· 96

Vittorio Corcos


Una cosa che m’ero dimenticato di dirti: oggi, mentre facevamo quei discorsi seri, eri senza occhiali e per tutto il tempo mi sono perso nel tuo sguardo profondo e bellissimo. Ti ho guardata da molto vicino, quei tuoi occhi color del mare erano attenti e riflessivi, e quello sguardo mi è rimasto dentro,
lo vedo ancora molto nitido e ne sento la profondità. Anche questa è stata un’esperienza importante, qualcosa che non si cancella. Ed è importante che amiamo dirci tutto, perché ci fa star bene e ci arricchisce e ci rende più consapevoli e forti. La simpatia, poi, la trovo anche in te, fortissima: anzi, credo che la tua simpatia alimenti la mia, com’è successo fin dai primi giorni. Ci piace ridere insieme delle cose della vita, siamo due buontemponi! Invece, quando sono in giro e non sono con te mi annoio, e mi dico quante belle cose potremmo fare, di quanti argomenti interessanti potremmo parlare. Poi hai una voce che suona come una melodia leggera, hai una dizione impeccabile, quasi ricercata, da attrice.

 

· 91

jack vettriano


Ecco, hai detto bene a proposito della mancanza di contatto fisico tra noi: mi sento anch’io fragile, con pensieri tristi, con un peso sulle spalle, goffa, impacciata, brutta e nervosa. Perché ho bisogno di te tutto intero! Oggi pomeriggio, quando mi sentivo sperduta, ho semplicemente immaginato di tendere la mano e di trovare la tua, anche solo questo minuscolo contatto mi darebbe il sollievo che cerco e che solo tu mi puoi dare. Solo tu e nessun altro che conosca. Ti ricordi quando eravamo all’incontro di presentazione di quel libro organizzato dai tuoi amici? Eravamo semplicemente seduti accanto senza neanche guardarci, eppure già essere al tuo fianco e sentirti vicino a me mi faceva sentire bene.
Comunque, quando dico che sei bello non lo dico tanto per dire. Piuttosto starei zitta, non te lo ripeterei continuamente. Prima, quando mi hai scritto che hai comprato delle camicie, ti ho visualizzato come ti ho visto le ultime volte: con i pantaloni leggeri, con la camicia che lascia scoperti gli avambracci e mi permette di insinuare le mani fino a carezzarti la schiena, e con i tuoi occhiali da sole: non solo bello, ma anche sexy. Molto. Poi ti ho visto come sei alla guida della macchina, quando mi volto a guardarti (o meglio, ad adorarti) e ti vedo di profilo, sia con gli occhiali sia senza, anche lì sei stupendo. Insomma, ti ho proprio visualizzato in quella posizione, che guardi la strada con le mani sul volante (e ogni tanto ne allunghi una per accarezzarmi) e ho provato un brivido e un languore violento che quasi mi son vergognata! Sei stupendo, non solo interiormente ma anche esteriormente. Te l’ho detto: anche non conoscendoti, se ti avessi visto per strada o seduto da qualche parte non lontano da me, ti avrei subito notato. Poi, in questo periodo mi son detta più volte che è bellissimo leggere gli stessi libri, perché è bello confrontarci e sentirci uniti anche in questo. “La regina degli scacchi” mi è piaciuto forse più de “L’uomo che cadde sulla terra”, ti tiene attaccato alla pagina, secondo me. Però finora sei tu che hai letto i libri che volevo leggere io, ma se ne hai qualcuno che vuoi leggere tu, mi accodo io. Sì, “Il male oscuro” l’ho letto tutto ed è stata una delle letture più dolorose (forse proprio la più dolorosa) in assoluto. C’è questo rapporto col padre, e con la famiglia… terribile. Adesso sto leggendo un romanzo di Palahniuk (“Soffocare”), volevo vedere come e cosa scrive, dato che è uno di quegli autori che ha un popolo di lettori fanatici e adoranti, ma non mi sta convincendo molto, per ora. Comunque, almeno so come scrive. Entro giovedì l’avrò finito.

 

· 77

Giancarlo Isola, Il molo

Non mi sembra neanche di essere stata in vacanza. Mentre, andando verso casa, percorrevo in bici i viali (con meno traffico, oggi, ma col solito smog), le solite strade, riflettevo su come non mi sembra neanche di essere stata via, tanto questa “vacanza” è stata breve e spezzettata (e passata per lo più forzatamente in casa a lavorare), così diversa dal solito! Pazienza. Ieri sera, anche se mi sentivo ancora un po’ debole, ho voluto – come da tradizione – fare un giro di saluto, camminando per i “miei” posti e salutandoli nel mio cuore. Ovviamente sono stata anche al porto, sul molo. Era buio, ma lo stesso s’intravedeva il mare, se ne sentiva il profumo. Ho guardato il muretto su cui ci siamo seduti la prima volta (dove tu eri “fuori controllo”, e lo ero anch’io) e la panchina su cui ci siamo seduti l’ultima volta. E ho pensato che d’ora in poi quel posto non è più legato a me nella mia inavvicinabile solitudine di sempre, ma a me e te. Mi sono commossa! È bello, vero? Ormai ne abbiamo tanti di posti “nostri”, ma quello è particolare. L’unica pecca è che non ho potuto accoglierti nella mia casetta, ma è stato bellissimo parlare con te, mangiare con te (battendo ogni record di lentezza masticatoria), e poi tutto il resto, per ore – ore davvero! Tu mi sei sembrato ancora più bello del solito, fra l’altro. Quando ti penso, la prima cosa che mi appare è il tuo sorriso, poi il tuo sguardo accogliente e spiritoso quando mi sorridi. A volte penso a quanto mi dai, in tutti i campi. Sei così generoso di te stesso, spero di meritarmelo davvero e di riuscire a darti anch’io quanto più riesco. Ormai per me sei un punto di riferimento stabile, ti ascolto sempre con attenzione e non sai quante volte, di fronte a certe situazioni o pensieri, mi tornano in mente cose che mi hai detto e che mi aiutano a ragionare.

 

· 75


Sto per dire una sciocchezza. Pur non sentendomi un cultore di valori cristiani, pur essendo stato per molti anni un blasfemo, pur avendo infranto molti comandamenti, pur non avendo quasi conosciuto la pratica religiosa, non mi stupirei di scoprire che sono, nell’intimo, un buon cristiano. Bisognerebbe tirarlo fuori dalle tenebre, ripulirlo e “restaurarlo”, e nutrirlo, il cristiano che è in me. Quindi dovrei trovare una serenità, poter passare le giornate lontano da te tranquillo, senza angustiarmi per il mio senso d’insufficienza, e smetterla di costringerti a medicarmi da ferite e sbucciature. Penso che il Cielo dovrebbe darmi tregua, non lo pensi anche tu? Vorrei fare la cosa migliore, non sbagliare insomma, comportarmi bene.
Nel frattempo, starei per ore a parlare con te, a chiederti cose sulla tua vita, sui tuoi desideri, sulle tue esperienze. Sono attentissimo alle tue espressioni, quando i tuoi occhi sorridono felici, e poi diventano intenti o seri, o riflessivi per quello che dico. Quando passa un’ombra sul tuo sguardo mi chiedo cosa può esser stato, quale pensiero ti ha attraversata. La tua anima, i tuoi pensieri sono un campo che vorrei esplorare: sei troppo interessante e rara, così enigmatica anche, nella tua trasparente semplicità. Ecco cos’ha la tua “semplicità”: è enormemente ricca, nasconde una complessità che è il tuo piccolo grande enigma.

 

· 6

Un giorno parleremo meglio, e mi spiegherai perché “hai deluso tutti” e ti senti “una sconfitta”. Cose assurde, considerata la tua giovane età: c’è gente che non si arrende mai ed è capace di ricominciare a quaranta, cinquant’anni. E poi è inesatto che ho degli amici: ho vissuto senza amici per più di vent’anni, dopo una lunga gioventù bruciata che ha lasciato dietro di sé molti morti, per droga, malattie e disperazione. Parleremo, un giorno, e mi dirai perché ti senti una sconfitta. Di sicuro sei molto intelligente e sensibile, e sei molte altre cose, lo vedo, lo sento.  Se sei imbranata, questo si mescola alla tua dolcezza e crea qualcosa di molto speciale. Mi piace quando dici che t’infondo sicurezza e che senti il mio sguardo senza vederlo: dici che è attento e accogliente, e animato da una curiosità “buona” che lo rende acuto ma non invadente.  Ma devi spiegarmi come riesci a vedere che mi sono salvato l’anima: le sofferenze non sempre la raffinano, spesso anzi accade il contrario.