Franz Kafka, Lettera al padre (17)

1920s_vintage_wedding_dressIn primo luogo tu collochi il fallimento delle mie intenzioni matrimoniali nella serie degli altri miei insuccessi: e io non avrei niente in contrario, purché tu accettassi la spiegazione che di tali insuccessi ho dato sino a questo momento. Si colloca infatti in questa serie, solo che tu sottovaluti il significato della cosa, e lo sottovaluti al punto che noi, quando ne parliamo assieme, parliamo davvero di due cose completamente diverse. Oso dire che in vita tua non ti è mai successo niente che abbia avuto per te un significato simile a quello dei miei tentativi di matrimonio. Con questo non voglio dire che tu non abbia vissuto niente di così significativo: al contrario, la tua vita è stata molto più ricca e piena di pensieri e intensa della mia, ma proprio per questo non ti è successo niente di simile. E come se uno dovesse salire cinque gradini bassi e un altro un gradino soltanto che però, almeno per lui, è alto come quei cinque messi insieme: il primo supererà non soltanto i primi cinque, ma altri cento e altri mille, la sua vità sarà grandiosa e molto faticosa, ma nessuno dei gradini che ha superato avrà per lui un’importanza pari a quell’unico, primo, alto gradino dell’altro, che le sue forze non sono in grado di superare e al di sopra e al di là del quale naturalmente non riesce ad arrivare.
Sposarsi, metter su famiglia, accogliere tutti i figli che verranno, mantenerli in questo mondo incerto e magari guidarli anche un po’ è, ne sono convinto, il compito estremo che un essere umano può riuscire a svolgere. Il fatto che apparentemente a molti riesca così facilmente non è una prova contraria, in primo luogo perché in effetti non riesce a molti e poi perché questi “non molti” perlopiù non “fanno” niente, a loro “capita” così; e allora non si tratta più di quel compito estremo, per quanto sia cosa grande e ammirevole (in particolare laddove non si può tracciare una distinzione precisa tra “fare” e “capitare”). E infine non si tratta neppure di questo compito estremo, ma soltanto di un qualche avvicinamento a esso, da lontano, seppure decente; non è mica necessario levarsi in volo fino al sole, basta strisciare fino a un posticino pulito sulla terra dove ogni tanto il sole faccia la sua comparsa e ci si possa riscaldare un po’.
Com’ero preparato a tutto ciò? Nel peggior modo possibile. Questo emerge già da quanto abbiamo detto. Ma nella misura in cui si danno una preparazione diretta del singolo e una creazione diretta delle condizioni generali di base, tu in apparenza non sei intervenuto molto. Non ci sono neppure altre possibilità, qui a decidere sono i costumi sessuali generali del ceto sociale, della popolazione e dell’epoca. E tuttavia tu sei intervenuto anche qui, non molto, perché la premessa di un tale intervento può essere soltanto una forte fiducia reciproca, e al momento decisivo questa mancava a entrambi già da molto tempo, e non molto felicemente, giacché le nostre esigenze erano completamente diverse; quel che sconvolge me può lasciare te del tutto indifferente e viceversa, quel che per te è innocenza può essere colpa per me e ancora, quel che per te non ha conseguenze può essere per me il coperchio della bara.
Ricordo che una sera passeggiavo con te e con la mamma, eravamo sulla Josephplatz, nei pressi dell’odierna Landerbank, e presi a parlare in quel modo stupidamente millantatore, superiore, orgoglioso, distaccato (il che era insincero), freddo (il che era vero) e balbuziente che perlopiù usavo con te di quelle cose interessanti, vi rimproverai per non avermi edotto in materia, che erano stati i miei compagni di scuola a doversi occupare di me, che avevo corso grandi pericoli (qui, al solito, mentivo svergognatamente per mostrarmi coraggioso, perché a causa della mia pavidità non avevo un’idea più esatta di quei “grandi pericoli”), e in conclusione affermai che adesso per fortuna sapevo tutto, non avevo più bisogno di consigli ed era tutto a posto. Principalmente avevo iniziato a parlarne perché almeno il parlarne mi divertiva, poi anche per curiosità e infine per vendicarmi un po’ di voi. Tu, conformemente al tuo modo di essere, la prendesti con la massima semplicità; dicesti soltanto che avresti potuto darmi qualche consiglio su come praticare queste cose senza pericolo. Forse io avevo voluto celatamente provocare proprio una simile risposta, che corrispondeva sì alla cupidigia del bimbo supernutrito di carne e di ogni leccornia, fisicamente incapace ed eternamente preoccupato per se stesso, ma il mio pudore esteriore ne fu talmente ferito o quanto meno io tanto credetti dovesse esserlo che, contro la mia volontà, non riuscii più a parlarne e con altezzosa sfacciataggine interruppi il discorso.

(17 – continua)

Il membro


Il membro virile corrisponde ai genitori perché contiene il principio del seme, e ai figli perché esso è anche causa della loro nascita; inoltre corrisponde alla moglie e all’amante perché è destinato all’amore, e ai fratelli e a tutti i consanguinei perché ogni relazione di parentela trae origine dal membro. Esso rappresenta inoltre la forza e la virilità del corpo, perché pure di queste è causa, tanto che da alcuni è detto anche “virilità”; e rappresenta pure i discorsi e la cultura, perché il membro è tra tutte le cose la più feconda, come la parola: a Cillene ho visto una statua di Hermes rappresentata non da altro che da un fallo, secondo una certa naturale analogia.
Ancora, il membro corrisponde alla ricchezza e al possesso, perché ora cresce e ora si ritira, e può dare ed eliminare; ai progetti segreti, perché i pensieri e il membro sono omonimi; alla povertà e alla servitù e alla prigione, perché è chiamato pure così ed è simbolo della necessità; infine al rispetto dovuto a una carica importante, perché anche per questo usiamo una medesima parola. Dunque quando esiste e si trova al giusto posto, significa la stabilità di ogni singola cosa che si assimila al membro; quando cresce indica la crescita delle stesse, e quando manca la loro privazione. Se è doppio, segnala che diverranno doppie, tranne che per quanto riguarda la moglie o l’amante: al contrario, di queste comporta la privazione, perché non è possibile usare contemporaneamente due falli. Conosco un tale che era schiavo, e sognò di avere tre falli: divenne libero, e ottenne tre nomi in luogo di uno, aggiungendo al proprio quelli di chi lo aveva liberato. Ma ciò accadde una volta sola; e non occorre stabilire le interpretazioni sulla base di casi isolati, bensì sui fatti che si verificano regolarmente.

Artemidoro, Il libro dei sogni, 45, Adelphi, Milano 1975

 

Il bunga bunga della domenica

Visto che i professori della scuola pubblica «inculcano valori diversi da quelli delle proprie famiglie, c’è bisogno di educare liberamente i propri figli e quindi di non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato». E poi, i gay non avranno mai matrimoni equiparati a quelli delle famiglie tradizionali, perché di famiglia ce n’è una sola, né il governo consentirà adozioni agli omosessuali e ai single. «I ragazzi che sono qui sono così belli e simpatici che li invito al bunga-bunga, che significa divertirsi, fare quattro salti, magari bere qualcosa ma senza nulla d’immorale…». «Berlusconi è entrato e si è seduto sul letto. Quella notte abbiamo parlato e parlato fino alle quattro di notte. Ha parlato di politica». «Prevediamo un ormai inevitabile esodo biblico di profughi dalla Libia, e il pericolo islamico è alle porte, non dimentichiamo che siamo sempre nel mirino di Al Qaeda». «Tesoro, devo dare un nome entro dieci minuti per questa markettina… vuoi farla tu?»