Mediterraneo

“Il Mediterraneo ha la propria tragicità solare che non è quella delle nebbie. Certe sere, sul mare, ai piedi delle montagne, cade la notte sulla curva perfetta d’una piccola baia e allora sale dalle acque silenziose un angosciante senso di pienezza. In questi luoghi si può capire come i Greci abbiano parlato della disperazione solo attraverso la bellezza e quanto essa ha di opprimente. In questa infelicità dorata la tragedia giunge al sommo”.
(da Albert Camus, L’esilio di Elena)

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DetFic 13: il romanzo ideologico di William Godwin (II)

william godwin journal


Things as They are; or the Adventures of Caleb Williams
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Sin dal titolo, il romanzo si presenta come una ricognizione realistica dell’Inghilterra di fine Settecento. Nasce come romanzo giacobino, pregno dell’ideologia dell’autore, che condanna l’istituzione monarchica e allo stesso tempo rifiuta il regime democratico: Godwin, fiducioso nella perfettibilità dell’uomo e nel sistema di convivenza sociale, sostiene che è necessario abolire le leggi, le prigioni, la proprietà privata, il matrimonio e la chiesa.

Infatti, nella prefazione del 1794, l’autore pone in rilievo il valore di pamphlet del romanzo, spiegando di aver tracciato un quadro delle cose “così come sono” perché in esse si specchia il governo politico, il cui spirito deviante s’infiltra in ogni strato della società. Ma, quando il romanzo viene ripubblicato nel 1831, col solo titolo di Caleb Williams, ormai gli ideali giacobini sono in declino e gli intenti ideologici sono stati oscurati dal ritratto del protagonista e dalla forza coinvolgente della storia.

Godwin ricorda di aver concepito il progetto di un libro d’avventure sostenuto da un potente motivo d’interesse, e di aver seguito un metodo compositivo “inverso”, ideando dapprima il terzo volume, poi il secondo, e infine il primo. Partire dall’epilogo per arrivare all’incipit gli avrebbe consentito di costruire una trama incalzante e priva di smagliature, capace di catturare l’attenzione del lettore.

Questo, dunque, è il dato rilevante: Godwin concepisce prima l’effetto e poi la causa, dando al romanzo la coerenza strutturale (unity of design) tipica del novel, in cui l’autore ha una tesi da illustrare e considera superfluo tutto ciò che non è funzionale al procedere della trama o alla descrizione di una situazione o di un personaggio.

Edgar_Allan_Poe_portrait_BL’eredità di Godwin verrà in seguito raccolta da Edgar Allan Poe, che allude più volte al metodo di composizione dello scrittore, sostenendo che la trama è una costruzione complessa che dev’essere determinata in tutte le sue componenti ancor prima d’iniziare a scrivere, e che nessun elemento del plot può essere alterato senza stravolgerne la struttura.

In particolare, secondo Poe, il metodo “inverso” di Godwin riflette il modo di ragionare induttivo tipico del detective: partendo dalla causa, si cerca di risalire agli effetti che l’hanno determinata. Ma mentre in Poe (e, più in generale, nei detective novelists) economia e coesione suscitano un piacere di tipo “enigmistico”, in Godwin esse hanno l’unico scopo di meglio istruire. Ciò non toglie che lo stile incalzante di Caleb Williams induce a un passo svelto di lettura e lo rende, più che un romanzo impegnato, un proto-romanzo poliziesco. Caleb Williams, dunque, può essere considerato un antecedente diretto del poliziesco alla Poe. In primo luogo per il metodo compositivo, che richiede un piano, rispetta certe regole e sa in ogni momento dov’è diretto. In secondo luogo, per l’indagine psicologica che accompagna la “unity of design”, del tutto simile al metodo di Poe, secondo cui le azioni umane obbediscono a leggi e sono quindi prevedibili. In terzo luogo, per la materia narrativa basata su elementi di matrice poliziesca, quali l’omicidio, l’indagine, la scoperta del colpevole; e poi la calunnia, il furto, la prigione, l’evasione, l’inseguimento, il processo.


Caleb Williams apprendista detective

tumblr_m1tw20o15C1rs8cvco1_r1_400Pur essendo sprovvisto di una formazione specifica, Caleb è dotato di una “inquisitive mind”: non trascura di trarre preziose informazioni da conversazioni e da libri. Con la mente sempre all’erta, dimostra quella particolare sensibilità per le concatenazioni di cause ed effetti che costituisce il marchio dell’investigatore. La sua passione per la logica si traduce anche nell’ossessione di “leggere” nell’animo umano: proprio alla lettura è riconducibile il lavoro che Falkland svolge insieme al segretario, il cui compito è scrivere sotto dettatura saggi letterari, spesso consistenti in “an analytical survey of the plans of different authors, and conjectural speculations upon hints they afforded, tending either to the detection of their errors or the carrying forward their discoveries”.

La terminologia che troviamo in questo frammento – analytical survey, conjectural speculations, detection, discoveries – non potrebbe essere più allusiva: in pratica, è lo stesso Falkland ad iniziare Caleb al metodo d’indagine che questi applicherà.
Alla formazione dell’apprendista detective, tuttavia, non concorrono soltanto le doti logiche, la capacità di osservazione e la curiosità, ma anche la conoscenza della letteratura criminale. La natura di queste letture è rivelata dal personaggio stesso: rifugiatosi a Londra per sfuggire alla prigione, Caleb sopravvive pubblicando racconti, ma invece di attingere a una vena personale, sfrutta “the resource of translation” e, grazie alla sua ottima memoria, riscrive i libri che ha letto, tra cui le storie di Cartouche e Guzmàn de Alfarache.

A ben vedere, la posizione di Caleb sta a metà fra il detective e il ladro: lo dimostra l’episodio in cui, per trovare conferma ai propri sospetti su Falkland, tenta di forzare il suo baule. Caleb, raccogliendo informazioni sul padrone, spiando ogni sua espressione, leggendo una lettera a lui indirizzata, compie un vero e proprio furto metaforico. Investigare appare dunque più un vizio che una missione: già conosciamo la scarsa simpatia che i delatori e i thief-takers esercitano sull’opinione pubblica dell’epoca; a essa corrisponde la situazione ambigua dell’investigatore, la cui indagine mira alla distruzione di un gentiluomo che ha ucciso in un momento di follia. Anche se, in realtà, è più grave il secondo crimine di Falkland: quello di lasciar condannare due innocenti al posto suo, per un eccessivo senso dell’onore.

Del resto, l’onore è il fondamento di una società stratificata, dove l’aristocrazia fonda il suo potere sulla solidarietà di classe e sul continuo mantenimento di un equilibrio al suo interno. La perdita dell’onore avrebbe comportato per Falkland un destino di proscrizione dai suoi pari, analogo a quello che egli, per vendetta, decide di infliggere a Caleb.


[L’immagine in cima riproduce due pagine del William Godwin’s journal, in cui William Godwin annota la nascita della figlia Mary – la futura Mary Shelley, autrice di Frankenstein, il più famoso romanzo gotico di tutti i tempi – il 30 agosto 1797, nell’ottavo dei 32 volumi del suo diario.
Bodleian Library, University of Oxford.]

 

DetFic 12: il romanzo ideologico di William Godwin (I)

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Caleb Williams, dedito a risolvere con logica inflessibile un caso d’omicidio, si può definire il primo detective in senso moderno.
Il romanzo in tre volumi di cui è protagonista venne pubblicato nel 1794 da William Godwin (1756-1836), col titolo: Things as They are; or The Adventures of Caleb Williams.


Da molti anni la mia vita è teatro di sventure. Sono stato oppresso da una tirannia ossessionante alla quale non potevo sfuggire. Ho visto le mie speranze stroncate. Il nemico si è dimostrato sordo alle implorazioni e infaticabile nel perseguitarmi. Le sue vittime: la mia reputazione e la mia felicità.


Con questo incipit d’impatto melodrammatico, Caleb Williams scrive le sue memorie affinché i posteri gli rendano giustizia: la sua narrazione rappresenta per lui il solo strumento di riscatto.
Egli racconta di essere stato accolto nella magione di Mr. Falkland, un gentiluomo colto e onesto, e di esserne divenuto il segretario. Ma i ripetuti attacchi di depressione e collera a cui questi è soggetto hanno infiammato la curiosità e i sospetti di Caleb, spingendolo a indagare sul passato del suo padrone presso Mr. Collins, il maggiordomo.

Egli descrive così la giovinezza di Falkland, il suo viaggio in Italia, dove venne coinvolto più volte in questioni d’onore, poi il suo ritorno in patria e lo scontro che lo oppone all’arrogante Barnaba Tyrrel, un vicino signorotto locale, rozzo e violento.
Mr. Tyrrell è gelosissimo dell’ascendente che Falkland esercita su coloro che lo avvicinano. Un contadino, di nome Hawkins, vessato per futili motivi dal signorotto, si rivolge per protezione a Falkland e questo basta perché Tyrrel lo faccia scacciare dal villaggio con tutta la sua famiglia.

Ad accrescere l’inimicizia fra i due contribuisce la sfortunata storia d’amore tra Falkland e Emily, parente povera di Tyrrel, che prima le impone il matrimonio con un bifolco e poi, non riuscendo a convincerla, la perseguita con ferocia finché la poveretta muore nella prigione dove egli l’ha fatta rinchiudere per pretesi debiti. Falkland, conosciuti i fatti, eccita l’opinione pubblica contro il malvagio, fino a farlo radiare dal circolo locale. E Tyrrel, inviperito dall’affronto, arriva a schiaffeggiare pubblicamente Falkland; ma, poche ore dopo, viene trovato assassinato.

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Fatta una sommaria indagine, il fittavolo Hawkins e il figlio, già angariati da Tyrrel, vengono accusati del delitto e impiccati.Da quel momento, Falkland sfugge ogni compagnia, e Caleb si persuade che l’assassino di Tyrrel sia lui.

Così, nel secondo volume si svolge la metaforica partita a nascondino che oppone il segretario-inquisitore a Falkland, il quale tenta con ogni mezzo di sottrarsi all’esame. Caleb, convinto della colpevolezza di Falkland, nella frenesia di trovarne le prove tenta di scassinare, durante un incendio, il baule che Falkland conserva nello studio; ma questi lo coglie sul fatto, e in un impeto d’esasperazione finisce per confessargli l’assassinio, vincolando Caleb al segreto con terribili minacce.
Ne segue una convivenza forzata. Dopo quella confessione, Caleb s’accorge che ormai Falkland segue ogni suo gesto e non gli permette di allontanarsi da casa. E, quando finalmente riesce a fuggirne, viene catturato e condannato per furto su denuncia di Falkland.

Il terzo volume ha inizio con l’evasione dal carcere di Caleb, che viene riacciuffato dal cacciatore di taglie Gines, grazie a un falso pamphlet in cui si narrano le avventure del bandito Caleb Williams. Ricondotto in prigione, il protagonista viene fatto scarcerare dallo stesso Falkland, che rinuncia a procedere contro di lui. Ma i suoi guai non sono finiti, poiché Gines continua a perseguitarlo grazie all’opuscolo, distruggendo la sua reputazione ovunque egli cerchi di rifarsi una vita.

Vicino a perdere ogni speranza, Caleb ottiene un inatteso confronto con Falkland al cospetto di un magistrato. Mosso a pietà dalla vista del nemico ridotto all’ombra di se stesso, il giovane si riconcilia con Falkland, che alla fine ammette la propria colpevolezza e muore pochi giorni dopo, mentre il protagonista, lungi dal trionfare, si riconosce responsabile della sua morte.

Nei primi due volumi del romanzo è il segretario a perseguitare il padrone, la cui vendetta, poi, si rivela affine al torto subìto. Come Caleb ha estorto con armi subdole la sua confessione, così Falkland mette la propria argenteria nel baule del segretario (riposto in una stanza segreta, che crede di conoscere lui solo), accusandolo d’un furto che è emblema del suo vero “crimine”.

9780199232062Il romanzo è basato sull’assunto che il potere immancabilmente corrompe: a macchiarsi del crimine è infatti uno squire, esponente dei ceti nobiliari inglesi che usano eludere la severità della legge, purché non si tradisca la loro classe sociale.
Alla giustizia divina, che per definizione colpisce il criminale comune, e alla nemesi popolare che mette il cappio al collo di Jonathan Wild, nel romanzo di Godwin si sostituisce un vero e proprio vendicatore: Caleb Williams, da molti considerato il primo detective moderno.
Successivamente, si vedrà come l’intero romanzo sia una ricognizione realistica dell’Inghilterra di fine Settecento.

 

DetFic 11: Vita e avventure di Jonathan Wild

Una figura opposta a quella del criminale comune, visto come un individualista alla ricerca della libertà contro le pesanti costrizioni economiche, morali e sociali, è quella del celeberrimo criminale Jonathan Wild, un vero e proprio genio del male a cui si ispirò la History of the Life of the Late Mr Jonathan Wild the Great (1743) di Henry Fielding.

Con la figura di Wild, il fuorilegge perde lo statuto dell’eroe popolare e, in pratica, diviene uno strumento del potere. Parlare di lui significa parlare delle opere che ne narrano le gesta, poiché nei tre mesi successivi alla sua esecuzione ne furono pubblicate almeno diciassette.

Jonathan Wild fu uno dei più noti criminali inglesi del Settecento: un vero “genio del male”, che storicamente incarnò l’emblema dell’integrazione fra malavita e “sistema”.
Cominciò avviandosi alla carriera di sfruttatore e ladruncolo, per poi inventarsi il mestiere d’intermediario fra il ladro e la vittima. In pratica, si recava nelle dimore di cittadini recentemente derubati (con la sua complicità), sostenendo di essere venuto a conoscenza del furto e d’avere con ogni probabilità individuato la refurtiva. Indicava quindi la cifra richiesta dal ladro per restituirla: se il cliente accettava, lo pregava di consegnare il denaro a un proprio emissario, che avrebbe restituito il maltolto. Quanto all’onorario, Wild si rimetteva alla generosità della controparte. Col tempo, egli acquistò grande fama, e la sua casa divenne una sorta di “ufficio oggetti smarriti”: lungi dal sospettarlo coinvolto nei crimini, i suoi clienti lo consideravano un uomo fondamentalmente onesto.

Wild, dunque, arrivò a organizzare una vasta corporazione di ladri, strutturandola con logica imprenditoriale, e allo stesso tempo lavorò come informatore della polizia. Ciò che lo distingue dagli altri pendagli da forca è innanzitutto l’accurata organizzazione della sua banda di grassatori e briganti, dove si tenevano libri contabili con tanto di entrate e uscite, e i sottoposti erano inquadrati in una ferrea gerarchia. In secondo luogo, Wild strinse un ambiguo patto col potere politico, al quale consegnava ladri e malfattori in concorrenza con lui, arrivando a spedire al patibolo i gregari che rifiutavano le sue condizioni o si dimostravano pericolosi. Alla fine divenne così importante che, nel 1720, il Privy Council giunse al punto d’interpellarlo per arginare furti e rapine. Qualche anno prima della sua caduta, si proclamò addirittura “Thief-Taker General of Great Britain and Ireland”.

 


In realtà, a favorire l’ascesa di Jonathan Wild fu il sistema giudiziario inglese settecentesco. La creazione di un corpo di polizia era avversata dal popolo, in quanto strumento dispotico, ed era vista con sospetto dagli stessi organismi statali. Quindi, per assicurare la cattura dei criminali, ci si affidò all’iniziativa privata. Con il cosiddetto “Highwayman Act” del 1692, per ogni bandito di strada catturato e dichiarato colpevole si corrispondevano quaranta sterline: nacque così la figura dello thief-taker professionista, o cacciatore di taglie.

Gli affari di Wild, dunque, prosperavano. Ma, come spesso accade, l’impunità spinse l’eccentrico “trovarobe” a uno sprezzo sempre maggiore della legge, tanto che non solo continuò a orchestrare furti, ma commise l’imprudenza di prendervi parte, offrendo ai complici l’opportunità di testimoniare contro di lui. Forse fu proprio la sua doppiezza ad alienargli il favore popolare e a segnare l’inizio del suo declino, che si concluse con la cattura, la prigionia e l’impiccagione.

Alla vigilia del processo, Wild tornò a proclamarsi paladino della giustizia, facendo circolare i nomi dei sessantaquattro uomini e della donna che aveva fatto impiccare; ma il cinismo del gesto gli si ritorse contro, e il giorno dell’esecuzione fu accompagnato al patibolo da una folla inferocita.

Tra i criminali venduti da Wild alla giustizia spiccano Jack Sheppard, che assunse lo statuto di eroe grazie all’abilità con cui evadeva dalla prigione, salvo venire puntualmente riacciuffato, e Joe “Blueskin” Blake, la cui vendetta fallì di poco allorché, dopo la cattura, accoltellò lo thief-taker alla gola.

Wild, dunque, è l’antitesi del criminale settecentesco: a differenza dei condannati che muoiono con fermezza e con sentimenti eroici, egli si avvia al patibolo sotto una pioggia di pietre e di fango.

Della storia di Jonathan Wild abbiamo diverse fonti, fra le quali quella di Daniel Defoe, che fu testimone della sua esecuzione capitale. Ma la più importante resta il romanzo del 1743 History of the Life of the Late Mr Jonathan Wild the Great di Henry Fielding.

Tuttavia, nel romanzo Fielding punta su Wild il suo sguardo ironico soprattutto per farne il simbolo di un sistema politico deviato: molto riconoscibile è l’analogia fra l’organizzazione criminale di Wild e l’amministrazione corrotta del governo di Sir Horace Walpole.
E qui la narrazione serve soprattutto al rovesciamento parodico: l’autore non ha alcun interesse per il folklore della malavita organizzata e per i metodi del suo operare, ma punta dritto alla satira politica.

 

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Domani entrerò finalmente nell’agone: nella storia che devo scrivere, nella città, nell’atmosfera che dovrò affrontare, nella quale dovrò immergermi. Questo sarà il vero inizio del lavori: ogni visione, immagine, scorcio, gruppo di persone, discorso orecchiato, informazione chiesta, palazzo esplorato, sarà una fonte d’ispirazione e d’idee per creare scene, per immaginare filoni di racconto, per indirizzare e dare fisionomia a questa benedetta storia che ancora non ha una forma precisa.
Sarà una bella esperienza. E ti dirò una cosa: voglio tornarci anche con te, appena sarà possibile, con la tua presenza solare che accompagna, risana e rende migliori.

Ritornare a casa

Non ho capito perché si sente il bisogno di tornare alle radici, per quale motivo ogni cosa tenderebbe alla sua origine. A quanto pare questo richiamo si sente quando si è raggiunta la maturità, e io ci sono. Quindi ripenso alla mia terra d’origine, alla casa in cui sono nato, al cimitero in cui è sepolto mio padre. Ripenso alle storie che mia madre racconta da quando ero piccolo, e che ora le sto facendo scrivere su un grande libro. È un blocco di moduli continui legati con lo spago: lei è una donna all’antica, ha vissuto la guerra e la miseria, quindi ricicla tutto e non butta niente.