show-woman

friday_the_thirteenth

Negli ultimi giorni ho ricominciato a ricordare i sogni, quelli fatti prima di svegliarmi, naturalmente. Quelli di stamattina sono troppo confusi, perché ho lasciato passare troppo prima di mettermi a parlarne, ci ho frapposto una bella colazione fatta di frutta, di pane di kamut con la marmellata senza zucchero, di biscotti bagnati nel caffè. Quindi ricordo solo l’immagine — le immagini — più forti che mi si sono impresse: quelle di una show-woman che identificavo come Simona Ventura, la quale indossava un lungo vestito di scena rosso e stava di spalle su un palcoscenico, e lentamente si girava e mostrava un viso imbruttito e artefatto, visibilmente truccato, lamentandosi del suo imbruttimento. Poi tornava a volgere le spalle, e dopo un po’ si girava di nuovo e mostrava un volto ancor più brutto e deformato, somigliante a un mostro; poi si girava ancora per qualche secondo e, quando tornava a mostrare la faccia, aveva una specie d’impalcatura orrenda in cui gli occhi si distinguevano a malapena, un mostro ancor più orrendo da trucco di cinema. Ma è naturale, pensavo, sono effetti speciali; però è evidente che va sempre peggiorando, e questo non rassicura.
Quando ho aperto gli occhi, come mi accade raramente ho avvertito l’ultimo sussulto del russamento (stavo a pancia in giù).

 

Il malanno di Madama Letteratura


L’impareggiabile amico — quello che mi fa visita in sogno — anni fa pubblicò sul suo blog una serie di post in cui narrava la grave malattia da cui era stato colpito il manoscritto del suo romanzo Mia nonna Emilia: era una specie di peste fulminante che provocava un improvviso marasma seguito da decomposizione.
Nella puntata “Diagnosi della malattia di mia nonna emilia” era spiegata l’origine di questo flagello:

“Maria Strofa non dica stronzate! Non c’è preservativo che tenga per scongiurare il contagio con un simile puttanone. Un tempo la clientela di Madama Letteratura era colta e selezionata: oggi la mignotta si concede a tutti.
Fra i suoi clienti ci sono minorenni che pubblicano il diario scolastico, accalappiacani che scrivono l’autobiografia, pescatori di pescigatti che scrivono di una vita da cani, casalinghe e pensionati convinti che la loro vita è un romanzo, personaggi televisivi e comici: tutti scrivono, tutti fottono con la letteratura. Tutto il mondo scrive, Dio stoevskij [imprecazione infernale], scrivono tutti e non legge più nessuno!
Questa massa di fornicatori letterari, bramosa di godere anch’essa le grazie della fama, a forza di rapporti continui e promiscui, ha trasformato la sublime cortigiana in una baldracca vecchia e malata.
Un tempo creatura forte e sana, si è fatta vieppiù fragile, perdendo gli anticorpi organici e diventando vulnerabile all’attacco di qualsiasi virus. E’ stato il mio titolare, il demonio, a mandare il flagello: ma a farlo attecchire ci ha pensato la stoltezza dell’umanità scribacchina che intasa le case editrici…”


È facile immaginare che, avendo colpito un romanzo, la malattia raccontata da Maria Strofa sia opera di finzione.
E invece pare di no. La malattia esiste, anche se le vengono attribuiti nomi diversi: lo attesta la prefazione a un opuscolo pubblicato nel 1991, in cui un Grosso Esponente della cultura italiana, forse il più noto a livello mondiale, traccia con criteri scientifici il quadro da cui origina questa patologia. Continua a leggere “Il malanno di Madama Letteratura”