Giornalisti

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Giornalisti.
Questa gente ha il nome del “giorno”. A me sembra che si potrebbero chiamare meglio della notte. Per questo propongo, dal momento che giornalista è anche una parola straniera, di chiamarli: “notturni”, “il sindacato dei notturni”. A me non sembra affatto che il termine di “notturni” convenga a quelli a cui ora è applicato, agli addetti alla pulizia dei pozzi neri. Son veramente i giornalisti i “notturni”; essi non portano via le immondezze di notte, ciò ch’è cosa onesta e buona azione; essi immettono le immondezze di giorno o, per essere ancora più precisi, riversano sugli uomini “la notte”, le tenebre, la confusione: in breve sono i “notturni”.

Søren Kierkegaard, Diario, 3001 (BUR, Ia ediz. 1975)

Søren

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1) Il nostro non è un tempo che abbia bisogno di un riformatore, ma è un tempo tronfio, traviato, dove tutti e ciascuno vogliono darsi al mestiere del riformatore, e che perciò hanno bisogno proprio del contrario di un riformatore: di un poliziotto che possa divorare tutti questi riformatori, come Socrate divorava i Sofisti. Il nostro non è un tempo dove l’abuso del governo renda necessaria una riforma, ma un tempo che deve imparare ad aver bisogno del governo, ovvero a lasciarsi governare.

Søren Kierkegaard, Diario, Bur 1975