Scurdatevilla

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Dunque, Telecom Italia Media ha approvato la cessione della sua rete televisiva La7 a Cairo Communication.
Grazie a questo accordo, la controllante Telecom Italia potrà “deconsolidare” (togliere dal bilancio) le cospicue perdite de La7: ma l’impatto positivo sui conti è complessivamente limitato, visto che, per consentire la vendita, Telecom ha dovuto accettare di cancellare 100 milioni di euro di crediti verso Telecom Italia Media.
Ora, facciamo due conti. Telecom Italia Media ha appena resi noti i risultati di bilancio, che vedono una perdita netta di 187 milioni di euro nel quarto trimestre 2012, ovvero 241 milioni di euro in tutto il 2012, a causa di una svalutazione straordinaria che pesa sul bilancio per 156,7 milioni di euro. Poiché la perdita del gruppo è superiore a un terzo del capitale sociale, il prossimo 5 aprile è stata convocata l’assemblea dei soci per adottare i provvedimenti di legge.
Una situazione non facile, dunque. Telecom Italia rinuncia a 100 milioni di euro di crediti per consentire a La7 di essere ricapitalizzata. Secondo l’accordo con l’editore Cairo, che si è impegnato a non vendere La7 per un periodo di 24 mesi, la tv sarà finanziata dal compratore con 88 milioni di cassa e 138 milioni di patrimonio derivante dalla rinuncia di crediti finanziari della Cairo Communication verso La7 per la raccolta di pubblicità. Poi c’è un accordo pluriennale tra La7 e la vecchia proprietà TI Media per il noleggio delle frequenze, a un prezzo in linea con quello dei “migliori clienti”. TI Media, infine, sopporterà il peso delle perdite di La7 ancora per i primi 6 mesi del 2013.
E’ intuibile che per una rete televisiva in perdita che dev’essere risanata è facile veder modificare la propria struttura e i propri palinsesti. Qualcuno arriva a dire: “Avete presente La7 come l’avete conosciuta e apprezzata finora? Be’, scurdatevilla!”

 

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Le mani sul Corriere

Ho letto ieri nel notiziario Reuters:

Torna il divieto di incroci tra stampa e televisione solo fino a marzo 2011, nell’ultima versione del maxiemendamento al decreto legge Milleproroghe, sul quale oggi il governo ha chiesto la fiducia della Camera.
Il testo consegnato oggi ai deputati e diffuso ai giornalisti dall’opposizione (l’atto formale non figura ancora nei documenti allegati al resoconto di seduta) ripristina la versione originale del decreto, che estende il divieto di incrocio da fine 2010 al 31 marzo 2011, con la possibilità di un’ulteriore proroga al 31 dicembre 2011 tramite un decreto del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Il Partito democratico, per bocca di Vincenzo Vita, attacca il governo e denuncia “il rischio che Mediaset acquisisca il Corriere della Sera, viste anche le turbolenze societarie di quest’ultimo”.

Mi chiedo: se il divieto scadrà il 31 marzo e non dovesse essere rinnovato da Silvio Berlusconi, perché lo stesso Berlusconi vuole davvero impossessarsi del Corriere della sera (come molti dicono, e quando una voce circola troppo insistentemente è probabile che sia fondata), può essere che le azioni Rcs Mediagroup — che ieri in Borsa hanno chiuso a 1,217 — siano un ottimo investimento speculativo? Secondo certi specialisti, sì.
Stamattina, intanto, sono già a 1,24.

Telecinco

Faccio notare che il gruppo televisivo spagnolo Telecinco, controllato da Mediaset, ha registrato nel 2010 un utile netto di 70 milioni e 600 mila euro, in rialzo del 45,6% rispetto all’anno precedente: questo le consente di proporre un dividendo straordinario per i soci di 42 milioni e 200 mila euro. Questo dato, così positivo, risente perfino di 89 milioni di oneri da ammortamento relativi alla partecipata Endemol.
I ricavi del gruppo sono cresciuti del 30,3% a 855 milioni, e questo grazie soprattutto al travaso di pubblicità che è avvenuto dalle reti pubbliche alle tv private, dopo la legge spagnola che ha tolto la pubblicità alla televisione di Stato. Così le tv private, approfittando della maggior forza contattuale, hanno potuto aumentare i prezzi (contribuendo ad arricchire la nostra Mediaset).

I CINESI 2

PECHINO, 1 febbraio (Reuters) – Energia nucleare e ferrovie ad alta velocità saranno tra i principali obiettivi della Cina, che ha in programma di investire 1.500 miliardi di dollari in sette settori chiave.

Lo riferiscono alcune fonti, precisando che saranno le imprese di proprietà statale, piuttosto che il governo, a giocare il ruolo chiave nella gestione degli investimenti.

La Cina pensa che la produzione manifatturiera di alta gamma, comprese le ferrovie ad alta velocità e l’aviazione, diventeranno un pilastro della crescita economica insieme alle tecnologie per il risparmio energetico e ambientali, le biotecnologie, le telecomunicazioni e Internet.

Gli altri settori strategici sono considerati le energie alternative e le auto ibride.

“La Cina ha bisogno di innovare se vuole competere con le multinazionali nell’arena internazionale”, spiega Qiu Gang dell’ufficio di Pechino del Samsung Economic Research Institute. “La Cina spera di diventare un gigante industriale entro il 2015”.