sull’Economist


La nuova vignetta dell’ Economist in edicola domani:
Mario Draghi e Silvio Berlusconi disegnati in un articolo intitolato “A tale of two Italians”.

fonte: http://multimedia.lastampa.it/multimedia/in-italia/lstp/91386/

Screwed

MILANO, 9 giugno (Reuters)

“The man who screwed an entire country”, l’uomo che ha fregato un intero paese, per usare una traduzione ancora edulcorata del termine usato in copertina nel numero in edicola domani dell’Economist.
Un termine che peraltro in inglese ha varie sfumature.
A otto anni dal celeberrimo ‘unfit to rule Italy’ – inadatto a governare l’Italia – del 2003, è ancora Silvio Berlusconi l’oggetto delle critiche dell’Economist, che in uno ‘special report’ sull’Italia giudica il premier alla luce di un decennio di tassi di crescita definiti molto deludenti per il paese.
L’Italia ha bisogno di un cambio di governo per far ripartire l’economia. È questo in sintesi il messaggio lanciato dal rapporto del settimanale britannico, alla vigilia di una consultazione referendaria che, dopo le amministrative di maggio, potrebbe mettere in ulteriore difficoltà la maggioranza.
“C’è molto in Italia oltre Berlusconi, ma lui è stato la persona chiave della politica dalla metà degli anni novanta, con la promessa di far ripartire l’economia, e, al di là degli aspetti di colore, sull’economia ha fallito” ha dichiarato stamane a Milano John Prideaux, l’autore del rapporto, che auspica un nuovo Risorgimento per l’Italia.
“Berlusconi è un politico brillante, ma se nel 2003 ritenevamo che il conflitto di interessi gli avrebbe impedito di essere un buon premier, oggi possiamo dire che ogni cosa avvenuta da allora ce lo ha confermato” aggiunge Prideaux.
Tra le numerose riforme di cui il paese ha bisogno l’Economist ne individa alcune prioritarie: il mercato del lavoro, giudicato troppo corporativo, la giustizia, troppo lenta, il fisco, da semplificare e alleggerire, e nel medio termine il sistema scolastico.
Ma l’Italia, emerge dal report, può anche contare su numerosi punti di forza: l’imprenditorialità diffusa, una elevata preparazione tecnico-ingneristica (comparabile solo a quella della Germania), l’interesse che a livello internazionale continuano a suscitare i prodotti italiani e le numerose pesonalità brillanti, di mentalità internazionale, attualmente all’estero che potrebbero rientrare con i primi segnali di ripresa dell’econonomia.
“Senza contare che dopo dieci anni di non crescita c’è un grosso potenziale da recuperare” conclude Prideaux.