Realtà distorta


Pur così semplice ed evidente, pare che il concetto — di cui si discute da diciassette anni — qui in Italia sia di difficilissima assimilazione. Eppure non è necessario rompercisi la testa: basta essere pragmatici e smettere di negare l’evidenza. Detenere il potere dell’informazione e degradare culturalmente e moralmente un Paese, alla lunga, dà i suoi frutti. E lo vedono tutti.
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A Distorted Reality

January 26, 2011

Eloisa Morra is a contributing writer for the Women’s International Perspective.

Silvio Berlusconi’s continuing popularity can be attributed to the powerful media apparatus in his hands and the polarized attitudes of Italians — especially women — towards him.

Television is the basic medium of news for most Italians. Berlusconi owns three private television channels and indirectly controls the state channels. Many important newspapers, publishing houses and magazines are in his hands.

Women who defend him want to maintain their political relevance and economic advantage.

Through domination of the media, he can cause Italians to absorb his vision of the world day by day. The younger generation is especially influenced by a vision of life based more on showing off rather than on moral values. For these people, a major event is going on a game show. Meanwhile, Italian intellectuals and politicians have overlooked — intentionally or not — the danger of Berlusconi’s power.

He is a great communicator and is able to utilize many politicians, lawyers, journalists and pollsters in Italian broadcasting to defend him and modify the facts of reality, as is now happening with the latest scandal.

Women’s responses to Berlusconi are poles apart. The women of his political party defend him vociferously in order to maintain their political relevance and economic position. At the same time, many women react against his vile and coarse behavior with books, documentaries, blogs and petitions.

DECADENZA (5)


Dal New York Times:


Decadence and Democracy in Italy

Silvio Berlusconi

 

Introduction

Italian prime minister Silvio Berlusconi’s career and personal life have caused outrage for as long as he’s been in the public eye. In the latest scandal, wiretapped phone conversations suggest that Mr. Berlusconi has been involved with Karima el-Mahroug, a nightclub dancer, since she was a minor. An investigation has been opened into allegations that Mr. Berlusconi paid Ms. Mahroug and other women for sex.

However, less than 50 percent of Italians are asking for his resignation according to a recent poll. His political future seems, at least for the time being, secure.

Why have Italians — especially the women — tolerated Mr. Berlusconi’s antics for so long? Is there a tipping point for Italians?

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Debaters

LA LENTE D’INGRANDIMENTO

Per celebrare il periodo convulso che stiamo attraversando, ho scelto un brano del racconto di Italo Calvino “La lente d’ingrandimento” (Racconti sparsi, 1945-54).

Un paese viveva sotto l’incubo di un delitto. Ogni mattina i cittadini appena spiccicati gli occhi li buttavano sulle prime pagine dei giornali, scorrevano ansiosamente i titoli, le ultime notizie sulle perizie necroscopiche, sull’analisi di macchie rintracciate su un fazzoletto da naso, sul modo in cui avevano trascorso la giornata in carcere i principali indiziati.
Vittima del delitto era stato un uomo grasso, sconosciuto, trovato morto ai margini d’un prato. Al cadavere mancavano le bretelle e la pancera. Subito corse voce che ci fosse di mezzo la giovane sposa d’un ministro, nota amatrice di grassi. Inoltre pareva ci entrasse una duchessa che aveva compromesso i massimi funzionari dello Stato, inducendoli a interpretare films-cochons. Insomma, il governo aveva creduto bene di mettere tutto a tacere e d’imporre il silenzio. Il caso fu archiviato come morte accidentale dovuta a «collasso a causa di puntura d’ortica avvenuta cogliendo ranuncoli».
Chi era di parere contrario veniva processato come attentatore all’ordine pubblico. Ma era quello un paese diviso da gravi contrasti e la cosa non passò liscia. Nacque uno scandalo tale che si dovette riaprire l’inchiesta. Saltarono fuori responsabilità gravi, connivenze segrete fra gli organi dello Stato e la produzione di films-cochons. Tutte le forze pubbliche erano così compromesse che si dovettero affidare le indagini al corpo dei pompieri, il solo — pareva — non dedito a quegli spettacoli. La sorte del governo sembrava appesa a un filo.
— Se i giornali continuano a non parlar d’altro, — disse un ministro, — siamo perduti.
Ma un altro ministro, più astuto, lo contraddisse: — Se i giornali continuano a non parlar d’altro, siamo salvi.


È uno di quei brani “sempre attuali” che potrebbero esser scritti anche oggi.

LA DECAPITATA

flaiano

Nel luglio scorso il cadavere decapitato di una donna fu trovato nel bosco che circonda il lago di Castelgandolfo, da un sagrestano che desiderava appartarsi in quel luogo per certi suoi bisogni. La toponomastica laziale è ricca di Femmine Morte, di Coccie di Morto, di Fossi dell’Ammazzato, cosicché anche quel macabro rinvenimento rientrò in una certa tradizione popolare. Quanto al ritrovatore del cadavere, il motivo della sua gita appare naturale, poiché in Italia i boschi e gli antichi monumenti godono di questo privilegio, di non restare estranei alla vita ma di essere considerati luoghi familiari, e non meta di vagabondaggi estetici ma di imperiose necessità. La Storia e la Natura stimolano più la nostra sfera anale che le romantiche fantasie della nostra mente; e questo spiega, forse, come ancora oggi esistano nel maestoso agro romano paesi che si chiamano Pisciarello e Smerdarolo. Tutto regolare, dunque: la donna morta e il suo prosaico ritrovatore. Ma, poiché oggi la diffusione delle informazioni offre al più semplice episodio l’opportunità di una fama che prima gli era negata e non c’è rissa tra ubriachi che, per poco che ne siano oscuri i motivi, non pretenda di ingrandirsi sino a diventare un caso, così anche la decapitata ebbe i suoi scandali, i suoi falsi testimoni, i suoi sospettati e le sue inchieste. Si parlò, all’inizio, di efferato delitto. Si fecero varie ipotesi sul suo movente: tutte però concordavano nel ritenere che questo delitto fosse opera di un mostro. Si sperava anche che la vittima fosse una bella signora e la mancanza della testa alimentò molte illusioni. Identificata poi la vittima per una domestica, nemmeno avvenente, l’opinione pubblica subì la prima delusione, non si invocò più la pena di morte per simili atroci misfatti e si finì per non parlare più del Mostro ma, onestamente, dell’Assassino. Anzi, venendo poco a poco alla luce le modeste avventure galanti della vittima, l’indignazione per la sua fine atroce finì per addolcirsi in compassione, poi in fastidio, infine in un sentimento di recisa antipatia.


Dopo aver inaugurato la sezione
“sempre attuali” con Italo Calvino, proseguiamo con la prima parte del racconto di Ennio Flaiano “La decapitata” (Taccuino 1955). Flaiano fu narratore, autore teatrale, critico musicale e cinematografico. E anche questo, superfluo dirlo, è uno di quei brani che potrebbero esser scritti anche oggi.