La fine dei libri

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Le vendite dei libri sono in grande crisi, in Occidente e in Italia. Tutti i maggiori editori italiani hanno perdite più o meno cospicue e grafici in discesa: una cappa di desolazione rassegnata incombe su ogni loro riunione o incontro occasionale. Il dato insomma c’è: ma la questione è culturale, non commerciale. E sono due questioni, dicevo.
Una è che leggiamo meno libri, per due grandi fattori legati entrambi a internet. Il primo è che la Rete ha accelerato la nostra disabitudine alla lettura lunga, alla concentrazione su una lettura e un’occupazione sola, al regalare un tempo quieto a occupazioni come queste. È una considerazione ormai condivisa e assodata: la specie umana sta diventando inadatta alla lettura lunga.
Il secondo fattore è che gli spazi e i tempi un tempo dedicati alla lettura di libri stanno venendo occupati in gran parte da altro, e subiscono la competizione di videogiochi, social network, video online, e mille altre opportunità a portata di mano sempre e ovunque. Quelli che leggevano libri sui tram o nelle sale d’aspetto o sui treni oggi stanno sui loro smartphone, e non a leggere ebooks. Ormai stanno sui loro smartphone anche prima di addormentarsi, molti. Tutto quel tempo, non è più a disposizione delle lentezze dei libri: è preso.

La seconda questione centrale nella crisi dell’oggetto libro è che è diventato marginale come mezzo di costruzione e diffusione della cultura contemporanea, che invece sempre più trova luoghi di dibattito, espressione, sintesi, su internet e in formati più brevi. Che non sono necessariamente più superficiali, anzi spesso sono molto più densi e ricchi di certi saggi di 300 pagine allungati intorno a una sola idea (vediamo anche di dire che il libro ha spesso costretto, “per scrivere un libro”, a stirare in lunghezze ridondanti buone riflessioni da cinquanta pagine, se non dieci): ma qui starei alla larga dai litigi inutili su cosa sia meglio e cosa sia peggio e se il mondo peggiori o migliori con il declino dei libri. Limitiamoci a registrarlo e capire cosa succede.

Leggi tutto: http://www.wittgenstein.it/2014/01/08/la-fine-dei-libri

Analfabetismo

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La maggior parte degli italiani a stento riesce a comprendere la posologia di un farmaco: il 5% non capisce quanto scritto sul bugiardino. La metà poi, non è in grado di discernere le informazioni su un foglio di istruzioni. Per non parlare di come montare il sellino di una bici: il 33% di fronte a una pagina contenente più informazioni non è in grado di individuare la soluzione del problema. E’ il nuovo alfabetismo che avanza e che a differenza di quello classico di chi non sapeva né leggere né scrivere, si è fatto più subdolo: è quello di chi sa leggere, ma non comprende.

Leggi tutto:
http://www.blitzquotidiano.it/societa/italiani-analfabeti-meta-legge-ma-non-capisce-ocse-indagine-all

 

Plagi

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Caro Direttore in una precedente vita ci è capitato spesso di occuparci di Roberto Saviano e delle accuse di plagio che giornalisti famosi e non, scrittori esordienti e «cronistini di provincia» (come li ha elegantemente definiti talvolta) gli hanno rivolto. Ho avuto la fortuna di essere il primo, in tempi non sospetti, a sollevare il caso e a ottenere giustizia per la mancata citazione in Gomorra di alcuni miei reportage pubblicati su Cronache di Napoli, lo stesso giornale cui la Corte d’Appello di Napoli ha riconosciuto un indennizzo di 60mila euro che Roberto dovrà pagare per aver copiato due articoli senza fare menzione della fonte. Non fu una scelta facile quella di contestare l’icona antimafia. Quando, all’epoca, osai difendere il mio e l’altrui lavoro dal saccheggio letterario di Saviano fui accolto con scetticismo e derisione non tanto dai colleghi quanto dai pasdaran della legalità da salotto. Conservo ancora le mail con cui mi auguravano la galera, mi anticipavano l’apertura di inchieste anticamorra a mio carico e mi mettevano in guardia sul fatto che se avessi continuato a chiedere conto a Roberto dell’origine del suo lavoro improbabili servizi segreti mi avrebbero «reso la vita impossibile». E tutto questo perché avevo denunciato ciò che pure un giudice adesso ha certificato: Saviano ha copiato dai giornalisti napoletani per scrivere alcuni capitoli del suo bestseller. Lo ha fatto allora e ha continuato a farlo anche dopo. Nel mio caso, per avere ragione delle risibili ricostruzioni difensive di Saviano, non fu necessario nemmeno adire le vie legali, che pure avevo intenzione di percorrere, ma bastò una semplice lettera del mio avvocato, Lucio Giacomardo. Non una lunga missiva giuridica, ma la semplice comparazione tra i testi dei miei articoli e le pagine del libro per mostrare la più lampante della verità: le parole, le frasi, i concetti erano identici. Ergo, l’ufficio legale della Mondadori per evitare forse altre noie al suo fuoriclasse si affrettò a rettificare il libro e a inserire a pag. 141 il mio nome come autore dello scoop copiato da Roberto. Non andai oltre né chiesi altro. Per me poteva bastare. Non per lui, però, che da quel momento ha sfruttato ogni occasione possibile per attaccare i giornali napoletani cui pure aveva attinto a piene mani dipingendoli come house organ della camorra e strumenti di diffusione della subcultura malavitosa campana. Perché si sia vendicato così, ancora oggi me lo chiedo.

http://www.iltempo.it/mobile/politica/2013/09/23/saviano-ha-copiato-me-e-tanti-altri-cronisti

 

Autocitazioni 2

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Continuando a leggere il libro di Pippo Russo L’importo della ferita e altre storie, si scopre un altro fenomeno curioso, per non dire assurdo. Quasi certamente inedito in narrativa: Federico Moccia cita se stesso e i propri libri nei romanzi che scrive.
Secondo Pippo Russo, questo accade perché, se non fosse Moccia a citare se stesso, non lo citerebbe nessuno.
E anche qui, regolarmente, i dialoghi surreali sembrano recitati dalla vocetta stralunata dell’autore:

2009 Giffoni Film Festival - Day 7«Hai mai letto Moccia?» Sandro entra nei miei pensieri come una bomba a mano.
«No!» Sono l’unica forse che in classe non l’ha letto, ma credo che sia proprio assurdo che uno ci racconti delle storie come le sue.
«E come mai? E’ piaciuto un sacco, soprattutto alle ragazze della tua età!»
«Appunto per questo! Io non capisco perché parla solo di gente bella, senza neanche un brufolo, straricca poi, hanno macchine bellissime, vanno a tutte le feste, vivono in posti fantastici, poi si innamorano e finiscono tre metri sopra il cielo!»
Mi sorride. «Be’, certo alla gente piace il ricco e il bello ma poi c’è dell’altro Carolina, guarda che le cose non stanno proprio così…».
Oh, ma questo che è, un amico di Moccia? «Be’, io la penso così… E poi ho visto il film con Scamarcio…».
«E ti è piaciuto?»
«Lui sì. Il film, insomma…».

*     *     *

«Ho il libro per te, vieni!»
Lo seguo in mezzo agli scaffali.
«Eccolo qua… Tre metri sopra il cielo. Ti piace?»
«Boh, non so. L’ha letto una mia amica e le è piaciuto un sacco… Però poi finisce che si lasciano!»
«Ho capito… ma poi lui nel seguito che si intitola Ho voglia di te capisce che non bisogna restare attaccati a una storia che si è vissuta…».

Amore 14, Feltrinelli, Milano 2008, pagg. 140 e 219

Pippo Russo, L’importo della ferita e altre storie, Clichy, Firenze 2013

 

Autocitazioni

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Leggendo il libro di Pippo Russo L’importo della ferita e altre storie, avverto un fenomeno curioso.
Nel capitolo in cui si esamina l’opera di Giorgio Faletti, tutti i brani di testo riportati, ma proprio tutti, li sento come recitati proprio dalla voce strascicata e vacillante di Giorgio Faletti.
Ad esempio:

365687Appena lo aveva conosciuto, La Fayette era riuscito a soffocare a stento una risata quando si era chiesto se quell’uomo usasse la carta igienica come cache-col tutte le volte che andava a cagare. (…) Malgrado fosse sposato, Quella checca di Jeff aveva un culo che avrebbe potuto fare da galleria per un trenino elettrico e una carnagione bianca che non era mai riuscito a toccare senza provare un brivido di disgusto.

«Quando vivi cercando di rompere il culo al mondo, è inevitabile che prima o poi il mondo rompa il culo a te».

Niente di vero tranne gli occhi, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2004, pagg. 31 e 119


La stessa cosa accade nel capitolo in cui si affrontano i libri di Federico Moccia: i brani riportati mi sembrano letti proprio dalla caratteristica vocetta soft-coatta dell’autore.
Ad esempio:

mocciaPoi più niente. Fuuuuu. Un palloncino pesante che però si allontana verso il cielo. Silenzio. Sempre più lontano. Poi faticosamente i primi cigolii. E’ come se la grande macchina ripartisse. Rumori faticosi, catene non oliate, ingranaggi che stridono, raschiano. Ma riparte. Ecco… Ciuff, ciuff! Come quel treno lontano, lì all’orizzonte che riprende la sua strada, la sua corsa, che aumenta il ritmo, sbuffa, di nuovo, sì, verso i confini lontani, verso i giorni che saranno… Ciuff, ciuff… E sbuffa, sbuffa ancora. E non fermarsi. Non fermarsi. Non fermarsi. E tutti, tutti continuano ad andare avanti. E prima o poi forse riusciranno a dimenticare qualcosa. O forse no. E anche in questo c’è una grande bellezza.

Scusa ma ti chiamo amore, Rizzoli, Milano 2007, pagg. 544-5

da: Pippo Russo, L’importo della ferita e altre storie, Clichy, Firenze 2013

 

Profezie falettiane

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Ma ciò che di davvero fenomenale si trova nei romanzi falettiani sono le ripetizioni di alcuni motivi. Uno fra tutti: quello, originalissimo, del contrasto fra il bianco e il nero e delle «varie tonalità di grigio» che passano fra i due estremi. Esso viene riproposto in ogni variante:

– Erano il bianco e il nero, due categorie estreme, in mezzo alle quali si stendeva una serie impressionante di sfumature di grigio (Io Uccido, pag. 13)
– Jordan era sicuro di non voler sentire altro. Per tutta la vita aveva vissuto nel mondo del bianco e nero che escludeva ogni possibile sfumatura intermedia. Dopo quello che gli era successo era stato suo malgrado proiettato verso ogni possibile sfumatura di grigio (Niente di vero tranne gli occhi, pagg. 232-3)
– Claudio si accorse che avevano perso di colore, che erano diventati un ammasso informe di bianco, di nero e di svariate tonalità di grigio (…) (Pochi inutili nascondigli, pag. 254)
– L’adorazione negli occhi della donna brillava come il suo rossetto, era il secondo particolare colorato di quella storia piena di mille grigi che doveva essere la sua vita (Niente di vero tranne gli occhi, pag. 22)
– Questo posto e questa vita fanno appassire i colori ed è inutile mescolare dei grigi. Più chiaro o più scuro, sempre un altro grigio viene fuori (Appunti di un venditore di donne, pag. 29)
– Solo in quell’auto ferma a un semaforo rosso, acceso come sangue su una lampadina, aleggiava una presenza che aveva il potere di oscurare tutta quella luce e di virare i colori del mondo nelle tonalità opache del bianco e del nero (Io uccido, pag. 96).

Pippo Russo, L’importo della ferita e altre storie, Clichy, Firenze 2013

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Dai brani riportati, si evince come certe ricorrenze nei libri di Giorgio Faletti si siano rivelate infausti presagi:

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Italian politics

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ALTHOUGH Silvio Berlusconi has been convicted by Italy’s highest court, he is still trying to escape justice. His People of Freedom (PdL) movement is part of a rickety coalition government. Though Mr Berlusconi publicly backs the coalition, his people are putting it about that if he gets special treatment, it will survive, and that if he goes down, it will fall.

http://www.economist.com/news/leaders/21583269-having-last-been-convicted-crime-silvio-berlusconi-should-leave-national

 

Cala il sipario

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Duro editoriale del Financial Times dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna a quattro anni per la sentenza Mediaset nel confronti dell’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. “Cala il sipario sul buffone di Roma”, scrive il quotidiano finanziario della City, per il quale “dopo il verdetto il Senato dovrebbe cacciare Berlusconi” che “ha accusato i magistrati di parzialità politica” nei suoi confronti “ma non è riuscito a produrre alcuna prova a sostegno delle sue affermazioni”.

http://www.huffingtonpost.it/2013/08/03/berlusconi-condannato-financial-time-buffone-roma