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6918522-tavoletta-con-scrittura-cuneiforme-degli-antichi-sumeri-o-la-civilta-assira-in-iraq

Innanzitutto voglio rassicurarti: quella lettera non è affatto una punzecchiatura, non lo è per niente, anzi. Forse (a ben riflettere) è una “celebrazione”: ho voluto portare in chiaro un frammento che ci eravamo scritti in privato, nel nostro atelier.
Quella lettera vorrebbe essere la prima di una serie di frammenti di lavoro sul mio scrivere: sui miei progetti, sugli appunti preparatori delle scene, sugli “studi” di raffigurazione narrativa (analoghi a quelli che fanno i pittori) di cui ho riempito intere agende quando lavoravo ai romanzi che ho scritto. Mi piace l’idea di mostrare i materiali della mia “officina”. Non ti sembra una bella idea? Tutto qui, come vedi: è un progetto che ha un senso, e vuol anche servire come cura ricostituente per rimettermi a lavorare.
E magari parliamo della tua situazione, mi piacerebbe molto. Mi sembra d’intuire il pozzo di senso d’inadeguatezza in cui ti senti: sembra simile al mio, dal quale peraltro non sono ancora uscito. Quindi riesco a comprenderti molto bene, e sono solidale proprio perché i nostri stati si somigliano. Non essere in preda al panico, sono sicuro che da questa situazione usciremo: ne usciremo certissimamente!

 

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aliens


Sai, quando
leggo le tue lettere mi rassereno, riprendo fiducia e ottimismo. Perché standoti lontano e non riuscendo a leggerti in maniera estesa, a volte emerge un pensiero strisciante, che mi prende e mi lascia, e poi ritorna, subdolo: il timore di essere destinato a perderti, prima o poi. E questo pensiero subdolo e strisciante, sempre in agguato, mi mette di malumore e mi fa soffrire, mi fa pensare che, alla fine, non avrò scampo da quella sorda infelicità che tornerà a strangolarmi. Invece, leggendo le tue lettere così entusiaste e piene d’amore, tutto questo si dissolve e torna lo splendore che sei capace di donare: perché il tuo sentimento è autentico e forte. Non solo ti sto facendo del bene, ma anche tu me ne stai facendo moltissimo. Vorrei poterti abbracciare e accarezzare tutti i giorni, anche solo per il tempo necessario a donarmi quella fiducia e quella vitalità che rendono bella la vita e degna d’esser vissuta. Sei con me sempre, da quando riemergo dal sonno e per tutto il tempo in cui mantengo una coscienza. Sei una presenza imprescindibile, ormai, senza te non riesco a immaginare il procedere della vita.

 

Media(sun)set

A Piazza Affari è da otto sedute consecutive che il titolo Mediaset è in ribasso: ieri ha preso l’ultimo colpo, chiudendo in calo del 3,11% dopo essere scivolato fino a -3,5%, quando al Tribunale di Milano c’è stata la lettura della sentenza di condanna (in primo grado) per Silvio Berlusconi a quattro anni di carcere.
Il processo – iniziato nel 2006 – è quello sulla presunta frode fiscale per 470 milioni di euro nella compravendita di diritti cinematografici e televisivi da parte di Mediaset (major cinematografiche americane avrebbero venduto i diritti a due società off-shore, le quali li avrebbero rivenduti a Mediaset a prezzi gonfiati, per aggirare il fisco italiano e creare fondi neri a disposizione di Berlusconi). L’attuale presidente Fedele Confalonieri invece, imputato con la stessa accusa, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Significativo che la condanna sia stata superiore alla richiesta del pubblico ministero, Fabio De Pasquale, che aveva chiesto 3 anni e 8 mesi per Berlusconi e a 3 anni e 4 mesi per Confalonieri.
Dall’inizio dell’anno il titolo Mediaset è crollato del 36%, e con questa condanna si acuiscono i timori sui conti del gruppo, in una fase in cui la raccolta pubblicitaria su giornali e tv è in drastico calo. Una reazione del mercato più che comprensibile: visto che gran parte del sistema mediatico sta spingendo sulla demonizzazione dei reati fiscali e che l’ex-premier ha appena annunciato di non voler tornare al potere, è facile temere una futura regolamentazione che penalizzerà le sue aziende.
Mediaset Sunset, dice qualcuno.

 

protési

A volte accade che si è talmente protesi – se non proiettati – verso qualcuno, che è sufficiente sentire un tono di voce diverso, un’attenzione non conforme a ciò a cui si è abituati, o un respiro, un sospiro, o anche un silenzio che tiene in sospeso, per inferire qualcosa di negativo, cioè un’espressione sottesa di allontanamento, di diversità, e quindi di esclusione. Così si pensa che sia accaduto qualcosa, o che qualcosa è cambiato, oppure che il proprio comportamento non è stato all’altezza. Ma spesso non è vero: sono i fattori esogeni, che son sempre presenti nella vita di ciascuno, a interferire nello scorrere quotidiano. La stanchezza, ma anche i timori, le incertezze, o il sovraccaricarsi di cose e l’accumulo d’influenze e interferenze indebite: tutte cose che sembrano non mollare mai, quando prendono di mira.
La vita è complicata, insomma.

 

Free writing


Leggendo su Wikipedia la definizione (in inglese) di freewriting, la scrittura libera, vedo che il presupposto base è che ognuno di noi ha qualcosa da dire e la capacità di dirlo, ma spesso questa sorgente di significati e di espressività viene bloccata da fattori come l’apatia (frequente), l’autocritica (molto bloccante, anzi castrante), risentimento o malessere generale, ansia come se si avessero delle scadenze, cioè ansia di realizzazione (!), timore di non farcela o di essere giudicato, oppure qualsiasi altra forma di resistenza. Nel mio caso, come ho raccontato in altre occasioni, c’era un ritegno a cui non sono riuscito a dare un’identità precisa, ma che probabilmente racchiudeva in sé questi fattori.
La scrittura libera può essere assimilata al flusso di coscienza? Di certo è come aprire un rubinetto e lasciar scorrere l’acqua, mentre altra cosa è la “pratica di scrittura”, teorizzata da Natalie Goldberg nei suoi libri, in cui combina la scrittura libera con i principi della meditazione zen. Nella scrittura libera la cosa importante è “muovere la mano”, tracciare i segni sul foglio senza fermarsi, lasciando che il flusso proveniente dalla mente non sia disturbato o condizionato dal ragionamento o dalla riflessione. Quello che esce, esce così com’è, non alterato dalla mente razionale che tocca e lima, e rivede. L’occhiata rimane vergine, insomma, restituendo un flusso di pensieri libero.

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In realtà, non hai detto nulla di sbagliato. In realtà sei positiva e propositiva, sempre. Sei altruista, generosa. Sei ingenua, indifesa. Sei tutte le cose che possono spingere un uomo ad affezionarsi a te, ma non solo: credo che tu sia fatta per essere amata. Anch’io comincio a sentire il bisogno della tua presenza in carne e ossa: come dici tu, per gli amici normali questo non accade. C’è qualcosa di più fra noi, è evidente a entrambi, ed è troppo bello per lambiccarcisi sopra con questioni interpretative. Dobbiamo viverla prendendo e dando il meglio, essendone felici. Continua a leggere “· 9”