Writing 18

url

Fortunatamente, non ho un carattere volubile che facilmente si entusiasma e facilmente si stanca. Sono invece molto costante, incline alla devozione. Ma è sempre bene non farsi cogliere impreparati dalle delusioni, essere pronti ad assorbire il colpo, in tutte le cose della vita. Però ancora mi succede quello di cui t’ho parlato: il senso di smarrimento che arriva all’improvviso. Anche adesso m’è venuto, e il primo impulso sarebbe di correre da te, abbracciarti e ascoltare le tue parole confortanti. Non so da cosa venga, è come la sensazione che la mia permanenza nel mondo sia ingiustificata. Ho paura, e non so di cosa. Non dura molto, questa sensazione, ma quando mi prende vorrei rifugiarmi da te.

 

· 92


Anche a me il solo averti vicina rinfranca e rassicura. La sera di quella presentazione mi giravo spesso a guardarti, perché mi annoiavo e la tua presenza al mio fianco m’attirava irresistibilmente. Le presentazioni dei libri mi annoiano quasi sempre, non c’è rimedio: ascolto per un minuto, poi la testa va per conto suo. Mi giravo a guardare il tuo profilo e ti vedevo un leggero sorriso, forse perché eri consapevole della mia vicinanza.
Ma mi preoccupa il fatto che, lontana da me, ti senti “con pensieri tristi, con un peso sulle spalle, goffa, impacciata, brutta e nervosa”. Come sarebbe? Con tutte le qualità che hai e con un futuro così radioso davanti? È assurdo, non c’è nemmeno bisogno che lo dica. Devi sentirti sempre bella e fiduciosa, anche quando sono fisicamente lontano. A me capita sempre più spesso di sentirmi sereno sul nostro futuro (anche se il disagio dato dall’incertezza e dai dubbi non cessa di emergere): basterebbe questa consapevolezza, molto fondata, a metterci al riparo da stati di ansia o di timore e dai sensi di colpa. Non mi domanderò più se merito questa fortuna e questi privilegi, perché devo – dobbiamo – solo coglierli e usarli al meglio, con scrupolo, e dobbiamo vivere positivamente, con la fiducia che ci accompagna sempre. Io sono pronto a concedermi senza risparmio, a non farti sentire mai sola. Penso che più il tempo passerà più saremo presenti l’uno all’altra, così ti rafforzerai, acquisirai ancor più fiducia per i tuoi compiti e per esprimerti secondo le tue inclinazioni. Dire quanto mi mancano il tuo profumo e il tuo sorriso, le tue parole e la tua voce di ragazza è scontato, ma non perde mai il suo senso, è una cosa quasi necessaria.

 

· 90

magritte


Oggi ho provato a immaginare cosa mi succederebbe se dovessi separarmi da te e non vederti più. Già ne ho sentite sulla pelle le ipotetiche conseguenze – in scala ridotta – quando strani e infondati pensieri ti mostravano allontanata da me. Facendo le debite proporzioni, visto che conosco il mio fisico e certe manifestazioni della mia psiche, provo a ricostruire uno scenario “pratico”, avvalendomi di un esempio.
Se mi accadesse di rendermi conto all’improvviso, in qualsiasi modo (una tua lettera di addio, oppure il vederti abbracciata a un altro, oppure se te ne andassi dicendomi o lasciandomi capire di non considerarmi più importante), che ti ho persa, che non ti vedrò più se non come semplice conoscente, che tutto è finito, sentirei esplodere in me una serie di reazioni fisiche che investirebbe il sistema nervoso, irradiandosi nel cervello e nella psiche. Il petto mi friggerebbe come se fosse collegato a cavi elettrici a basso voltaggio; la vista si annebbierebbe; tutti gli oggetti che mi circondano perderebbero significato, e così le cose che devo fare o sto facendo. Mi fermerei annichilito, con la sensazione di friggere che s’intensifica e si diffonde nel corpo, fino ad arrivare alla testa e alle facoltà percettive. Quindi, non sentirei quasi i richiami di chi mi è vicino, che magari mi chiede cosa mi stia succedendo. La vita intera, cioè tutto l’ambiente circostante e la consapevolezza delle mie funzioni, a partire da ciò a cui ero intento, diverrebbe estranea. Resterei così, inerme e inerte, senza sapere che fare e senza riuscire a rispondere alle sollecitazioni, coi battiti del cuore che martellano e il corpo che brucia. Improvvisamente la vita mi apparirebbe insensata, e anche il mondo che mi circonda perderebbe senso. Credo che uno stato simile alla “frittura interna” lo provai quando assunsi una medicina che mi colpì il sistema nervoso, facendomi soffrire per due giorni: l’unica differenza è che quella mi dava le allucinazioni, che qui non avrei. Qui avrei il vuoto, un vuoto doloroso e invalidante. Ecco, forse la parola giusta sarebbe questa: invalidante, perché resterei incapace di fare alcunché per un periodo imprecisato. Sarei stordito dal dolore, dal friggere interno, dal peso sul diaframma, dal galoppare forsennato del cuore, dallo smarrimento che m’invade e mi rende incapace di rispondere agli stimoli e di dire cosa mi sta succedendo. La preoccupazione di chi mi sta vicino, le domande ripetute e pressanti peggiorerebbero il mio stato, perché sarei impossibilitato a rispondere, non potrei dire: “Aiuto, ho un’improvvisa fitta nel cervello!”, oppure: “Oddio, mia madre è morta!” ed essere subito soccorso: no, non riuscirei a parlare, dovrei tenere dentro l’incendio senza poter aprire nemmeno una valvola, e allora la pressione interna crescerebbe, e la sofferenza pure, e anche l’annichilimento e il senso d’impotenza. Questo sarebbe l’inizio. Poi non so come e per quanto tempo proseguirebbe. Quello che temo nel senso più pratico e immediato è proprio l’esplosione interna che fa friggere il corpo e schiaccia il cuore fino a invadere la capacità di pensare e di muoversi e di riconoscere le cose e il senso del proprio esserci. Perché il seguito sarebbe proprio la perdita di senso. Cioè non riconoscerei più la funzione delle cose, ad esempio il fatto che mi sto mettendo a tavola: a che servirebbe mangiare? Se chi mi è vicino mi rivolgesse delle domande, lo guarderei cercando di assegnargli un ruolo, che in quel momento avrebbe perso. I miei libri mi diverrebbero estranei: mi aggirerei fra gli scaffali, con l’incendio che infuria dentro e la sensazione di dolore che cresce, chiedendomi perché mai ne ho accumulati tanti, a cosa mai potevano servire. Mi aggirerei per la casa come un fantasma dolente che ha perso l’orientamento. Ecco cosa succederebbe, se mi rendessi conto di averti persa. Quindi, su questa base empirica, posso affermare con buona approssimazione che tu, per me, sei tutto.

 

· 85

still-life-1914


Ormai misuro i giorni su di te, sulla tua esistenza, sui tuoi orari e i tuoi riti quotidiani. Il risveglio, la colazione, la merenda, lo studio, il lavoro; e poi i messaggi, le lettere, le immagini di noi che rievochiamo e riviviamo nella mente. Osservare i tuoi ritmi mi aiuta a ricreare i miei, che erano praticamente svaniti. E tutto il resto che ci scalda e ci anima, che ci rende tenaci e fiduciosi e forti, colora le nostre giornate di tinte stupende. Anche in quegli attimi in cui ci si trova smarriti per qualche pensiero.

 

· 58


Tutte le
volte che mi scrivi di provare questo smarrimento, il mio unico impulso è lo stesso che dici tu… vorrei accarezzarti il viso mentre ti parlo e ti rassicuro… e mi sembra un’ingiustizia dovermene stare qui, lontana.
Lo provi ancora? Sai benissimo che è reale quanto ingiustificato. Non sei affatto inutile, guardati intorno e pensa quante persone allora dovrebbero sentirsi inutili, me compresa. E invece no! E non devi avere paura, di cos’hai paura? Devi stare tranquillo. Cerca di provare a lavorare, o al contrario prova a distrarti, fai qualcosa di riposante o divertente, leggi la mia lettera, gioca col tuo cane e senti quanta vita respira intorno a te e in te. Come puoi avere paura quando non sei solo? Sei parte come me e come tutti di un tutto che ci sostiene quando abbiamo paura o ci sentiamo fragili, dobbiamo solo ricordarcene sempre e riconoscerlo oltre le nostre paure. Forse ti sembrerà che questo sia un pensiero superficiale o ingenuo, e forse lo è, ma a me consola molto quando sono io a sentirmi smarrita. Anche solo guardare le colline, un torrente, o il mare quando sono in villeggiatura, o il cielo e poi me, il mio corpo e il mio spirito, che sono parte di tutto questo, mi rinfranca, non mi fa sentire più sola. A tutto questo, poi, ora si aggiunge il pensiero di te. Resta il fatto che la “cura” migliore, almeno temporaneamente, sarebbe quella che vorremmo entrambi: scacciare insieme quella brutta ombra che si è permessa di turbarti.


· 57

Fortunatamente, non ho un carattere volubile che facilmente si entusiasma, e altrettanto facilmente si stanca. Sono invece molto costante, e incline alla devozione. Però trovo saggia la tua considerazione: mettendo in conto che la mazzata potrebbe arrivare anche da un momento all’altro… e se arriverà la prenderò! La trovo saggia in generale, nel senso che è sempre bene non farsi cogliere impreparati dalle delusioni, essere pronti ad assorbire il colpo, e questo in tutte le cose della vita, anche nella professione ad esempio.
Anni fa sono stato devoto a un amico che poi mi ha abbandonato, perché sollecitato dalla sua nuova compagna, che non vedeva di buon occhio il nostro sodalizio. Non credevo che sarebbe stato capace di mollarmi così, con tutto l’affetto che ci legava. Ricordo che soffrii molto, ma ora non ne porto più traccia. Però a volte mi succede qualcosa di cui ti ho già parlato: il vago senso di smarrimento che mi prende all’improvviso. Anche adesso m’è venuto, e il primo impulso sarebbe quello di correre a chiederti aiuto, prenderti le mani e ascoltare le tue parole sagge e confortanti. Non so da cosa venga questo smarrimento: è la sensazione che la mia permanenza nel mondo sia ingiustificata. Ho paura, e non so di cosa. Non dura molto, questa sensazione, ma quando mi prende vorrei rifugiarmi da te.