#58

Portrait of Dennis Hopper, 1971

La prima mattina è propizia per un primo flusso di scrittura che faccia “pulizia” nella mente e fissi le cose che la notte ha portato, che siano sogni o i classici consigli. Questo fa venire in mente il free writing, la scrittura libera: leggendone su Wikipedia la definizione (in inglese), vedo che il presupposto base è che ognuno di noi ha qualcosa da dire e la capacità di dirlo, ma spesso questa sorgente di significati e di espressività viene bloccata da fattori come l’apatia (frequente), l’autocritica (molto bloccante, anzi castrante), risentimento o malessere generale, ansia come se si avessero delle scadenze, cioè ansia di realizzazione (!), timore di non farcela o di essere giudicato, oppure qualsiasi altra forma di resistenza. Nel mio caso, come ho raccontato in altre occasioni, c’era un ritegno a cui non sono riuscito a dare un’identità precisa, ma che probabilmente racchiudeva in sé questi fattori.
La scrittura libera può essere assimilata al flusso di coscienza? Di certo è come aprire un rubinetto e lasciar scorrere l’acqua, mentre altra cosa è la “pratica di scrittura”, teorizzata da Natalie Goldberg nei suoi libri, in cui combina la scrittura libera con i principi della meditazione zen. Nella scrittura libera la cosa importante è “muovere la mano”, tracciare i segni sul foglio senza fermarsi, lasciando che il flusso proveniente dalla mente non sia disturbato o condizionato dal ragionamento o dalla riflessione. Quello che esce, esce così com’è, non alterato dalla mente razionale che tocca e lima, e rivede. L’occhiata rimane vergine, insomma, restituendo un flusso di pensieri libero.

# 12

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Forse si è sempre in attesa di qualcosa. Spesso è un cambiamento sostanziale e sostanzioso, una virata del corso delle cose, e se si vedono segnali che vanno in quella direzione lo spirito riprende respiro. Poi anche il fisico deve re-imparare a respirare, perché nel tempo la tensione porta a sincopare i respiri, a fermarli e a non completarli. Riprenderne il ritmo fisiologico diventa importante, anche perché serve un po’ di serenità per poter pianificare la possibile svolta, evitando il rischio che questa si presenti senza essere riconosciuta. Si tratta di cambiare intonazione al proprio sentire: se aspettare ciò che non accade, alla lunga, può diventare insopportabile, l’attesa di qualcosa che possa risvegliare, risolvere, cambiare orizzonte mobilita comunque le energie che ancora restano. È qui la differenza: quando gli obiettivi mancano o non riescono a definirsi, è difficile dedicarsi, fare, a volte anche pensare: diventa uno sforzo enorme. Invece bisogna riuscire a rientrare nel senso, questo blocco indispensabile di significatività che solo può dare forma alle giornate, alle settimane, ai mesi.

La prima mattina


La prima mattina è propizia per un primo flusso di scrittura che faccia “pulizia” nella mente e fissi le cose che la notte ha portato, che siano sogni o i classici consigli. Questo fa venire in mente il free writing, la scrittura libera: leggendone su Wikipedia la definizione (in inglese), vedo che il presupposto base è che ognuno di noi ha qualcosa da dire e la capacità di dirlo, ma spesso questa sorgente di significati e di espressività viene bloccata da fattori come l’apatia (frequente), l’autocritica (molto bloccante, anzi castrante), risentimento o malessere generale, ansia come se si avessero delle scadenze, cioè ansia di realizzazione (!), timore di non farcela o di essere giudicato, oppure qualsiasi altra forma di resistenza. Nel mio caso, come ho raccontato in altre occasioni, c’era un ritegno a cui non sono riuscito a dare un’identità precisa, ma che probabilmente racchiudeva in sé questi fattori.
La scrittura libera può essere assimilata al flusso di coscienza? Di certo è come aprire un rubinetto e lasciar scorrere l’acqua, mentre altra cosa è la “pratica di scrittura”, teorizzata da Natalie Goldberg nei suoi libri, in cui combina la scrittura libera con i principi della meditazione zen. Nella scrittura libera la cosa importante è “muovere la mano”, tracciare i segni sul foglio senza fermarsi, lasciando che il flusso proveniente dalla mente non sia disturbato o condizionato dal ragionamento o dalla riflessione. Quello che esce, esce così com’è, non alterato dalla mente razionale che tocca e lima, e rivede. L’occhiata rimane vergine, insomma, restituendo un flusso di pensieri libero.

 

Free writing


Leggendo su Wikipedia la definizione (in inglese) di freewriting, la scrittura libera, vedo che il presupposto base è che ognuno di noi ha qualcosa da dire e la capacità di dirlo, ma spesso questa sorgente di significati e di espressività viene bloccata da fattori come l’apatia (frequente), l’autocritica (molto bloccante, anzi castrante), risentimento o malessere generale, ansia come se si avessero delle scadenze, cioè ansia di realizzazione (!), timore di non farcela o di essere giudicato, oppure qualsiasi altra forma di resistenza. Nel mio caso, come ho raccontato in altre occasioni, c’era un ritegno a cui non sono riuscito a dare un’identità precisa, ma che probabilmente racchiudeva in sé questi fattori.
La scrittura libera può essere assimilata al flusso di coscienza? Di certo è come aprire un rubinetto e lasciar scorrere l’acqua, mentre altra cosa è la “pratica di scrittura”, teorizzata da Natalie Goldberg nei suoi libri, in cui combina la scrittura libera con i principi della meditazione zen. Nella scrittura libera la cosa importante è “muovere la mano”, tracciare i segni sul foglio senza fermarsi, lasciando che il flusso proveniente dalla mente non sia disturbato o condizionato dal ragionamento o dalla riflessione. Quello che esce, esce così com’è, non alterato dalla mente razionale che tocca e lima, e rivede. L’occhiata rimane vergine, insomma, restituendo un flusso di pensieri libero.