Cavalletto

Gianfranco Ferroni, Cavalletto, tecnica mista su tavola, 1986

Percezione

Si può dire che in un certo senso il mondo della scienza e quello della filosofia si contrappongono, ciascuno a suo modo, al mondo della percezione abituale: la scienza perché, attraverso l’eliminazione della percezione, ci schiude un universo ridotto ai suoi aspetti quantitativi grazie a procedimenti insieme matematici e tecnici; la filosofia, a sua volta, perché, attraverso l’approfondimento e la trasformazione della percezione abituale, ci fa prendere coscienza del fatto stesso che noi percepiamo il mondo e che il mondo è ciò che noi percepiamo.
In Bergson si trova anche una distinzione fra percezione abituale e percezione filosofica presentata nel modo seguente: «la vita esige che ci mettiamo dei paraocchi, che guardiamo non a destra, a sinistra o all’indietro, ma dritto davanti a noi nella direzione verso cui dobbiamo procedere». Per vivere, bisogna selezionare le conoscenze e i ricordi, limitarsi a cogliere «ciò che interessa la nostra azione sulle cose». «Si dirà altrettanto della percezione», continua Bergson. «Ausiliaria dell’azione, essa isola, nell’insieme della realtà, ciò che ci interessa». Ma, osserva, esistono degli uomini che nascono distaccati. Sono gli artisti: «Quando guardano una cosa, la vedono per se stessa, non per loro. Non percepiscono semplicemente in vista dell’agire, percepiscono per percepire, per niente, per il piacere». «Ebbene, ciò che la natura fa di tanto in tanto, distrattamente, per qualche privilegiato, la filosofia […] non potrebbe tentarlo in un altro senso e in un’altra maniera, per tutti? Il ruolo della filosofia non sarà proprio quello di condurci a una percezione più completa della realtà, attraverso un certo spostamento dell’attenzione?»

Pierre Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, Torino 2005, p. 183.