Il diario del virus, la tata in quarantena ecc.

«Oggi sono morte 427 persone» è l’incipit. «427 è un numero mostruoso. Più o meno come se morissero tutti insieme i calciatori delle 20 squadre di serie A, titolari, riserve, allenatori, massaggiatori e pure gli arbitri. Proviamo a pensare come l’avremmo vissuta, a come la vivremmo».
Ci fermiamo e proviamo a pensarci. La serie A che viene sterminata, con tutti gli arbitri: un’immagine così potente che fatichiamo a riprendere fiato. (Se qualcuno si mettesse a sogghignare, ricordi che resta la serie B).

[ quando “la Lettura” del Corsera pretendeva di raccontare la pandemia dopo neanche un mese, ovvero gli “otto scrittori” ]

Le camarille (ovvero Roma città chiusa)

Leggo spesso che nel mondo letterario (termine che considero piuttosto effimero) dominano le raccomandazioni, le clientele, lo stendersi a zerbino, il leccare sbavando, le invidie e le gelosie irriducibili ecc. (a volte l’ho constatato di persona: per questo, forse, ho finito per ritirarmi nel mio eremo). Ma quello “letterario” mi sembra un mondo talmente difficile e aleatorio, così sgranato e incontrollabile che risulta estremamente difficile crearvi reti e posizioni stabili, che possano assicurare una “rendita” in termini di attività (cioè pubblicare libri validamente) e di risultati (cioè venderli e guadagnare). L’agone è così vasto e aspro e periglioso, e talmente affollato, e circondato da una tale inclinazione all’indifferenza da parte del pubblico (oltre che al livore dissimulato da parte degli “addetti” o aspiranti) che quasi ogni operazione porta su di sé un enorme punto interrogativo.
Diversa è la situazione in altri ambienti, dove i meccanismi produttivi sono più solidi e definiti e la struttura dei mezzi è consolidata in un certo numero di “mani”. Forse è il caso del cinema, quello nostrano intendo, che a quanto vedo viene spesso snobbato — se non sbeffeggiato — da certi cineasti stranieri. È un esempio di “piccolo mondo” dove si lucra parecchio, mentre all’esterno della cerchia continua ad agitarsi un sottobosco di autori e di produzioni indipendenti, o “dal basso”, che non riescono (e forse mai riusciranno) a trovare spazio. Continua a leggere “Le camarille (ovvero Roma città chiusa)”