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Speriamo che l’occhio guarisca presto (sei sicuro che quella pomata va bene?), però mi sarebbe piaciuto vederti con l’occhio gonfio, e comunque tu non puoi essere “orribile” in nessun modo. Be’, è normale che tu sia ancora disordinato e dispersivo, mica puoi cambiare in due secondi… vedrai che con perseveranza ed entusiasmo riuscirai a incanalare meglio le tue energie senza dover però forzare troppo o “tradire” il tuo carattere, che è già un bel carattere così, va solo un po’ “regolato”. E anch’io grazie a te posso migliorare il mio, per esempio tu m’infondi sicurezza e fiducia e poi è bellissimo sentirmi così felice e leggera. Perché poi affronto le situazioni in modo più spavaldo perché ho come un retropensiero che mi dice: se anche nessuno ti capisse c’è una persona che crede in te, e nessuno qui lo sa quanto sei fortunata! E’ come se il tuo pensiero fosse una specie di scudo protettivo che mi sostiene sempre, non so se mi spiego.
Domattina vado di nuovo in sede. Abbiamo una riunione in cui discuteremo di alcuni romanzi da proporre. Ormai leggo a un ritmo vertiginoso! Hai presente le misere statistiche sulla scarsa o nulla quantità di libri letti dagli italiani? Be’, ci penso io a compensare! Anche se in realtà preferirei leggere un po’ meno libri godendomeli di più e con un ritmo più lento che mi permetta di assaporarli meglio. Così mi sembro un robot!

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Un giorno parleremo meglio, e mi spiegherai perché “hai deluso tutti” e ti senti “una sconfitta”. Cose assurde, considerata la tua giovane età: c’è gente che non si arrende mai ed è capace di ricominciare a quaranta, cinquant’anni. E poi è inesatto che ho degli amici: ho vissuto senza amici per più di vent’anni, dopo una lunga gioventù bruciata che ha lasciato dietro di sé molti morti, per droga, malattie e disperazione. Parleremo, un giorno, e mi dirai perché ti senti una sconfitta. Di sicuro sei molto intelligente e sensibile, e sei molte altre cose, lo vedo, lo sento.  Se sei imbranata, questo si mescola alla tua dolcezza e crea qualcosa di molto speciale. Mi piace quando dici che t’infondo sicurezza e che senti il mio sguardo senza vederlo: dici che è attento e accogliente, e animato da una curiosità “buona” che lo rende acuto ma non invadente.  Ma devi spiegarmi come riesci a vedere che mi sono salvato l’anima: le sofferenze non sempre la raffinano, spesso anzi accade il contrario.