Assenza

Miya Ando, Luminous Transcendent 3.3, 2010

È la sottrazione che dà forza, è dall’assenza che nasce l’intensità: è questo che abbiamo disimparato con la modernità. Continuiamo ad accumulare, ad aggiungere, a rincarare la dose. E poiché non siamo più capaci di affrontare il potere simbolico dell’assenza, oggi siamo piombati nell’illusione contraria, quella disincantata della profusione.

J. Baudrillard, Illusione, disillusione estetiche, Pagine d’Arte, Milano 1999, p. 15.

Tevis & Partners/2: declassamento di Massimo Gramellini (al 2011)

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Questo schema operativo, rivelatosi vincente nella sfera del giornalismo-opinionismo, è stato riproposto nel primo romanzo di Massimo Gramellini, L’ultima riga delle favole (Longanesi 2010). Ma la trasposizione in un’opera narrativa di questo insieme di tecniche non ha avuto un effetto di pari qualità.

Il protagonista della storia è un uomo che crede poco in se stesso e subisce la vita, più che viverla. Un giorno, dopo un’aggressione sul molo, rischia di annegare e si risveglia in un’altra realtà, alle “Terme dell’anima”, dove inizia un percorso iniziatico-simbolico che lo condurrà a vincere le sue paure, a guardarsi dentro, a scoprire il proprio talento e a trovare l’amore, prima dentro di sé e poi verso quella che si rivelerà la sua anima gemella.

paulo-coelhoLa storia risulta canonica, richiamante l’impostazione del famoso romanzo L’alchimista di Paulo Coelho (pubblicato in Italia nel 1995 da Bompiani), di cui l’autore sembra voler seguire le orme.
Egli ha voluto ripercorrere in chiave adulta il ruolo delle fiabe, per offrire al lettore il modo di riflettere sull’essenza del vivere, di capirsi, nonché di scindersi, analizzarsi e riunirsi.

«Aveva imparato da qualche parte che quando un sogno ti resta incollato addosso per molto tempo significa che non è più un’illusione, ma un segnale che ti sta indicando la tua missione.» Continue reading

(Nota: la presente relazione di rating è precedente all’uscita del successivo romanzo dell’autore)