Ah, si? (3)

Tanto per essere chiari, quella che è stata definita come “la risposta del governo alla speculazione”, ossia la manovra di ferragosto, che dovrebbe riportare il bilancio in pareggio a fine 2013, in realtà dicono che sia una toppa peggiore del buco. Non è servita a rallentare la fuga dall’Italia degli investitori stranieri, che stanno continuando a vendere alla Banca Centrale Europea i nostri titoli di Stato, mantenendo il famigerato spread a livelli elevati. Ha tutta l’aria di essere una falsa soluzione, poiché gran parte delle risorse indicate per raggiungere il pareggio di bilancio sono indeterminate e ipotetiche. Quasi metà del gettito dovrebbe arrivare in parte dalla lotta all’evasione fiscale, il cui ammontare — com’è intuibile — non si può determinare a priori, e in parte dalla fantomatica “riforma del fisco” calendarizzata per il prossimo anno, talmente incerta che in pratica potrebbe anche non arrivare. In tal caso, verrebbe usata l’accetta indiscriminatamente, tagliando il 20% delle agevolazioni fiscali per i meno abbienti. Continua a leggere “Ah, si? (3)”

Tempi di record

Interpretare l’andamento dell’economia mondiale è diventato molto difficile, visto che fra gli analisti economici c’è un sostanziale equilibrio fra gli ottimisti e i pessimisti. Di certo, i mesi estivi hanno contribuito ad aumentare l’incertezza: dopo l’ottimismo d’inizio anno, in cui si parlava di uscita dal tunnel e di recessione ormai dietro le spalle, ci si è resi conto che l’economia statunitense (quella che condiziona il mondo intero) non è affatto facile da stimolare, e che farla tornare ai ritmi di crescita necessari per recuperare in fretta il crollo produttivo del 2008-2009 sarà un’impresa difficilissima e incerta. I dati produttivi e soprattutto quelli occupazionali parlano chiaro: nonostante il Pil degli USA sia in ripresa da quasi cinque trimestri, l’economia americana non riesce a creare lavoro. Continua a leggere “Tempi di record”

Paradossi

Zenone di Elea

Sappiamo che, quando le aspettative sull’andamento futuro dell’economia vengono “dopate” forzandole verso un falso ottimismo, il sistema economico viene spinto a vivere al di sopra delle proprie capacità. Le imprese sono portate a investire più di quanto sia effettivamente redditizio nel lungo periodo e le famiglie spendono più di quanto possano permettersi — indebitandosi, ovviamente. Così, in seguito, quando i nodi verranno al pettine, si verrà colpiti da un eccesso di sfiducia — il  tipico atteggiamento  delle fasi di recessione –, e ci si farà più male del necessario.
Ora, pare che il sistema economico stia dando una risposta un po’ strana alla crisi: mentre le aziende continuano a licenziare con mano pesante, la loro redditività — grazie alla riduzione e razionalizzazione dei costi — torna a crescere. Coesistono quindi un’elevata efficienza industriale e un’alta disoccupazione. Con la disoccupazione crescente, molte famiglie non riescono a spendere; così si arriva al paradosso che in Usa la Fed si dichiara preoccupata perché le famiglie americane non utilizzano abbastanza credito. Ma il problema non era stato proprio che negli anni precedenti se n’era abusato? E ora che le banche son diventate molto più selettive nel concedere  fidi, e  il lavoro è sempre più scarso, come si fa ad allargare il credito alle famiglie (per non parlare delle imprese)?
Ah, i paradossi: ci seguono fin dall’antichità.