Taccuini materni: fortuna

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taccuino 1941-42, p. 4

La fortuna –
Può darsi che un giorno la fortuna ti arrida. È una dea capricciosa: se la cerchi non la trovi, se l’incontri ti sfugge, se la chiami non risponde.
Bisogna coglierla al laccio quando passa, perché è leggera come il vento: presto viene e più presto va. Se ti sorride ringraziala, se t’abbandona non implorarla di restare: ricordati che non si volta indietro e non ascolta chi piange. E sii certo che se la fortuna può rivelare tutte le piccolezze dell’uomo, solo la sfortuna mette in luce la sua vera grandezza. Entrambe mutano cento volte di nome.
Ma nella fortuna e nella sfortuna conserva sempre il tuo …

 

Taccuini materni: anima e giovinezza

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taccuino 1941-42, p. 3

La giovinezza –
Questa è l’ora di cercare l’ideale che ti illumini la strada. Ma abbi la certezza che lo troverai.
Vivi la tua giovinezza con gioia: i canti più belli son quelli del mattino. Ma anche nel meriggio e verso sera, uno stornello accompagni sempre il tuo passo: ogni stagione ha il suo fiore. Quello che conta è possedere sempre nel cuore il ritmo di un canto.

(sotto, scritto a matita:)

Vi sono anime che diventano vittime e anime che si fanno distributrici arbitrarie e prepotenti di diritti e di doveri. Ma nel loro intimo, queste sono più tristi di quelle. Soprattutto quando un giorno soffriranno per aver fatto soffrire.

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E poi, mi esalto a pensare che questa sarà la “nostra” estate, che vorrei fosse la prima di una lunga, lunghissima serie. Ho sempre associato l’estate ai piaceri letterari: la lettura e la creazione, favorite dagli scenari naturali amici (come boschi e spiagge, e case di vacanza, e riposanti meditazioni al tepore del giorno e della sera). Questi piaceri, con te, acquisteranno finalmente un senso e un’esperienza vera, perché finora li ho soprattutto vagheggiati e, ti confesso, poco gustati. Essere con te significa che tutto è diverso, che tutto è pieno, che tutto è reale, vissuto cioè con la partecipazione dei sensi. E vivere questi piaceri letterari, con l’idea stessa che portano con sé (da sempre vagheggiata e mai colta appieno, magari attraverso le foto degli scrittori di una volta che creavano e discutevano e riposavano in un giardino o in un incontro conviviale), viverli insieme a te significa vivere una nuova stagione della vita. Una stagione in cui tutto diventa veramente godibile, in cui la bellezza e la felicità del vivere “si vestono”, cioè diventano visibili e si possono toccare, in modo da poter dire: “ecco, oggi sono felice perché sto leggendo questa cosa, che poi me ne farà scrivere un’altra, e mi farà pensare questo, che racconterò a lei che è vicino a me, e magari l’ha letta con me e mi ha guardato sorridendo, e mi ha parlato facendomi scoprire quell’altra cosa che non conoscevo, e facendomi capire quella situazione che non avevo sospettato, e dandomi uno spunto per inventare e immaginare quest’altro…
Tu sei la mia nuova stagione, una stagione che vorrei non finisse, fatta di estati, autunni, inverni, primavere vissuti davvero, in una natura che finalmente diventa amica. E tutto questo abitando con te il mondo.