Punto di partenza


Qualche giorno fa ho scritto che “l’epoca è finita, il ciclo è al termine”. Mi riferivo al quasi-ventennio che ci ha accompagnati dall’esplosione di Mani Pulite nel 1992 fino ad oggi. Lo ricordo, quel 1992, ricordo i primi arresti, il clima di cambiamento che sembrava alle porte. Da lì nacque il berlusconismo che tanto ha cambiato il Paese, quel fenomeno che secondo me ci ha resi più deboli e meno consapevoli, perché con le sue continue e sistematiche manovre di spiazzamento ci ha tolto molte coordinate e ci ha confuso l’orientamento. Con un Ventennio che termina, si deve ricostruire, e questo da sé può rappresentare qualcosa di buono: un punto di partenza.

Perdenti 2011

L’epoca è finita, il ciclo è al termine. Diciassette (17) anni è un quasi-ventennio, e si sa che il Ventennio rappresenta di per sé un ciclo pieno d’implicazioni potenzialmente drammatiche. Ma Diciassette (17) è anche un numero che può avere implicazioni molto, ma molto iellate: e quando le persone portano con sé la iella lo si vede, e io purtroppo lo vidi. Ora non resta che osservare quanto sarà pesante il compiersi delle cose.

GRECIA?

Rendiamoci conto di una cosa.
Quando le televisioni di tutto il mondo trasmettono le immagini degli scontri ad Atene, delle banche incendiate e dei morti, negli altri continenti si potrebbe pensare a un’Europa sull’orlo di una guerra civile. Tuttavia ad Atene, città con oltre tre milioni di abitanti, alla manifestazione per lo sciopero generale c’erano solo 18.000 persone, lo 0,16 per cento della popolazione greca. A tirare i sassi erano qualche centinaio e a incendiare la banca che ha provocato i morti sono stati cinque criminali. In pratica, il 99,84 per cento dei greci non c’era.
Aggiungiamo inoltre che gli impiegati statali — i più colpiti dalle misure di austerità decise da Atene —  non hanno mai fatto rivoluzioni socialiste, a quanto ci risulta.