci tra stampa e televisione solo fino a marzo 2011, nell’ultima versione del maxiemendamento al decreto legge Milleproroghe, sul quale oggi il governo ha chiesto la fiducia della Camera.
Il testo consegnato oggi ai deputati e diffuso ai giornalisti dall’opposizione (l’atto formale non figura ancora nei documenti allegati al resoconto di seduta) ripristina la versione originale del decreto, che estende il divieto di incrocio da fine 2010 al 31 marzo 2011, con la possibilità di un’ulteriore proroga al 31 dicembre 2011 tramite un decreto del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Il Partito democratico, per bocca di Vincenzo Vita, attacca il governo e denuncia “il rischio che Mediaset acquisisca il Corriere della Sera, viste anche le turbolenze societarie di quest’ultimo”.

Mi chiedo: se il divieto scadrà il 31 marzo e non dovesse essere rinnovato da Silvio Berlusconi, perché lo stesso Berlusconi vuole davvero impossessarsi del Corriere della sera (come molti dicono, e quando una voce circola troppo insistentemente è probabile che sia fondata), può essere che le azioni Rcs Mediagroup — che ieri in Borsa hanno chiuso a 1,217 — siano un ottimo investimento speculativo? Secondo certi specialisti, sì.
Stamattina, intanto, sono già a 1,24.