ad personam

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Ho sempre più l’impressione che il dibattito politico sia divenuto squisitamente ad personam, come le particolarissime leggi che si cerca di approvare in via prioritaria. La cosa fa specie, anche se ormai ci siamo così abituati che quasi non ci facciamo caso. Non so come sia il dibattito politico negli altri Paesi europei, anche vicini al nostro, e non nascondo che mi piacerebbe conoscere cosa si dice ad esempio in Francia o in Germania. Non sul nostro Paese naturalmente, quello già lo sappiamo, bensì sulla loro situazione politica: come l’affrontano, quali i toni dei dibattiti, quale il tenore dell’eticità e della passione civile. Il mio amico commercialista — che potrebbe esser mio padre e che considero un padre spirituale anche per tutto ciò che gli devo — ha una sorella che vive in Francia, così è in grado di riferirmi a grandi linee di cosa si parla su Le Monde, o Liberation, o Le Figaro. Che parlino male di noi è tristemente noto, non solo perché si sono sempre sentiti superiori, ma anche perché ormai ci considerano ostaggi di un’incomprensibile incantesimo, se non di una stregoneria vera e propria; quindi sarebbe più interessante farsi un’idea sul loro approccio ai temi più ampi e prospettici, e anche interni. Sento come il bisogno di un contributo significativo di consapevolezza, che non può certo venire dall’osservazione del teatrino di casa nostra.

 

Spiazzamento (refrain)

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Cos’è lo spiazzamento? O meglio, come l’hanno ottenuto? In vari modi. Dicendo le cose e poi smentendole subito dopo, quando le reazioni non si rivelano quelle previste; fare affermazioni che sembrano indicare qualcosa di preciso, per poi darne un’interpretazione difforme per rintuzzare le critiche; togliere gli elementi di chiarezza e di stabilità per sostituirli con elementi d’instabilità e di vaghezza, in modo da indebolire e rendere soggetti alle iniziative discrezionali che si vorranno prendere. Quali gli elementi chiave? Confondere. Dissimulare. Negare. Relativizzare le affermazioni, renderle plastiche e malleabili. Cambiare direzione senza un percorso chiaro. Usare slogan semplificati al massimo. Fingere di somigliare a chi si ha di fronte. Fingersi solidali per mascherare l’interesse opportunistico sotteso a tutto. Anteporre l’affarismo assoluto facendolo passare per interesse generale. Esibire una scala di valori edonistica ed egoistica, facendola apparire come naturale. Porre l’avere, il possedere, in cima a questa scala di valori. Usare tecniche collaudate di condizionamento e di persuasione. Anteporre la furbizia all’intelligenza. Togliere valore e sostanza alla solidarietà. Usare l’offesa e lo scherno come strumenti di comunicazione e intimidazione. Millantare. Mentire. Insinuare. Subornare e sobillare. Imporre la propria ignoranza come unità di misura per riformare un Paese.

 

Taccuini materni: fortuna

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taccuino 1941-42, p. 4

La fortuna –
Può darsi che un giorno la fortuna ti arrida. È una dea capricciosa: se la cerchi non la trovi, se l’incontri ti sfugge, se la chiami non risponde.
Bisogna coglierla al laccio quando passa, perché è leggera come il vento: presto viene e più presto va. Se ti sorride ringraziala, se t’abbandona non implorarla di restare: ricordati che non si volta indietro e non ascolta chi piange. E sii certo che se la fortuna può rivelare tutte le piccolezze dell’uomo, solo la sfortuna mette in luce la sua vera grandezza. Entrambe mutano cento volte di nome.
Ma nella fortuna e nella sfortuna conserva sempre il tuo …

 

Taccuini materni: anima e giovinezza

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taccuino 1941-42, p. 3

La giovinezza –
Questa è l’ora di cercare l’ideale che ti illumini la strada. Ma abbi la certezza che lo troverai.
Vivi la tua giovinezza con gioia: i canti più belli son quelli del mattino. Ma anche nel meriggio e verso sera, uno stornello accompagni sempre il tuo passo: ogni stagione ha il suo fiore. Quello che conta è possedere sempre nel cuore il ritmo di un canto.

(sotto, scritto a matita:)

Vi sono anime che diventano vittime e anime che si fanno distributrici arbitrarie e prepotenti di diritti e di doveri. Ma nel loro intimo, queste sono più tristi di quelle. Soprattutto quando un giorno soffriranno per aver fatto soffrire.

Spiazzamento

Cos’è lo spiazzamento? O meglio, come l’hanno ottenuto? In vari modi. Dicendo le cose e poi smentendole subito dopo, quando le reazioni non si rivelano quelle previste; fare affermazioni che sembrano indicare qualcosa di preciso, per poi darne un’interpretazione difforme per rintuzzare le critiche; togliere gli elementi di chiarezza e di stabilità per sostituirli con elementi d’instabilità e di vaghezza, in modo da indebolire e rendere soggetti alle iniziative discrezionali che si vorranno prendere. Quali gli elementi chiave? Confondere. Dissimulare. Negare. Relativizzare le affermazioni, renderle plastiche e malleabili. Cambiare direzione senza un percorso chiaro. Usare slogan semplificati al massimo. Fingere di somigliare a chi si ha di fronte. Fingersi solidali per mascherare l’interesse opportunistico sotteso a tutto. Anteporre l’affarismo assoluto facendolo passare per interesse generale. Esibire una scala di valori edonistica ed egoistica, facendola apparire come naturale. Porre l’avere, il possedere, in cima a questa scala di valori. Usare tecniche collaudate di condizionamento e di persuasione. Anteporre la furbizia all’intelligenza. Togliere valore e sostanza alla solidarietà. Usare l’offesa e lo scherno come strumenti di comunicazione e intimidazione. Millantare. Mentire. Insinuare. Subornare e sobillare. Imporre la propria ignoranza come unità di misura per riformare un Paese.

Le 120 giornate

 

Salò o le 120 giornate di Sodoma

Da mesi, in pratica dalla scorsa primavera, mi trovo a seguire in maniera quasi maniacale le lotte politiche che stanno devastando la scena mediatica. In Tv le dispute si accendono fin dal mattino, e la sera nei talk show più seguiti ci si azzanna come bestie inferocite. Mi preoccupa constatare come tutto ciò tenda a eccitarmi, a farmi parteggiare e desiderare ogni volta che l’avversario/nemico (per me rappresentato da quelli e quelle che sostengono con la bava alla bocca l’insostenibile) venga abbattuto. In termini metaforici, mi trovo a desiderare di “vedere il sangue”, come nelle antiche arene. Stasera per esempio, al canonico appuntamento del giovedì, mi trovo a immaginare che si daranno botte da orbi, in quest’atmosfera da imminente crollo del regime in stile Salò o le 120 giornate di Sodoma, che quando lo vidi al cinema ero poco più che ragazzino e ci capii poco o niente. Oggi, invece, quel film sembra spaventosamente attuale, come se il genio — forse irripetibile — di Pier Paolo Pasolini avesse prefigurato questo imminente crollo del regime (crollo sostanziale, anche se per assurdo dovesse ancora tenere la maggioranza parlamentare). I geni precorrono, e io continuo a sentire l’atmosfera della nave che affonda.