· 97

Picasso_Ragazza allo specchio


E io mi sono dimenticata di dirti che appena entrata in casa, dopo averti salutato, passando davanti allo specchio mi sono un attimo voltata e… che sorpresa! Mi son vista bellissima. Ero, non so come dire… LUMINOSA! E sorridente! Mentre nei giorni precedenti, incrociandomi allo specchio, mi ero vista così scialba e insignificante, brutta e “grigia”. Capisci che potere hai? Basta un tuo sguardo, un tuo abbraccio, per farmi rifiorire! Anch’io penso sempre a quante cose potremmo fare/dire insieme. Per le mie potenziali qualità di attrice… grazie: in effetti, penso che starei bene in quei filmini di famiglia che piacerebbero anche a te, in bianco e nero, ambientati nel passato. Di filmini un giorno potremo anche vederne un po’ (non tanto da annoiarti): ci sono mia mamma e i miei zii da bambini, c’è tutto il contorno familiare, con le loro arie da alta borghesia, c’è lo zio scapestrato che fa il buffone per sedurre certe signorine in visita; le atmosfere, i vestiti, le automobili ecc. sono quelle degli anni ’50 e’60, bellissime!

 

· 93

abbraccio


La nostra vita è ora: ti sto vedendo, chiara di pelle e sorridente, con la borsina a tracolla, che mi corri incontro con un vestitino adeguato (domani farà caldo, dicono) per farmi festa, abbracciarmi, accarezzarmi e farti accarezzare con tutta la passione che proviamo. Le tue guance saranno fresche, e così la tua bocca, che bacerò dapprima dolcemente, assaporandoti, per poi baciarti il collo e le spalle, e dietro l’orecchio, e sulla fronte e sulle palpebre socchiuse, e sul tuo bellissimo nasino, godendo del tuo sorriso felice: perché una delle cose che veramente mi piacciono e mi fanno impazzire, che potenziano la mia beatitudine quando sto con te, è il sorriso di contentezza che hai sempre, mentre ti bacio ti coccolo ti accarezzo e ti stringo a me. Quel sorriso dice tutto: è aperto, felice, entusiasta e sereno, è l’espressione perfetta della tua felicità quando sei con me. Quel sorriso non lo perdo mai: l’ho sempre in mente, mi accompagna giorno e notte e mi aiuterà nelle difficoltà e pericoli e infelicità che dovessero aggredirmi. Unirmi a tutte queste cose, assaporarle, sentirle vivere e palpitare in me è un’esperienza che non potrò dimenticare, mi resterà sempre, a ricordarmi che la felicità esiste e l’ho provata, che la bellezza mi ha fatto suo con grande generosità. Il tuo sorriso, la tua voce, il tuo corpo, i tuoi pensieri sono ciò che mi salverà. Io non ho più paura di nulla.

 

· 92


Anche a me il solo averti vicina rinfranca e rassicura. La sera di quella presentazione mi giravo spesso a guardarti, perché mi annoiavo e la tua presenza al mio fianco m’attirava irresistibilmente. Le presentazioni dei libri mi annoiano quasi sempre, non c’è rimedio: ascolto per un minuto, poi la testa va per conto suo. Mi giravo a guardare il tuo profilo e ti vedevo un leggero sorriso, forse perché eri consapevole della mia vicinanza.
Ma mi preoccupa il fatto che, lontana da me, ti senti “con pensieri tristi, con un peso sulle spalle, goffa, impacciata, brutta e nervosa”. Come sarebbe? Con tutte le qualità che hai e con un futuro così radioso davanti? È assurdo, non c’è nemmeno bisogno che lo dica. Devi sentirti sempre bella e fiduciosa, anche quando sono fisicamente lontano. A me capita sempre più spesso di sentirmi sereno sul nostro futuro (anche se il disagio dato dall’incertezza e dai dubbi non cessa di emergere): basterebbe questa consapevolezza, molto fondata, a metterci al riparo da stati di ansia o di timore e dai sensi di colpa. Non mi domanderò più se merito questa fortuna e questi privilegi, perché devo – dobbiamo – solo coglierli e usarli al meglio, con scrupolo, e dobbiamo vivere positivamente, con la fiducia che ci accompagna sempre. Io sono pronto a concedermi senza risparmio, a non farti sentire mai sola. Penso che più il tempo passerà più saremo presenti l’uno all’altra, così ti rafforzerai, acquisirai ancor più fiducia per i tuoi compiti e per esprimerti secondo le tue inclinazioni. Dire quanto mi mancano il tuo profumo e il tuo sorriso, le tue parole e la tua voce di ragazza è scontato, ma non perde mai il suo senso, è una cosa quasi necessaria.

 

· 91

jack vettriano


Ecco, hai detto bene a proposito della mancanza di contatto fisico tra noi: mi sento anch’io fragile, con pensieri tristi, con un peso sulle spalle, goffa, impacciata, brutta e nervosa. Perché ho bisogno di te tutto intero! Oggi pomeriggio, quando mi sentivo sperduta, ho semplicemente immaginato di tendere la mano e di trovare la tua, anche solo questo minuscolo contatto mi darebbe il sollievo che cerco e che solo tu mi puoi dare. Solo tu e nessun altro che conosca. Ti ricordi quando eravamo all’incontro di presentazione di quel libro organizzato dai tuoi amici? Eravamo semplicemente seduti accanto senza neanche guardarci, eppure già essere al tuo fianco e sentirti vicino a me mi faceva sentire bene.
Comunque, quando dico che sei bello non lo dico tanto per dire. Piuttosto starei zitta, non te lo ripeterei continuamente. Prima, quando mi hai scritto che hai comprato delle camicie, ti ho visualizzato come ti ho visto le ultime volte: con i pantaloni leggeri, con la camicia che lascia scoperti gli avambracci e mi permette di insinuare le mani fino a carezzarti la schiena, e con i tuoi occhiali da sole: non solo bello, ma anche sexy. Molto. Poi ti ho visto come sei alla guida della macchina, quando mi volto a guardarti (o meglio, ad adorarti) e ti vedo di profilo, sia con gli occhiali sia senza, anche lì sei stupendo. Insomma, ti ho proprio visualizzato in quella posizione, che guardi la strada con le mani sul volante (e ogni tanto ne allunghi una per accarezzarmi) e ho provato un brivido e un languore violento che quasi mi son vergognata! Sei stupendo, non solo interiormente ma anche esteriormente. Te l’ho detto: anche non conoscendoti, se ti avessi visto per strada o seduto da qualche parte non lontano da me, ti avrei subito notato. Poi, in questo periodo mi son detta più volte che è bellissimo leggere gli stessi libri, perché è bello confrontarci e sentirci uniti anche in questo. “La regina degli scacchi” mi è piaciuto forse più de “L’uomo che cadde sulla terra”, ti tiene attaccato alla pagina, secondo me. Però finora sei tu che hai letto i libri che volevo leggere io, ma se ne hai qualcuno che vuoi leggere tu, mi accodo io. Sì, “Il male oscuro” l’ho letto tutto ed è stata una delle letture più dolorose (forse proprio la più dolorosa) in assoluto. C’è questo rapporto col padre, e con la famiglia… terribile. Adesso sto leggendo un romanzo di Palahniuk (“Soffocare”), volevo vedere come e cosa scrive, dato che è uno di quegli autori che ha un popolo di lettori fanatici e adoranti, ma non mi sta convincendo molto, per ora. Comunque, almeno so come scrive. Entro giovedì l’avrò finito.

 

· 90

magritte


Oggi ho provato a immaginare cosa mi succederebbe se dovessi separarmi da te e non vederti più. Già ne ho sentite sulla pelle le ipotetiche conseguenze – in scala ridotta – quando strani e infondati pensieri ti mostravano allontanata da me. Facendo le debite proporzioni, visto che conosco il mio fisico e certe manifestazioni della mia psiche, provo a ricostruire uno scenario “pratico”, avvalendomi di un esempio.
Se mi accadesse di rendermi conto all’improvviso, in qualsiasi modo (una tua lettera di addio, oppure il vederti abbracciata a un altro, oppure se te ne andassi dicendomi o lasciandomi capire di non considerarmi più importante), che ti ho persa, che non ti vedrò più se non come semplice conoscente, che tutto è finito, sentirei esplodere in me una serie di reazioni fisiche che investirebbe il sistema nervoso, irradiandosi nel cervello e nella psiche. Il petto mi friggerebbe come se fosse collegato a cavi elettrici a basso voltaggio; la vista si annebbierebbe; tutti gli oggetti che mi circondano perderebbero significato, e così le cose che devo fare o sto facendo. Mi fermerei annichilito, con la sensazione di friggere che s’intensifica e si diffonde nel corpo, fino ad arrivare alla testa e alle facoltà percettive. Quindi, non sentirei quasi i richiami di chi mi è vicino, che magari mi chiede cosa mi stia succedendo. La vita intera, cioè tutto l’ambiente circostante e la consapevolezza delle mie funzioni, a partire da ciò a cui ero intento, diverrebbe estranea. Resterei così, inerme e inerte, senza sapere che fare e senza riuscire a rispondere alle sollecitazioni, coi battiti del cuore che martellano e il corpo che brucia. Improvvisamente la vita mi apparirebbe insensata, e anche il mondo che mi circonda perderebbe senso. Credo che uno stato simile alla “frittura interna” lo provai quando assunsi una medicina che mi colpì il sistema nervoso, facendomi soffrire per due giorni: l’unica differenza è che quella mi dava le allucinazioni, che qui non avrei. Qui avrei il vuoto, un vuoto doloroso e invalidante. Ecco, forse la parola giusta sarebbe questa: invalidante, perché resterei incapace di fare alcunché per un periodo imprecisato. Sarei stordito dal dolore, dal friggere interno, dal peso sul diaframma, dal galoppare forsennato del cuore, dallo smarrimento che m’invade e mi rende incapace di rispondere agli stimoli e di dire cosa mi sta succedendo. La preoccupazione di chi mi sta vicino, le domande ripetute e pressanti peggiorerebbero il mio stato, perché sarei impossibilitato a rispondere, non potrei dire: “Aiuto, ho un’improvvisa fitta nel cervello!”, oppure: “Oddio, mia madre è morta!” ed essere subito soccorso: no, non riuscirei a parlare, dovrei tenere dentro l’incendio senza poter aprire nemmeno una valvola, e allora la pressione interna crescerebbe, e la sofferenza pure, e anche l’annichilimento e il senso d’impotenza. Questo sarebbe l’inizio. Poi non so come e per quanto tempo proseguirebbe. Quello che temo nel senso più pratico e immediato è proprio l’esplosione interna che fa friggere il corpo e schiaccia il cuore fino a invadere la capacità di pensare e di muoversi e di riconoscere le cose e il senso del proprio esserci. Perché il seguito sarebbe proprio la perdita di senso. Cioè non riconoscerei più la funzione delle cose, ad esempio il fatto che mi sto mettendo a tavola: a che servirebbe mangiare? Se chi mi è vicino mi rivolgesse delle domande, lo guarderei cercando di assegnargli un ruolo, che in quel momento avrebbe perso. I miei libri mi diverrebbero estranei: mi aggirerei fra gli scaffali, con l’incendio che infuria dentro e la sensazione di dolore che cresce, chiedendomi perché mai ne ho accumulati tanti, a cosa mai potevano servire. Mi aggirerei per la casa come un fantasma dolente che ha perso l’orientamento. Ecco cosa succederebbe, se mi rendessi conto di averti persa. Quindi, su questa base empirica, posso affermare con buona approssimazione che tu, per me, sei tutto.

 

· 89

Klimt


Ormai il pensiero di te è il mio rifugio, a volte lo vedo come l’unica salvezza. Di fronte all’umanità ingorda e anarcoide con cui ho a che fare, così irrispettosa e corta d’intelletto, così miope e ignorante di ciò che sta sotto, priva anche della gentilezza mentale delle persone oneste, mi ostino a coltivare la voglia d’interrogarmi che mi hai instillato. Mi capita spesso di cogliere le sfumature delle situazioni, ma con te le sfumature le colgo tutte, perché sei trasparente come una pietra preziosa e perché riesco a sentire qualsiasi vibrazione possa uscire dalla tua voce, da una tua parola, da un tuo sguardo. È bello averti al fianco, anche quando non ci sei: mi permette di non arrendermi e di credere ancora nel respiro. Sei grandissima, per fortuna esisti.

 

obiettivi 2

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In genere si distingue fra “obiettivi operativi” e “obiettivi di vita”: i primi sono più circoscritti e limitati nel tempo, più specifici, mentre i secondi possono riferirsi anche a un momento lontano e imprecisato, e qui il pensiero si fa strategico. Questi obiettivi dovrebbero nascere da dentro, si dice, come libera aspirazione di vita; il problema si fa serio, però, quando la libera e indipendente aspirazione di vita non solo non riesce a definirsi, ma addirittura tende a squagliarsi in sostanza senza contorni.

 

obiettivi

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Spesso ciò che manca sono i grandi obiettivi. Sono quei progetti che aprono le porte e mobilitano energie che ci si era dimenticati di possedere. Quando gli obiettivi mancavano o non riuscivano a definirsi, era difficile dedicarsi, fare, a volte anche pensare: sembrava uno sforzo enorme. Tutto ciò rientra nel senso, questo blocco di significatività che da solo può dar forma alle giornate, alle settimane, ai mesi.

 

· 40


A volte mi vengono dubbi strani, poco comprensibili: come delle sensazioni sgradevoli che mi lasciano smarrito e incerto sul senso del mio esistere. Ad esempio, ora non sono sicuro che io meriti d’essere amato. Può essere che tu non veda le cose giuste? Che tu sia condizionata da qualche fattore che t’impedisce di sentire la realtà per com’è e che ti stia ingannando a darmi tutto questo valore? Momenti come questi arrivano inaspettati, e non me li so spiegare. Ho fatto molti danni nella vita, e solo una fortuna sfacciata può avermi fatto superare situazioni che per altri sarebbero state insuperabili. La merito, tutta questa fortuna? Merito il privilegio d’essere amato? Ora non riesco a trovare cose buone che giustifichino i miei privilegi. Mi piacerebbe porti questi interrogativi guardandoti e ascoltando la tua voce, ma non è possibile, ora. Sono costretto a scriverteli, e a distrarti dai tuoi compiti, quindi farei meglio a tacere e a non turbarti, sarebbe più responsabile. Ma sento forte il bisogno di parlarti.

colazione


Penso sia un’ottima idea, quella di soffermarsi a considerare — o meglio, a riassaporare con la mente e con la penna — le piccole (grandi) cose belle, intese come quei gesti quotidiani che danno endorfine e serotonina e alimentano il benessere. Perché una forma di alimentazione del benessere è sempre necessaria, non la si può trascurare come spesso accade nella vita quotidiana. A me, ad esempio, piace molto il rito della colazione, dove se si è in compagnia ci si scambiano le considerazioni e i sorrisi, anche dello sguardo. Essere guardati come ti guarda l’amica o l’amico che hai di fronte (sappiamo cosa significa per me e per loro l’amicizia) è un piacere così importante e intenso che rientra nelle forme principali di alimentazione del benessere. Il benessere non è edonismo: è il modo di vivere in maniera davvero umana, presupposto fondamentale — secondo me — per comprendere e vivere i rapporti col prossimo, la chiarezza, il gesto disinteressato, la solidarietà. Lo sguardo dell’amica e dell’amico è quella cosa preziosissima che può dar senso alla vita.