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Vittorio Corcos - Sogni


Quando dico grandiosa intendo che sei bella, appassionata, elegante: un’eleganza data dai modi, dal portamento, dalla voce e dallo stile di vita e di pensiero. Anche per questo ti ammiro, non solo per la tua bellezza e sensualità, che sono indiscutibili. Tu vivi secondo princìpi che senti e conosci veramente, sai riconoscere un tracciato da seguire, sei consapevole di ciò che può riservare la vita, sai valutare e rispettare il prossimo, e metterti in relazione col mondo. E tutto questo lo sai fare dalla tua angolazione specialissima, da ragazza di altri tempi, completamente avulsa dai modelli conformistico-consumistici imperanti. È per tutte queste cose che sono pazzo di te. E posso dirti un’altra cosa: star con te è l’esperienza più bella che ho avuto nella vita. Tutto ciò che mi è capitato non arriva alla meraviglia che sto vivendo con te. Tu hai una reattività, una dolcezza, una morbidezza compatta e fresca che non ricordo d’aver trovato da nessuna parte. Partecipi a tutto con una naturalezza e una concretezza che mi portano in paradiso, come non m’era mai accaduto.

 

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Archivio personale - prime pagine


Quando dico
che la tua scrittura è “sensuale” intendo una serie di cose insieme, alla base delle quali sta la tua capacità di rappresentare “in presa diretta” (cioè, rendendole in modo immediato, senza filtri) le sensazioni e le emozioni dei personaggi, nelle varie situazioni. Che si tratti di attrazione fisica, di paura, di rabbia e così via, tu in poche pennellate riesci a rendere immediatamente quel tipo di sensazione, favorendo in modo incredibile l’immedesimazione col personaggio, “simpatico” o “antipatico” che sia. Perché sei bravissimo a passare da un punto di vista all’altro dei vari personaggi senza soluzione di continuità, sembra di entrare di volta in volta nella loro mente nel loro corpo; perché un aspetto di questa sensualità è che i corpi, nei tuoi scritti, sono sempre ben presenti, non si può prescindere da essi nel comprendere i personaggi. E questo mi piace molto. Mi piace la naturalezza che hai nel parlarne e nel descriverli (e questo è un altro aspetto della “sensualità”) e riguardo poi nello specifico al desiderio fisico, sei insuperabile. Una cosa del genere – così potente – l’ho trovata solo in alcuni brani di Jack London, che ho sempre considerato il cantore numero uno del desiderio: che si tratti di una bella bistecca da mangiare (oggetto di un suo stupendo racconto sulla boxe) o del collo di un marinaio da cingere con le mani (come accade in Martin Eden, dove lei desidera toccarlo in quel modo) tu, lettore, desideri quelle stesse cose, anche se sei vegetariano o non t’interessano i colli dei marinai. E lo stesso accade leggendo te. Anche nel caso del racconto, ciò che lo rende inquietante è questa vena pulsante (in questo caso di passioni violente: desiderio privo di amore, rabbia, ambizione, ossessione ecc.) che attraversa e percorre in profondità tutto il testo, per cui anche una semplice situazione conviviale, descritta in modo impeccabile e cristallino, in realtà viene “stravolta” perché il lettore attento percepisce questa forza e questa tensione che c’è sotto, fatta di tante cose. Ecco più o meno cosa intendo per sensuale. Non so se mi sono spiegata. Non so se ti ci riconosci. Diciamo che sotto il tuo stile classico pulsa una potenza espressionistica che riesci a incanalare bene e con misura, sfruttandola al meglio.
Cioè, io ci vedo questo.